#ROVERETO - Welfare, da spesa a risorsa economica società

GEROLA: "Il futuro dell'welfare? Meno assistenzialismo e più coinvolgimento della comunità. Della serie: ognuno si prenda cura del suo vicino di casa, ognuno sia consapevole che oltre ai diritti ci sono i doveri e, soprattutto, l'ente pubblico capisca le esigenze e i disagi non degli ultimi - già «mappati» - e nemmeno dei penultimi ma dei terzultimi, colore che sono precipitati nella povertà per colpa della crisi ma si vergognano a chiedere aiuto". Questa sera 20.15 c/o sede PD in via Tartarotti l'incontro pubblico con l'Assessora BORGONOVO RE.
"L'Adige", 29 aprile 2015

Parole non certo di un filosofo ma di un amministratore. 
A spiegarlo è infatti Fabrizio Gerola, assessore alle politiche sociali, promotore del «Piano per lo sviluppo del capitale e della coesione sociale» votato da tutto il consiglio comunale.
Il lavoro da fare, chiaramente, è ancora lungo ma in questi cinque anni sono state gettate le basi per sostenere lo stato sociale «senza ricorrere all'assistenzialismo e coniugando pubblico e privato. Ma, soprattutto, coinvolgendo le persone che non sono individui ma membri di una comunità attiva e solidale».
Spesso, infatti, si tende a identificare l'aiuto sociale da parte di un Comune o dello Stato con la mera elargizione di soldi. «Non è più possibile. - spiega Gerola - Non è solo un fatto di spesa ma anche di correttezza e aiuto reciproco. Penso, per esempio, ai progetti di coinvolgimento dei lavoratori espulsi dal mercato ripresi con l'Intervento 19. A Rovereto siamo quelli che li impiegano di più: 79 contro 48 di Trento. Si tratta di restituire dignità perché il lavoro è dignità».
Il Piano, ovviamente, non può essere una pezza a breve termine ma una programmazione di ampio respiro. E l'ente pubblico deve avere ben chiara l'evoluzione demografica. Attualmente, in città oltre la metà dei residenti vive da solo (37%) o al massimo in coppia (28%). Gli anziani, poi, sono un quinto della popolazione e, il dato più drammatico, il 67,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è inattivo. «Purtroppo è diminuita la capacità delle famiglie di occuparsi degli anziani e dei ragazzi».
La politica sociale di Fabrizio Gerola in questi anni si è basata sul fattore «erre»: rigenerare, rendere e responsabilizzare. Significa non tagliare risorse ma spenderle meglio. Come? «Investendo in progetti mirati che contemplino una collaborazione con gli assistiti. Questo sistema, tra l'altro, dimostra che ci si guadagna. Con i nonni vigile per ogni euro che esce rientrano 20 centesimi in più: si dà un lavoro a chi l'ha perso e, affidando i servizi ad una ditta privata, ci sarebbero maggiori uscite».
E i tagli di fondi provinciali? «Abbiamo integrato il budget sociale con 450 mila euro evitando così le liste d'attesa».
Entrando nel dettaglio, i progetti vincenti di questo nuovo modo di intendere il welfare sono stati molti, «ma tanto c'è ancora da fare, sono programmazioni lunghe. Per il resto sno stati coinvolti gli utenti che hanno messo a disposizione di altri le capacità artistiche, relazionali e manuali. Ma si sono pure avviate attività di autofinanziamento come la Riciclofficina: sistemando bici vecchie e rivendendole si sono sommati ai 40 mila euro del Comune altri 30 mila di incassi e si è riusciti ad ampliare il progetto e pure il numero di soggetti coinvolti. Per la famiglie, invece, si sono avviati centri diurni di relazioni genitori-figli che, col tempo, saranno autogestiti e dunque a costo zero. Come per gli anziani soli dei vari quartieri, con l'invito ai vicini di casa di aiutarli nello sbrigare pratiche burocratiche, andare dal medico o semplicemente facendo loro compagnia. Ma abbiamo messo in campo anche il progetto Emergenza Freddo e altre pratiche che hanno creato quella rete sociale indispensabile per una comunità viva e giusta».


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