Gilmozzi suona la sveglia «Bisogna agire»

Italo Gilmozzi parla chiaro: se la crisi comunale dovesse degenerare, è il centrosinistra autonomista ad essere a rischio. «La stagione dei congressi è finita» ricorda il segretario pd «occorre incontrarsi e costruire una visione comune per il 2018». Alla minoranza dem un invito esplicito: «Entrate in segreteria».
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 28 giugno 2016

Il segretario mite, scelto per inaugurare una stagione all’insegna della pacificazione, resta fedele al suo personaggio invitando all’unità fuori e dentro il Partito democratico. Un auspicio, quello di Italo Gilmozzi, che parte però da considerazioni piuttosto disincantate. Primo: «Oggi la coalizione cammina assieme, ma con visioni diverse e ognuno coltiva il suo progetto per il 2018». Secondo: «Se andiamo avanti così nel 2018 rischiamo un’amara sorpresa». Terzo: «Se si arriva alla crisi in Comune e Trento, sarà l’intera coalizione provinciale a essere messa in discussione».

Segretario, per mesi i problemi del centrosinistra trentino sono stati affrontati dicendo «aspettiamo la fine della stagione dei congressi». Con l’epilogo del congressobis del Patt quella stagione può essere considerata chiusa. E ora?

«Ora è il caso di trovarci. Nel frattempo, ho già parlato con Rossi, Mellarini, Gilmozzi e con i socialisti. A breve, vedrò i Verdi, ma non basta. Dobbiamo incontrarci e costruire da subito una comune visione di futuro. Oggi ognuno ha la sua e guarda al 2018 pensando al proprio partito. Non va bene. L’errore più grande che possiamo fare è dare per scontato il rapporto con gli elettori e pensare che sia sufficiente metterci d’accordo all’ultimo momento per dividerci dopo gli assessorati. Sarebbe uno schema fallimentare».

Le recenti elezioni comunali hanno mostrato, come filo rosso, la voglia degli elettori di cambiare «a prescindere» avrebbe detto Totò. In Trentino, il centrosinistra governa da un ventennio.

«Appunto. Abbiamo perso città ben amministrate come Torino e vinto dove non avevamo praticamente mai governato, come a Varese. Abbiamo bisogno di un sogno comune che ci unisca da condividere con la comunità trentina. Diversamente, il rischio è che la gente insegua un altro sogno, anche se magari basato sul nulla. È facile dire no all’inceneritore, alla Tav, alle olimpiadi, salvo poi scoprire che esistono difficoltà oggettive. Servono partiti forti, che oggi non ci sono a partire dal “mio” Pd».

Ora che il segretario è lei, cosa propone?

«Oggi ci sono esponenti del Pd con una loro credibilità sul territorio, ma il partito in quanto tale non ne ha molta. Il frutto di quanto successo in questi anni: molti litigi, poca presenza sul territorio. Per cambiare le cose non so se basterà il 100% delle risorse umane che abbiamo a disposizione, di certo non basterà il 60%».

Lei si è già opposto ad alcune «defenestrazioni» di esponenti della minoranza, ad esempio ha difeso il ruolo di capogruppo di Manica. Propone una gestione unitaria?

«Io non ho dubbi, ho l’umiltà di capire che abbiamo bisogno di tutti e che divisi in maggioranza e minoranza saremo tutti più deboli. Questa umiltà, però va condivisa da tutti, non ci può essere qualcuno che si senta depositario del verbo».

Sta proponendo una gestione condivisa anche degli organi di controllo, compresa la segreteria?

«Sì».

Tornando alla coalizione. Esiste un’area, quella che fa riferimento a Dellai, che sembra in cerca di una nuova casa. Potrebbe essere il Pd?

«Oggi esistono elettori che si identificano nel Pd, nel Patt, nell’Upt. Poi ci sono elettori che si sentono di centrosinistra, ma non particolarmente convinti da uno di questi partiti. Il problema non è avere un rapporto preferenziale con Dellai, o Fravezzi. Si tratta di costruire un partito che possa essere avvertito come una casa anche da questi elettori, compresi quelli che non hanno condiviso le ultime, legittime, scelte dell’Upt».

Una cosa che manca oggi al suo partito?

«Stare tra la gente. Il sogno va indicato alle persone nelle sagre, non agli amici nei salotti. Sono stato all’assemblea del Sait, c’era solo Mario Tonina (Upt, ndr)».

E in Comune? Giusto un vertice solo con i coordinatori cittadini?

«Mi è sembrata una scelta naturale. Certo, se l’esito non dovesse essere positivo, allora, d’intesa col sindaco, si dovrà chiedere anche al livello provinciale di farsene carico. Trento non è solo un Comune. Se salta Trento, il sogno di cui abbiamo parlato ce lo possiamo scordare».

 


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