Zumiani: Borgonovo Re ha ragione

Il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino, Giuseppe Zumiani, prende posizione per esprimere il sostegno convinto all'azione dell'assessora provinciale alla salute, Donata Borgonovo Re, in questi giorni tanto contestata anche all'interno della giunta e della maggioranza, nel suo tentativo di «pianificare una sanità di qualità» e critica invece il presidente Ugo Rossi, che insegue «il populismo delle raccolte di firme», ed anche l'Azienda sanitaria e dunque il suo direttore Luciano Flor per l'«immobilismo degli ultimi due anni». 
L. Patruno, "L'Adige", 11 settembre 2014




Dottor Zumiani, si è assistito in questi giorni a tensioni altissime tra il presidente Rossi e l'assessora Borgonovo Re su scelte strategiche per il futuro della sanità trentina, e sono emersi anche problemi tra l'assessora e l'Azienda sanitaria, tanto che la giunta ha dovuto esprimere rinnovata fiducia a Flor. Lei come vede tutta questa situazione? Da cittadino e presidente dell'Ordine dei medici mi meraviglio che non ci sia stato sufficiente confronto prima in giunta, ma al di là della disputa politica, io penso che il futuro della sanità in Trentino, così come a livello nazionale e internazionale, abbia bisogno di pianificazione, perché ci si confronta con la realtà della coperta corta, con una sanità che cambia e riferimenti economici che mutano. Quindi ben venga il piano per la salute. 

Si sta discutendo tanto di punti nascita negli ospedali periferici, mentre la delibera per la riorganizzazione del servizio per le mammografie è stata sospesa per non urtare le sensibilità dei sindaci. Condivide? Io come presidente dell'Ordine non ho avuto sempre sintonia con l'assessora Borgonovo Re, non posso dire che ci sia un idillio, però se prendiamo a riferimento l'argomento della pianificazione della sanità sono d'accordissimo con l'impostazione dell'assessora. Negli orientamenti che ha assunto sui punti nascita e le mammografie ha assolutamente ragione. Bisogna fare delle valutazioni il più possibili oggettive e riferite a elementi tecnici per poi pianificare: gli accessi, la numerosità, le strutture, le dotazioni, le esperienze, i professionisti. Sono determinanti. 

Quindi non è d'accordo con il presidente Rossi che dice che si deve tener conto delle raccolte di firme per decidere se tenere aperto o meno un punto nascita? Le posizioni del presidente mi sembrano molto concilianti verso la territorialità. Io non discuto le logiche delle campagne elettorali, ma quando si parla di pianificazione sanitaria bisogna essere estremanente coerenti e cercare di mantenere la barra dritta. Non sono per niente d'accordo con l'assecondare la raccolta delle firme. Io la trovo una risposta sbagliata totalmente. I sindaci hanno pieno diritto a dire la loro ed entrare nella discussione, ma a monte, a livello politico, non in piazza sugli umori della gente; perché il tempo del tutto a tutti sotto casa a mio parere è definitivamente finito. E questo non per la comodità dei medici, ma perché oggi siamo chiamati al massimo della qualità possibile, che possiamo garantire solo con la pianificazione e non seguendo gli umori di piazza, che capisco dal punto di vista emotivo, ma non politico. Si deve avere il coraggio delle scelte e parlare un linguaggio comune tra la politici e i tecnici. Sulla mammografia questi nuovi sistemi di approccio non possono che essere fatti in centri dove c'è il massimo della competenza: il doppio cieco nella lettura dell'esame, la tridimensionale. Non possono essere fatte ovunque. Se su Trento un utente trova oggi la risposta migliore possibile, io sono convinto che non ha problemi a spostarsi. Diciamolo. Smettiamola di nasconderci dietro un dito: spieghiamo alla gente quello che si può fare e diamoglielo. 

Ma sui territori spariranno i servizi sanitari? Ma no, certo che le prestazioni di primo intervento vanno garantite e capillarizzate, così come va risolta nella medicina di base la questione della copertura sulle 12 e 24 ore. Fino ad ora c'è stata solo qualche delibera di intenti e qualche accordo sindacale che non ha portato a nulla. Solo proclami. Facciamolo. Questi sono i temi che i sindaci devono sapere per la tutela della salute della gente. 

Che ruolo dovrebbero avere gli ospedali periferici? L'ospedale generalista che deve offrire prestazioni di qualità ha al suo interno delle nicchie di superspecialità, come la mammografia, che non possono essere ovunque ma sono per tutti nei centri qualificati. Gli ospedali di valle hanno altri ruoli e ne avranno sempre di più in futuro come strutture ospedaliere in rete. Io direi che devono garantire quella che definirei "la migliore prestazione nella normalità", mentre le eccellenze vanno sistemate nei posti, pochi, che riteniamo idonei. 

Cosa pensa della gestione dell'Azienda sanitaria da parte di Luciano Flor? La sensazioni e il convincimento che mi viene rappresentato da molti colleghi è che ci sia un immobilismo a livello Aziendale preoccupante, che non è di ieri ma è datato. Da almeno un paio d'anni non si prendono le decisioni che servono. C'è un sistema bloccato di cui non so a chi attribuire la responsabilità, se alla mancanza di  feedback  tra Azienda e assessorato e viceversa, ma l'aria che si respira non è delle migliori. Serve uno scossone. Gli operatori si aspettano di avere dei segnali di qualcosa che si muova, si ha l'impressione di una grande stagnazione e questo lo sento sia sul fronte della medicina pubblica che privata.  Lei dice due anni, quando l'assessore alla salute era l'attuale presidente Ugo Rossi, che invece difende la qualità della sanità trentina. Talvolta siamo troppo autoreferenziali, la qualità della nostra sanità è mediamente buona, ma sarebbe migliorabile, come dimostra la questione del reparto di oculistica giustamente sollevata. 

Cosa pensa del Centro di protonterapia? Finalmente parte, visto che c'è. Ma da un punto di vista deontologico come Ordine non possiamo condividere la delibera della giunta se è vero che prevede trattamenti gratuiti solo per chi è residente in Trentino da almeno tre anni e non per tutti gli iscritti al servizio sanitario provinciale. Se è così ci preoccupa molto.