Fusioni: 54 Comuni allo sprint finale

Ad oggi, sono 54 i Comuni trentini coinvolti in processi di fusione. C'è chi è partito per tempo e ha già approvato le delibere di indizione dei referendum in Consiglio comunale. Altri lo faranno la prossima settimana. Altri ancora, ed è una vera e propria lotta contro il tempo, entro il 3, 4 marzo. Le ultime sedute utili per avere poi a disposizione alcuni giorni, prima del termine ultimo - il 10 marzo - per la raccolta delle firme.
D. Sartori, "L'Adige", 22 febbraio 2015


Supporto degli elettori.
La nuova legge regionale sugli enti locali, approvata in dicembre, ha modificato il quadro normativo. In primo luogo, ha abbassato il quorum nei referendum per la fusione, per agevolarne la riuscita, portandolo dal 50% al 40% degli aventi diritto. Ha quindi aperto la «finestra», entro il 10 marzo appunto, di cui i Comuni interessati possono approfittare per indire i referendum. La questione ha una dimensione materiale: se ci riusciranno, i 54 Comuni coinvolti potranno beneficiare di un sostegno finanziario (contributi per 20 anni e non per 10, congelamento dei tagli sui trasferimenti provinciali per tre anni e meno vincoli in caso di nuove assunzioni) che i Comuni che procederanno in futuro con le fusioni non avranno. La legge, però, prevede che la richiesta di indizione del referendum approvata dai Consigli comunali e che va recapitata al Servizio autonomie locali della Provincia entro il 10 marzo, debba avere il supporto di almeno il 15% degli elettori (non conteggiando però gli aventi diritto che risiedono all'estero, cioè gli iscritti all'Aire). Tempi stretti, dunque.
Riduzione del numero.
Nulla è da dare per scontato, data l'esperienza degli ultimi referendum, falliti per una manciata di voti: sedici voti mancati a Castel Condino per la nascita del Comune di Borgo Chiese con Cimego, Condino e Brione, e tre a Malosco per la costituzione del Comune di Altanaunia. Ma se tutti andassero a buon fine, i 54 Comuni diverrebbero 19, portando il Trentino, dal gennaio 2016, ad avere 173 Comuni, rispetto ai 223 di pochi anni fa e ai 210 attuali.
Anche Comuni non contigui.
In Val di Non, vanno verso la fusione sette Comuni: Don con Amblar, Nanno con Tassullo e Tuenno e, novità degli ultimi giorni, Terres con Cunevo. Questi due Comuni, per altro, faranno da battistrada. Sono i primi, non contigui, ad andare a fusione (Flavon, che sta nel mezzo, s'è tirato indietro): una eccezione ammessa dalla nuova legge regionale.
Nelle Giudicarie, i Comuni coinvolti sono sei in Rendena ( Strembo, Bocenago e Caderzone tra loro, Villa Rendena, Darè e Vigo Rendena nella bassa valle), cinque nella «Busa» di Tione (Montagne con Ragoli e Preore, Zuclo con Bolbeno) e sette in valle del Chiese: i tre che non ce l'hanno fatta in dicembre per il Borgo Chiese (Condino, Cimego e Brione), più Roncone, Lardaro, Bondo e Breguzzo. Anche in questo caso, si registra un inedito: a Breguzzo è venuto meno il Consiglio comunale e dunque sarà il commissario, che la Giunta provinciale nominerà lunedì, a decidere sul referendum e a garantire le firme di supporto.
In valle dei Laghi, sono intenzionati a fondersi Lasino e Calavino ed inoltre Terlago con Vezzano e Padergnone. Da solo ha scelto di restare Cavedine. In Vigolana, i quattro Comuni di Vattaro, Vigolo Vattaro, Centa S.Nicolò e Bosentino sono determinati. Così come Villa Agnedo, Strigno e Spera in Bassa Valsugana e i tre Comuni del Tesino ( Castello, Pieve e Cinte). In Primiero, sono coinvolti quattro degli otto Comuni: Tonadico, Fiera di Primiero, Transacqua e Siror. L'incognita è proprio Siror dove l'amministrazione, prima di deliberare, vuole un «parere generale» dei censiti, di fatto un pre-referendum.
In Alta Valsugana, invece, hanno cominciato a ragionare tra loro anche i Comuni mocheni di Fierozzo, Frassilongo e Palù del Fersina, ma quelli che realisticamente ce la possono fare sono Civezzano e Fornace. Ha perso terreno, infatti, l'ipotesi del «Comune del porfido» tra Fornace, Albiano e Lona Lases. In valle di Cembra, infatti, il progetto è quello della fusione tra Albiano e Lona Lases, anche se con il voto contrario del sindaco Marco Casagranda che nemmeno vorrebbe convocare il consiglio comunale. In destra Avisio, sono due le fusioni previste: quella tra Cembra e Lisignago e, in alta valle, quella tra Faver, Valda, Grumes e Grauno.


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