Tonini: «Non sarà un presidente da effetti speciali»

«Non sarà un presidente della Repubblica da effetti speciali. Non cerchiamo giganti, ma neanche fantocci. Renzi ha imparato che avere un interlocutore autorevole com’è stato Napolitano è una risorsa imprescindibile per chi governa». Giorgio Tonini, senatore renziano e componente nella segreteria Pd, tratteggia così il profilo del nuovo capo dello Stato che dovrebbe essere eletto la prossima settimana.
C. Bert, "Trentino", 27 gennaio 2015


Senatore Tonini, lei ha usato un’espressione per descrivere le manovre in atto per il Quirinale, “stiamo nuotando nello yogurt”. Certe liturgie non dovevano far parte del passato? Sempre più si vede come questo metodo di elezione del presidente della Repubblica sia anacronistico. In un tempo in cui i cittadini ci chiedono trasparenza e partecipazione, questo metodo è all’insegna dell’opacità e delle decisioni di vertice. Assomiglia al conclave per l’elezione del papa, che per altro ora è preceduto dalle congregazioni. Noi questa fase di dibattito pubblico non l’abbiamo: si vota in parlamento ma tutto ciò che porta al voto si svolge nei corridoi del palazzo. Del resto non c’è nemmeno un luogo dove formalizzare le candidature. La contraddizione è data dal fatto che dobbiamo eleggere un presidente super partes ma che ha anche una funzione eminentemente politica. Occorre trovare una modalità nuova che non necessariamente è l’elezione diretta.
Il Pd riuscirà a restare unito? Dal ’48 a oggi l’elezione del capo dello Stato è sempre stato un passaggio di altissima turbolenza nelle coalizioni e nei partiti, a partire dalla Dc. Io credo che il Pd reggerà alla prova, dovrà prevalere la saggezza. Non possiamo piegare l’elezione del Presidente della Repubblica a obiettivi politici di corto respiro.
Allude alla minoranza Pd che punta ad un’alleanza con Sel e chiede un presidente NN, «non Nazareno», contro l’asse Renzi-Berlusconi? Venerdì abbiamo fatto la segreteria Pd e Renzi ha escluso che sarà un presidente del patto del Nazareno. Sarà una figura che tiene unito il Pd, perché senza i nostri 450 voti il presidente non si elegge, ma che sia votabile da uno schieramento più ampio, perché da soli i voti del Pd non bastano. Ma guai a pensare a un presidente contro Berlusconi, sarebbe un errore drammatico.
Per esempio Prodi? Romano Prodi ha tutte le caratteristiche per essere un ottimo presidente della Repubblica ma chi lo invoca in una logica contro, lo utilizza per un’operazione sbagliata.
Renzi aveva promesso una «sorpresa». Ci sorprenderà? Sul presidente della Repubblica non si gioca e Renzi non intende giocare questa partita con effetti speciali. Serve una personalità con statura e capacità politica tali da svolgere una funzione delicatissima, garante dell’unità nazionale, capace di parlare al Paese. Vede il prossimo presidente tra i nomi circolati fin qui? Io penso di sì. Non esiste un superman, serve una persona con requisiti politici, intellettuali e morali. Senza cercare giganti.
C’è anzi chi dice che il premier cercherà qualcuno che non gli faccia ombra. Renzi ha imparato che avere un interlocutore autorevole com’è stato Napolitano è una risorsa imprescindibile per chi governa, tanto più quando bisogna fare riforme impopolari. Sa che non può mettere lì una personalità di secondo piano, sarebbe sbagliato per il Paese e il parlamento non voterebbe un fantoccio.
Si parla tanto di Anna Finocchiaro... L’Italia è pronta per una donna al Quirinale? Assolutamente sì. Se è donna meglio, perché sarebbe un elemento di novità. Ma naturalmente non si cerchi un presidente purché sia donna.
In Trentino si è vissuto un braccio di ferro tra Rossi e il Pd sull’elezione dei grandi elettori. È un problema che nella delegazione non ci sia un esponente Pd? A mio avviso c’è stata una forzatura da parte di Rossi soprattutto. I due governatori avrebbero fatto meglio a concordare di più la scelta con le forze di maggioranza. Detto questo le persone scelte sono di grande valore e non ho dubbi che Avanzo e Widmann concerteranno con il Pd il loro voto, così come i parlamentari del Patt e della Svp, cercando di sostenere un presidente che abbia nel suo Dna qualche attenzione per le autonomie. Mi preoccupa di più vedere come questa vicenda sia stata il detonatore di un problema più profondo nella coalizione.
Pd e Rossi sono ai ferri corti. Come se ne esce? Bisognerà dedicarsi a un chiarimento e a un rilancio della coalizione e delle priorità di governo. A maggior ragione in un momento in cui la nostra autonomia va ripensata alla luce della riforma costituzionale, non possiamo sottrarci a questo confronto. Sarebbe una follia disperdere il patrimonio di consenso e di esperienza positiva costruita in questi anni tra Pd, Upt e Patt. 


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