S.Michele, una grande prova del Pd

La vicenda relativa alla presidenza della Fondazione Mach di San Michele all'Adige, al di là di come andrà a finire, richiama fin d'ora alcune considerazioni di carattere generale di natura sia politica che istituzionale. Innanzitutto va rilevato, de iure condendo, come l'attribuzione all'organo esecutivo (o addirittura a quello monocratico) del potere di nomina in taluni delicati settori del sistema pubblico, palesi alcune rilevanti contraddizioni.
Alessandro Branz, "L'Adige", 12 novembre 2014


Con riferimento alla stessa funzionalità, in questo specifico caso, della natura "rappresentativa" della democrazia trentina, dato che al legislativo è riconosciuta una funzione meramente consultiva, per quanto importante. Ma vorrei soffermarmi con maggiore attenzione sull'aspetto politico della vicenda ed in  particolare sul ruolo esercitato dal Partito democratico.

A me pare che la ferma presa di posizione del partito e soprattutto della sua segretaria, denoti un salto di qualità che, ad una lettura superficiale, potrebbe sfuggire. Infatti il Pd trentino è intervenuto nella vicenda ribadendo con forza alcuni principi e valori di fondo, che fanno parte integrante del bagaglio di una sinistra moderna (e non solo): mi riferisco al principio di eguaglianza, ma anche a quello di trasparenza e professionalità nell'esercizio delle funzioni pubbliche. Sono valori e principi che la cittadinanza, anche quella trentina, sente profondamente come appartenenti alla propria civicness, al proprio capitale sociale ed al proprio essere "comunità".

Per cui il Pd, facendosi interprete di queste istanze, ha non solo rivendicato l'esistenza di una concezione "progressista" e "coerente" dell'autonomia trentina, ma ha anche contribuito ad alimentare e valorizzare il dibattito pubblico su questi temi, uscendo dalle secche di una contrapposizione tra ciò che populisticamente vuole la "gente" e posizioni di mera conservazione da parte del ceto politico. Insomma: il Pd ha non solo immesso nella sfera pubblica una serie di valori e idee che dovrebbero contribuire positivamente a ridefinire ed affinare la percezione che l'opinione pubblica ha su questi temi (il c.d. "senso comune"), ma si è anche proposto come anello di congiunzione e raccordo tra società ed istituzioni, svolgendo una funzione che era propria dei grandi partiti di massa e che oggi deve -a mio parere- essere riproposta, ovviamente con modalità nuove ed adeguate ai tempi.

In tal senso rilevo un'interessante differenza tra questo approccio ed il modello di partito che Renzi (nella duplice veste di segretario del Pd e Presidente del Consiglio) avanza a livello nazionale. Infatti affinché il dibattito pubblico su temi di interesse generale possa essere valorizzato pienamente, è opportuno che le idee e le opinioni che un partito propone siano chiare e leggibili, senza naturalmente cadere nel settarismo. E ciò al fine di favorire un confronto aperto ed esaustivo fra posizioni diverse, nell'intento di giungere ad una maturazione complessiva del sistema, nella sue varie articolazioni politiche, sociali ed istituzionali.

Invece, a mio parere, il "partito della nazione" proposto da Renzi va in tutt'altra direzione: infatti dal momento che la preoccupazione principale pare essere di natura "elettoralistica", vale a dire quella di costruire una maggioranza il più ampia possibile, l'obiettivo più importante risulta quello di "allargare" al massimo i confini dello schieramento, aprendo indistintamente e senza preoccupazioni di coerenza sia a destra (verso le posizioni moderate), sia a sinistra (verso le posizioni più radicali). Resta da vedere se sia più premiante tale prospettiva o, alla lunga, l'elaborazione di una piattaforma chiara e coerente di idee, spesso tacciata (ad arte) di rincorrere posizioni "identitarie". Ma anche questo è argomento di dibattito e confronto dentro e fuori il partito.     


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