«È giusto cambiare se per migliorare»

Dopo il momento di difficoltà e dopo incontri, parole, discorsi, promesse, è il momento di lavorare. Poi, più avanti, si ripenserà a quanto detto in questi ultimi giorni. Tradotto: nel prossimo mese, al netto delle varie vacanze, il Comune voterà unito e compatto (anche se il rischio di qualche franco tiratore resta) bilancio e delibere. Fatto questo, si farà il rimpasto. Rimpastino o rimpastone, lo sa solo una persona.
M. Lunelli, "L'Adige", 28 novembre 2015


Sindaco Andreatta, rifarebbe le scelte fatte a maggio dopo la vittoria elettorale?
«Se le ho fatte allora è perché ne ero profondamente convinto, perché c'era un progetto condiviso. Io mi interrogavo già dopo un mese sulle scelte, come è normale che sia. Ho avuto molti riscontri positivi su questo primo semestre di lavoro della giunta. Comunque ritengo che il problema non sia lì». 
Eppure è parso che l'origine del momento di crisi fosse proprio legata alla composizione della giunta. 
«Siamo all'interno di un percorso, molti consiglieri sono nuovi e giovani e molte persone della giunta sono nuove e giovani: in tutte le esperienze della vita ci deve essere un inizio, un momento di preparazione. Noi lo stiamo vivendo, abbiamo investito su forze fresche in tutto il consiglio e forse stiamo un po' pagando questa inesperienza».
Ma il rimpasto si farà? 
«Ho ricevuto tante proposte di cambiamento e modifica. Le ho ascoltate tutte e ora ci rifletterò e ci penserò con attenzione. Ritengo che non sia sbagliato cambiare se serve per migliorare: se, nel rispetto di ogni forza politica e del nostro programma di maggioranza, deciderò di cambiare sarà quindi perché mi sarò convinto che si migliorerà. A dicembre, però, c'è l'impegno del bilancio e una serie di delibere molto importanti: dedichiamoci al nostro lavoro uniti e intanto io rifletterò su tutto quello che mi è stato detto». 
Gli incontri di questi giorni, soprattutto quelli non ufficiali, sono stati utili e positivi?
«Uno degli aspetti positivi di quello che definirei un incidente di percorso è che i rapporti sono diventati più stretti. Ho apprezzato gli incontri con i gruppi, i capigruppo, i vari esponenti. Ci siamo detti che dobbiamo portare avanti il progetto del centro sinistra autonomista, con i nostri valori e le nostre idee valorizzando le risorse che ci sono e le tante competenze presenti. Adesso bisogna accelerare e non andare avanti con accuse e rancori: la politica è fatta di mediazioni. Ho notato, già dalla scorsa legislatura, che è molto sentito il rapporto tra la giunta, che ha un ruolo esecutivo, e il consiglio, che invece deve dare l'indirizzo: in questo ci vogliono pazienza e fiducia, non contrapposizione». 
Se tutto questo non dovesse accadere quale sarebbe il rischio? 
«Di consegnare la città al centro destra. E credo che nessuno dei 25 di maggioranza lo voglia».
Nell'occhio del ciclone, o meglio nel mezzo del fuoco amico, ci è finito lei: quali critiche le sono state rivolte nei vari incontri?
«È strano: qualcuno mi ha accusato di essere troppo decisionista mentre altri mi hanno chiesto di essere più decisionista. Io ho percepito le difficoltà che c'erano e ho fatto degli errori, come tutti. Nulla è mai stato compromesso e, a parte qualche piccola questione, non ho avuto accuse nel merito ma nel metodo: nel futuro costruiremo percorsi politici per avvicinarci alle delibere con anticipo affinché tutti le condividano e le sentano proprie». 
E le votino in maniera compatta. 
«E le votino tutti, certamente. Il metodo va un po' aggiustato ma io credo nella collegialità. Abbiamo parlato molto in questi giorni. Non è detto che da questo momento di crisi non possa nascere qualcosa di migliore. Ora è giunto il momento di chiudere questo capitolo, rimboccarci le maniche e lavorare. Nel frattempo rifletterò con calma».
E poi, qualcosa e soprattutto qualcuno, cambierà.


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