"Ci fondiamo per dare servizi migliori"

Pedenzini, promotore dell'unione di otto comuni: "Ormai i confini tra i nostri otto paesi sono invisibili. In 5 anni risparmieremo 700mila euro solo per indennità di sindaci, assessori e gettoni di presenza dei consiglieri. Soldi preziosi per fare altro". Il presidente della Comunità Valsugana e Tesino, Sandro Dandrea: "Risparmi solo dai costi della politica, ma verrebbero a mancare figure essenziali".
G. Cardini, "L'Adige", 1 agosto 2014


C'è chi è convintamente a favore, chi scettico, chi contrario. Il tema delle fusioni tra Comuni è ancora estremamente dibattuto ma la tendenza a ragionare sempre più in termini di «massa critica», di «economie di scala» e di una pianificazione comune sta prendendo piede: almeno 42 paesi trentini sono formalmente o informalmente interessati a mettersi insieme per costituire dei comuni più grandi  (l'Adige di ieri e articolo a destra) . Matrimoni di necessità o d'amore? 
Attilio Pedenzini, assessore alla cultura e istruzione del comune di Strigno e uno dei promotori della fusione con Bieno, Ivano Fracena, Ospedaletto, Samone, Scurelle, Spera e Villa Agnedo, spiega: «Innanzi tutto, è una questione di qualità dei servizi. Nel raggio di 3 km abbiamo otto comuni e 6.600 abitanti, non si capisce più dove finisce un paese e dove inizia un altro. Ma i municipi sono così poco strutturati che se a un impiegato di un ufficio anagrafe viene mal di pancia, l'ufficio viene chiuso, se un bibliotecario ha la macchina che non parte, la biblioteca resta chiusa. Gli impiegati inoltre spesso lavorano da soli su una molteplicità di materie, non riescono a specializzarsi su un settore ma gli adempimenti burocratici in continuo aumento richiedono specializzazione. La conseguenza è che c'è continuo bisogno di supporti esterni, problemi superabili con le fusioni».
Poi c'è una questione politica che, secondo Pedenzini, spinge verso le fusioni: «Si sta imponendo una visione un po' più vasta di quella del microcomune, una visione che permetta di programmare lo sviluppo del territorio in modo più consistente del micro Prg che non può esprimersi a tutto tondo sulle aree artigianali piuttosto che sullo sviluppo turistico. In più, comuni così piccoli nel confronto con la Provincia e la Comunità di valle pesano per ciò che sono, mentre dimensioni più grandi consentono di contare di più».
Infine, ragioni economiche spingono verso le fusioni: «Avere otto convenzioni per informatica o otto referenti per l'urbanistica è costoso. Dunque, è un discorso di economie di scala. Abbiamo calcolato che in 5 anni la spesa per assessori e consigli negli otto comuni è 1,3 milioni. Con un solo comune, calerebbe a 570mila euro. Di questi tempi, non mi si può dire che è un risparmio inconsistente. Con 700mila euro risparmiati possiamo fare tante cose».Scettico invece sul discorso fusioni è il presidente della Comunità Valsugana e Tesino (dove altri tre comuni si uniranno nel 2016),  Sandro Dandrea: «Si calcolano le economie solo sulla base dei costi della politica. Ma servizi e strutture resteranno intatti anche dopo le fusioni: continueremo a dover gestire lo stesso numero di cimiteri, di caserme dei pompieri, di uffici e impiegati. Inoltre, c'è da tenere presente che in certi piccoli paesi il sindaco fa tutto, si mette persino alla guida delle ruspe quando nevica per tenere pulite le strade. Dopo, quanti operai in più serviranno? Insomma, sono d'accordo con Dellai quando parla di rischio desertificazione dovuto alle fusioni».
Ribatte Pedenzini: «Non è in discussione l'identità di un paese, è una questione di come ci organizziamo per vivere in modo civile con le risorse date. Nessuno ha mai messo in discussione la pro loco piuttosto che gli alpini o i pompieri. E a dimostrazione che non esiste il rischio desertificazione c'è anche il fatto che nel nostro comitato sono entrati pure ex sindaci». Quindi, sugli scarsi risparmi: «Mi sarebbe piaciuto che i presidenti delle comunità avessero ragionato così anche quando si parlava di gestioni associate obbligatorie dei servizi».
E al presidente di quella di Cembra  Aurelio Michelon, scettico sulla reale volontà di fondersi di molti comuni, viste le imminenti elezioni comunali («mi domando quale sindaco che voglia ricandidarsi metterà nel proprio programma la soppressione del suo municipio»), l'assessore di Strigno risponde: «Noi nel nostro territorio spingeremo perché le liste nel 2015 abbiano come obiettivo la fusione. In molti casi le persone sono un passettino più avanti rispetto a certi amministratori. E ricordo che quattro sindaci su cinque in Predaia erano al primo mandato e sono andati dritti alla fusione».