Congresso Pd, il manifesto di Civico e Borgonovo

Assemblea con Plotegher e Nicoletti: «Non smetteremo di dire ciò che pensiamo». La disoccupazione dei giovani, i profughi «su cui non si può fare ragioneria», dirigenti «che non si nascondono dietro alla politica», la centralità di ricerca e università, una legge contro l’omofobia, la moschea per i musulmani, l’attuazione della legge per integrare sinti e rom, il recupero dei carcerati.
C. Bert, "Trentino", 6 dicembre 2015

Ma nel «manifesto» che Mattia Civico lancia all’assemblea di Piedicastello, dove con Donata Borgonovo Re, Michele Nicoletti e Violetta Plotegher ha chiamato a raccolta l’area critica del Pd, ci sono anche i temi che in questo momento dividono i Dem e che agitano il centrosinistra autonomista: la sanità di qualità e non a tutti i costi sotto casa, la sanità integrativa «ma non sostitutiva o a vantaggio solo dei privati», le case di riposo.

Un manifesto che rispolvera il «We care» veltroniano. Donata Borgonovo Re si commuove: «È il senso del lavoro che ci aspetta». «Ci muoviamo in un mondo complesso e a volte imutilmente crudele, dove la politica è anche ricerca del consenso a tutti i costi. Ma abbiamo la tenacia per tornare a nutrire il Pd». Assicura che «le uniche correnti che conosco e aborro sono le correnti d’aria» e ai compagni di gruppo e di partito dice: «Non c’è riconciliazione senza verità». La «ferita profonda» della sua cacciata dalla giunta brucia ancora: «Non lavoriamo contro un nemico ma siamo contro una sanità che bada al consenso e non alla qualità. Per dire qualcosa di sinistra dobbiamo tornare a rischiare». In sala ci sono una novantina di persone, qualche medico (il neurologo Daniele Orrico e il cardiologo Giuseppe Vergara), nessun big del partito oltre ai relatori.

Aspettavano Alessandro Olivi, invitato a metà settimana (per evitare forse che l’iniziativa fosse bollata come incontro di corrente) ma che alla fine ha preferito andare a Milano alla presentazione dello stand trentino alla fiera dell’artigianato. Assente anche il segretario Barbacovi. Il vicepresidente della Provincia spiega che avrebbe partecipato volentieri «per testimoniare che un grande partito non vince costruendo barriere ma legittimando le sensibilità che lo compongono e che la dialettica interna non deve essere escludente». Intanto ha fatto sapere, via interviste, di essere pronto - in caso di uno scontro fratricida tra le vecchie correnti - a lasciare la giunta per candidarsi alla segreteria. Un messaggio che aveva già lanciato dopo la sua Leopolda dello scorso febbraio e che oggi, nonostante in tanti si affannino a dire il contrario, suona come l’avvio di una lunga fase congressuale che si concluderà a primavera e che dovrà decretare una linea politica del Pd che da tempo non si vede. Sui progetti di Olivi, dal Patt Lorenzo Baratter punge: «Saremo tutti molto contenti se nel Pd finalmente trovassero una via unitaria per il bene del Trentino».

Per ora siamo al confronto a distanza. «Non possiamo rinunciare a dire quello che pensiamo e se un collega si sottrae al confronto e decide con altri, va richiamato, e se ho delle competenze pretendo di dire la mia», avverte Civico con un riferimento neanche velato all’assessore alla sanità Luca Zeni. Gli dà man forte Violetta Plotegher: «Che Pd è quello in cui non posso esprimere il mio pensiero perché vengo tacciata di essere contro qualcuno che nel merito non mi risponde?». «Non diciamo nulla su chi ha tanto, forse troppo - incalza l’assessora regionale - e invece con chi perde il lavoro si fa un uso strumentale della fragilità». Ce n’è anche per il governatore Ugo Rossi. «Il Pd non ha mai fatto mancare un voto alla maggioranza, il presidente guardi in casa del suo partito prima di dare pagelle e garantisca la stessa lealtà», attacca Civico. Rassicura Michele Nicoletti: «Non intendiamo andare da un’altra parte, ma Rossi ha sbagliato quando il Pd ha chiesto una verifica politica e lui si è rifiutato. Non ha rispettato gli elettori e non ha avuto senso di coalizione». Quella coalizione che, secondo il deputato, il Pd deve incalzare, a partire dai diritti dei più deboli: «La legge sull’omofobia ancora non c’è, come non c’è il garante dei detenuti. Il Pd deve servire a questo, non chiudersi nelle beghe interne». Ennesimo appello che, c’è da scommettere, non sarà l’ultimo.

 

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TRENTO Un Pd critico, attento ai bisogni degli ultimi più che a quelli dell’economia. Un Pd che non vuole essere subalterno agli alleati e convinto di avere una verità da comunicare. È questo il partito descritto ieri mattina a Piedicastello dai Demo, la «non corrente» che ha lanciato per bocca di Mattia Civico il proprio manifesto politico. Con lui Donata Borgonovo Re, probabile candidata al congresso, l’assessora regionale Violetta Plotegher e il deputato Michele Nicoletti. Un’ottantina le persone in sala. 


Al parlamentare il compito di introdurre l’incontro: una breve, ma efficace sintesi degli ultimi anni, con la «defenestrazione» di Borgonovo Re come acme narrativa. Il fatto che Rossi abbia ignorato la richiesta del Pd di avviare un confronto di maggioranza dopo l’allontanamento dell’assessora «vuol dire non rispettare gli elettori e non avere spirito di coalizione». «Basti pensare — ha aggiunto riferendosi per contrasto allo spirito di coalizione del Pd — alle elezioni politiche» in cui la ripartizione dei parlamentari eletti dalla coalizione non fu proporzionale ai voti del Pd. Fin qui l’oggettiva sproporzione tra il peso elettorale e quello decisorio del Pd. Si è saliti di livello con l’intervento di Plotegher. Per l’assessora regionale al welfare «la nostra è una narrazione incentrata sul far di conto e non sull’orientamento al senso». «Non basta che il reddito medio sia alto, a me interessa chi ha meno. Mi interessa capire se — e la risposta appare negativa — le risposte ai disagi aumentano, o diminuiscono». È poi tornata più volte a criticare «il principio della condizionalità» nel welfare, l’idea che la comunità ti aiuta a condizione che tu faccia qualcosa, che dovrebbe essere sostituito «dal principio di reciprocità», ti chiedo di aiutare a tua volta gli altri. Dura la critica alla maggioranza e ad alcuni colleghi del Pd quando Plotegher ha citato una lezione di Hanna Arendt sul processo ad Eichmann: «Chi rinuncia al suo pensiero, rinuncia alla sua umanità. Che Pd è quello in cui non posso esprimere il mio pensiero?». Citazione «un po’ forte» che accosta i «governativi» al ragioniere dello sterminio, che «per obbedire agli ordini» organizzò la fase finale dell’olocausto. 


L’intervento centrale è stato quello di Civico, immediatamente giudicato «il manifesto» del gruppo. La metafora di partenza è quella di San Cristoforo che si carica un bambino sulle spalle e affronta la corrente del fiume per portarlo dall’altra parte: un santo che aiuta una persona non autosufficiente a farcela nonostante la cattiveria della vita e del momento. «Disciplina e onore» sono i valori di riferimento. La disciplina è quella «che non ha fatto mancare un solo voto del Pd in consiglio». Non così il Patt. «Il presidente, prima di dare a noi pagelle, guardi in casa propria. E porti rispetto: perché fino a prova contraria siamo noi ad aver chiesto ai cittadini di avere fiducia in lui, e non viceversa». Onore è invece la possibilità di dissentire, perché «se su un tema ho competenze e convinzioni pretendo di poterle mettere a disposizione del mio partito. Troppo spesso le questioni invece si risolvono nel silenzio e a suon di delibere. La cieca fedeltà è quella cosa che induce il cane a portare le ciabatte al proprio padrone. Un Pd servo non serve». Poi il manifesto vero e proprio. Le cose che «mi interessano» (il vecchio «I care»): la disoccupazione giovanile, la dispersione scolastica, 60 milioni di profughi nel mondo, «che ai vertici delle nostre agenzie provinciali vi siano persone affidabili e responsabili, che non si nascondono dietro alla politica», la possibilità di pregare il proprio dio in un luogo bello, la centralità di università e ricerca, i diritti degli omosessuali, «che si lavori alla sanità integrativa, purché non sia sostitutiva o a vantaggio solo dei privati». L’elenco è molto lungo, breve la conclusione: «A me importa che il Pd prenda esempio da San Cristoforo e si carichi sulle spalle la propria comunità». 

Borgonovo Re si è dovuta asciugare le lacrime prima di cominciare. «Il congresso individuerà il disegno di futuro. L’elenco di Mattia è il manifesto da cui dobbiamo partire». Anche per Borgonovo «c’è bisogno di costruire pensiero», «un Pd subalterno non serve», «noi non siamo contro un nemico, ma per, anche se essere per una salute di qualità significa essere contro una sanità a fini elettorali». Per guardare al futuro «non bisogna avere paura del cambiamento, né di rischiare». In ogni caso, assicura Borgonovo Re, quella che si è riunita ieri non è una corrente. «Le uniche correnti che conosco e che aborro sono le correnti d’aria». 

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