70 medici le assunzioni previste. Punti nascita, si assume solo se c'è la deroga del ministero

Zeni spiega: «Con i 9 milioni recluteremo anche altri 40 infermieri e 20 ostetriche. La priorità che abbiamo dato è ai punti nascita e all'urgenza-emergenza, quindi alla necessità di anestesisti, e dunque per questo i primi bandi per i medici riguardano questi comparti. L'apertura solo diurna non è ottimale ma la possibilità di riportarli in funzione per tutte le 24 ore dipende dalla risposta del ministero alla domanda di deroga della Provincia».
L. Patruno, "L'Adige", 18 dicembre 2015

Finalmente si inizia a capire a quante assunzioni di medici e altro personale sanitario corrispondono - nelle intenzioni della Provincia e dell'Azienda sanitaria - i 9 milioni che sono stati stanziati dalla giunta per rimpolpare la struttura e garantire i servizi. Lo ha detto ieri l'assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, fornendo i numeri anche se un po' a spanne: «Con questi 9 milioni che abbiamo previsto per far fronte alla situazione creatasi con l'entrata in vigore della legge sui turni di riposo, l'Azienda conta di riuscire ad assumere tra 60 e 70 medici, circa 40 infermieri e 20 ostetriche, sono numeri che comunque potranno variare in base alle effettive necessità».

«Come abbiamo detto più volte - aggiunge Zeni - la priorità che abbiamo dato è ai punti nascita e all'urgenza-emergenza, quindi alla necessità di anestesisti, e dunque per questo i primi bandi per i medici riguardano questi comparti, ma con i 9 milioni, che si sommano ai 444 milioni che investiamo ogni anno, intendiamo fare fronte alle necessità di personale che riguardano anche altri settori della sanità trentina». L'assessore risponde così ai sindacati dei medici ospedalieri che mercoledì, nel giorno dello sciopero nazionale, avevano parlato della necessità di almeno «100 assunzioni» di medici, vista la carenza, come ha sottolineato Romano Nardelli del sindacato Anaao di «professionisti in tutti i settori, dai nefrologi ai gastroenterologi» perché «non stiamo parlando solo dei punti nascita e dei ginecologi».

Ma la presa di posizione dei sindacati dei medici trentini e con loro del presidente dell'Ordine provinciale, Marco Ioppi, molto dura sulle scelte di politica sanitaria fino ad ora adottate dalla Provincia e dall'Azienda definite addirittura «folli», rimarcando la mancanza di sicurezza nei piccoli punti nascita, ha mandato su tutte le furie il giovane assessore Zeni che ha replicato sottolineando che: «In Trentino gli scioperanti nella dirigenza medica sono stati 114, pari al 13,16%». Come dire che vista la scarsa adesione le voci dei sindacati non sono poi così rappresentative dei medici trentini.

«I sindacati medici - sostiene l'assessore Zeni - hanno utilizzato strumentalmente lo sciopero nazionale per alimentare polemiche sui temi legati alla sicurezza della sanità in Trentino. Dobbiamo stare molto attenti. Io vorrei ringraziare le migliaia di professionisti sanitari che ogni giorno lavorano e con i quali ci confrontiamo per garantire che il Trentino sia ai primi posti per qualità in Europa. Purtroppo alcuni esponenti sindacali utilizzano la polemica per avere visibilità politica e questo non dovrebbe accadere soprattutto se si parla di sicurezza. Il personale dovrebbe garantire la giusta percezione del livello della nostra sanità. L'appello è a non agitare lo spauracchio di una presunta mancanza di sicurezza. Chi continua a usare il tema della sicurezza per alimentare polemica e ottenere facile visibilità non riconosce il ruolo delle leggi e delle istituzioni e contribuisce a una confusione che mina la fiducia nel sistema sanitario da parte dei cittadini. Le rivendicazioni sindacali fanno parte del gioco, ma non si strumentalizzi il tema».

L'assessore vuole infine respingere l'accusa di una mancanza di programmazione e di una certa confusione su come fare fronte alla riorganizzazione legata alla nuova norma sui turni di riposo dei medici. «Nel breve periodo - sostiene - è stato naturalmente necessario ricorrere ad una rimodulazione organizzativa che consentisse, a fronte della mancanza fisica di personale medico, in particolare di anestesisti, di garantire nel modo migliore possibile la continuità delle prestazioni sanitarie. Contemporaneamente la Provincia si era assunta l'impegno di provvedere quanto prima a ripristinare la presenza continuativa degli anestesisti in tutti gli ospedali periferici, perseguendo in questo modo il ritorno a ad un'operatività completa di tutti gli ospedali provinciali». E, perciò, riguardo alla decisione di riportare gli anestesisti negli ospedali periferici nel fine settimana dopo averli tolti solo poche settimane fa dice: «Non vi é stata quindi nessuna marcia indietro».

 

«Punti nascita, si assume solo se c'è la deroga del ministero»


Le assunzioni di anestesisti e soprattutto ginecologi e neonatologi/pediatri nei quattro punti nascita a rischio di Cles, Cavalese, Tione ed Arco, per i quali sono stati pubblicati i bandi di concorso, sono sub iudice : si procederà infatti solo a fronte dell'ottenimento della deroga del ministero della Salute all'accordo Stato-Regioni, che prevede il requisito minimo di 500 parti l'anno. Altrimenti - come doveva apparire ovvio fin dall'inizio - le assunzioni non si faranno (salvo qualche anestesista per il pronto soccorso) perché i punti nascita senza deroga verranno chiusi. Lo ha detto ieri - per la prima volta chiaramente - l'assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, in consiglio provinciale, nel corso della discussione di un ordine del giorno - poi emendato d'intesa con Zeni e approvato - che era stato presentato da Maurizio Fugatti (Lega nord) proprio sul futuro dei punti nascita. L'ordine del giorno, oltre a chiedere di ripristinare la presenza sulle 24 ore degli anestesisti negli ospedali periferici, impegna la giunta «a ripristinare il prima possibile, anche attraverso le assunzioni previste con le procedure concorsuali in corso, l'apertura H24 dei punti nascita negli ospedali di Arco, Tione, Cles e Cavalese nel rispetto dei parametri di sicurezza previsti dalla normativa nazionale».


Zeni ha risposto a una specifica domanda dell'ex assessora alla salute Donata Borgonovo Re, che è intervenuta in aula dicendo di condizionare il suo voto favorevole all'ordine del giorno proprio al chiarimento se con le parole «ripristinare il prima possibile l'apertura H24 dei punti nascita» negli ospedali sotto soglia si intendesse dire «solo dopo l'ottenimento della deroga, se mai verrà data, dal ministero della Salute». L'assessore ha detto di sì. «Già all'indomani del 25 novembre - ha precisato - avevo annunciato il mio impegno a procedere alle assunzioni di anestesisti, ginecologi e pediatri per ripristinare la piena funzionalità dei punti nascita perché l'apertura solo diurna non è ottimale ma la possibilità di riportarli in funzione per tutte le 24 ore dipende dalla risposta del ministero alla domanda di deroga della Provincia».


«I bandi sono stati fatti - ha aggiunto - per i singoli punti nascita di Tione, Arco, Cles e Cavalese e non su base provinciale perché riteniamo che questo renda più facile eventualmente prorogare i termini di un mese (il termine è ora il 30 dicembre, Ndr.) nel caso di poche domande senza dover rifare il bando dopo tre mesi così si accelerano le procedure. Queste sono legate alla deroga. Appena sarà pubblicato il decreto del ministro Lorenzin potremo inviare la domanda di deroga per i nostri punti nascita e il ministero dovrebbe rispondere entro 3 mesi i tempi dunque dovrebbero coincidere con le procedure di concorso. È chiaro - ha concluso Zeni - che se lo Stato non dà la certificazione di sicurezza di uno o più punti nascita dovremo chiudere i punti nascita non certificati».

 


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