Trentino, l’accoglienza vale 10 milioni e più di 100 assunti

Quanto valgono i migranti? Economicamente, almeno dieci milioni di euro. Una cifra record che da sola mostra i contorni di una realtà sempre più importante per l’Italia e, non da meno, per il Trentino. Pronta la "Residenza Fersina".
S. Pagliuca, "Corriere del Trentino", 14 gennaio 2016


I numeri
Stimando un’accoglienza di mille persone, a circa 30 euro per migrante al giorno, infatti, il Trentino nel 2016 incasserebbe almeno dieci milioni di euro. Somma che per il 20 per cento sarebbe utilizzata per la gestione delle strutture di accoglienza, per il 30 per cento per il personale addetto alla cura degli immigrati e per il restante 50 per cento per il vitto, l’attivazione dei corsi di italiano, delle tessere per i trasporti e per altri generi di prima necessità. 
Una risorsa, dunque, considerando il peso dell’indotto innescato: a livello di risorse umane, ad esempio, sono almeno 90 le persone attualmente impegnate nel progetto di accoglienza. Progetto che prevede un primo ricevimento al centro di Marco, dove il servizio sanitario si occupa delle le visite mediche, la questura avvia le procedure di identificazione delle persone e le associazioni responsabili iniziano le attività di orientamento sul territorio. Successivamente, si procede al supporto psicologico e legale del migrante che intende fare domanda di protezione internazionale, lo si iscrive al servizio sanitario e ai corsi di lingua e cultura italiana, in attesa che egli venga trasferito in un luogo di seconda accoglienza, il tutto nell’arco di 5 o 6 mesi. 
Un iter tutt’altro che semplice e in alcuni casi ancora molto farraginoso: basti pensare che le associazioni preposte all’accoglienza per avere informazioni su numero, sesso e nazionalità dei migranti in arrivo presso le strutture devono affidarsi agli autisti degli autobus che li trasportano. La ragione? La mancanza di un vero e proprio raccordo con i centri di smistamento disseminati nel resto d’Italia. 
Il trasferimento
Si sa con certezza, invece, quanti saranno i migranti che, entro un paio di settimane, verranno trasferiti nella caserma di via al Desert, già ribattezzata «Residenza Fersina»: 130 in totale, di cui 70 al momento ospitati nei container di Marco e 60 alle Viote, nella speranza che il trasloco nella nuova struttura possa servire anche a rasserenare gli animi. Dopo la protesta per il pollo mancante a Marco, infatti, pare che i profughi dell’ex caserma del monte Bondone, pur di fumare all’interno della struttura, abbiano mandato in tilt due centraline coprendole con indumenti e stracci. Comportamento immediatamente stigmatizzato dalla Lega Nord Trentino e di fronte al quale il Cinformi ha sottolineato: «Qualora si accertasse la veridicità del fatto, si prenderebbero provvedimenti in ordine di gravità o decurtando il pocket money ai soggetti coinvolti, o avviando un richiamo formale o, infine, escludendo i colpevoli dal progetto di accoglienza». 
Assunzioni
Eppure, se seguito con impegno e coerenza, il programma messo a punto in provincia potrebbe davvero offrire ai migranti una seconda opportunità. Ne sono un esempio le 29 persone assunte, dopo un iniziale periodo di tirocinio, nel settore della ristorazione, in agricoltura e in carpenteria. Lavori che, con tutta probabilità, i migranti svolgevano anche in precedenza e che sono riusciti a replicare qui, riempiendo spazi lasciati vuoti dalla manodopera locale. 
Il nodo Merkel
Quanto alle presenze, invece, sempre il Cinformi fa sapere che è inesatto parlare di un Trentino «martire» nell’accoglienza profughi. Per convincersene, basta guardare al Tirolo dove, (quasi) a parità di popolazione, i richiedenti asilo sono 5.900. Appena 949, invece, nella nostra provincia. «Certo, tutto potrebbe cambiare se la Germania decidesse di chiudere le frontiere», riflette infine Pierluigi La Spada, coordinatore del Cinformi: «In quel caso, resterebbero in provincia 800 immigrati più rispetto a quelli che ci sono oggi. E questo sì, sarebbe davvero un problema». 

 


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