Renzi: orgoglioso di Patt e Svp

Il premier al Senato prima ignora le "speciali" poi in serata, sollecitato da Trento e Bolzano, si dice orgoglioso di essere alleato di Patt e Svp. Tonini: "Renzi al Senato come il piccolo Mozart alla corte di Vienna. Con il suo discorso ha voluto parlare più al Paese che ai parlamentari a cui chiedeva la fiducia".
L. Patruno, "L'Adige", 25 febbraio 2014

Nel discorso programmatico del primo pomeriggio, fatto a braccio, Matteo Renzi non aveva speso una parola sulle autonomie speciali e anzi aveva spiegato che «è cambiato il clima verso le Regioni», descrivendo la necessità di riformare il Titolo V della Costituzione sulle competenze regionali. Nella replica, invece, alle 22, dopo il lungo dibattito, il presidente del consiglio sembrava un'altra persona. Ha sorpreso tutti citando espressamente l'autonomia delle Province di Trento e Bolzano, non altre regioni ma proprio queste due Province autonome, come «modello».

 E, cosa ancora più sorprendente, ha citato il Patt e la Svp con una sviolinata sul loro esempio e dicendosi «orgoglioso» di essere alleato di questi partiti autonomisti. Il cambio di registro si spiega con una mobilitazione dei senatori Svp e del trentino Franco Panizza (Patt), sollecitata anche dal governatore trentino, Ugo Rossi, per convincere Renzi a «rimediare» all'imperdonabile mancanza del discorso programmatico. L'inesperto ex sindaco di Firenze non aveva considerato a sufficienza, evidentemente, la suscettibilità dei parlamentari sudtirolesi e autonomisti, che da ogni presidente del consiglio si attendono il riconoscimento dell'autonomia pena il rischio di perdere quei voti sulla fiducia al governo. Ma la correzione in corsa è stato un trionfo per le Stelle alpine, il cui ruolo con questo riconoscimento in Senato ha assunto un peso ancora più forte.

Il discorso programmatico il Renzi era apparso subito anomalo a tutti se persino il renzianissimo senatore Giorgio Tonini (Pd) non ha sottolineato l'irritualità. «Il ciclone Renzi è entrato fra i velluti e gli ori del Senato - esordisce Giorgio Tonini - come una sorta di piccolo Mozart, ragazzo terribile alla corte di Vienna. C'è del genio ma ora dovremo vedere i fatti. Con il suo discorso è sembrato voler parlare più al Paese che ai parlamentari ai quali chiedeva la fiducia e in questo è stato molto berlusconiano, si è rivolto alla casalinga e all'operaio con l'obiettivo di bucare lo schermo».

Meno entusiasta è l'ex presidente della Provincia e capogruppo di «Per l'Italia» alla Camera,  Lorenzo Dellai, sia nella modalità scelta da Renzi per rivolgersi al Parlamento che per i contenuti del discorso. «Diciamo che gli unici punti programmatici concreti e misurabili - esordisce Dellai con un richiamo polemico - sono quelli già contenuti in «Impegno Italia» di Enrico Letta, con l'aggiunta di una capacità di narrazione e di parlare ai cittadini che Letta non aveva. Mi è sembrato più un racconto di grande interesse, evocativo, un messaggio di voglia di andare avanti e uscire dalla prostrazione, su cui non si può non essere d'accordo. Non ci dice però come intende realizzare questo programma. A essere maliziosi - prosegue Dellai - si dovrebbe dire che questo discorso programmatico avrebbe potuto essere un eccellente inizio di campagna elettorale, ma siccome il presidente del consiglio ha parlato di governo di legislatura che vuole durare fino al 2018 noi prendiamo atto che non è l'inizio di una campagna elettorale». Il capogruppo dei deputati di «Per l'Italia» ricorda, per altro, che il suo partito ha deciso «per responsabilità di votare la fiducia al governo, anche se Renzi ha preferito i partiti di centrodestra ai popolari» assicurando però che sui sottosegretari, che saranno decisi oggi, «non ci sono negoziazioni in corso».

Non ci sono negoziazioni ma è certo che «Per l'Italia» avrà i suoi sottosegretari nel governo Renzi, ma non Dellai che si chiama fuori. Per quanto riguarda, infine, le parole dette da Renzi sulla riforma del Titolo V della Costituzione Dellai dice: «È stato un passaggio non esaltante. So bene qual è la sua idea, ne ho parlato tante volte con Delrio, ha in mente uno schema municipalista ed è scettico sul regionalismo, sapendo che l'opinione pubblica non vede bene le regioni». Sul fatto, infine, che il premier non abbia neppure citato le autonomie speciali, Dellai rassicura: «Non vuol dire che non ci sarà attenzione per le autonomie speciali, ma solo che evidentemente nella sua narrazione evocativa non rientrava».

Il senatore trentino della Lega nord, Sergio Divina, che ieri è intervenuto in aula nel dibattito sulla fiducia per esprimere la contrarietà del suo gruppo, mentre alcuni suoi colleghi hanno anche manifestato all'esterno di palazzo Madama contro Renzi, è drastico: «È stato un intervento in aula di un'ora e 20 sul nulla. Ha detto che farà tutto quello che i suoi predecessori non sono riusciti a fare, ma non spiega dove prenderà i soldi: zero».

Al senatore leghista non è andato giù neppure il passaggio in cui Renzi nel sostenere che il Pd non ha paura delle elezioni ha rivendicato i successi alle elezioni regionali in «Basilicata, Sardegna e nelle Province di Trento e Bolzano».«Vorrei ricordare a Renzi - ricorda perfido Divina - che il Pd in Trentino è stato capace di perdere le primarie e quindi il governatore visto che il nuovo presidente della Provincia è del Patt. E fa ridere che rivendichi la vittoria in Alto Adige dove il Pd è solo una stampellina della Svp che non ha mai perso le elezioni». Il senatore Divina evidenzia che l'intervento di Renzi non è riuscito a scaldare il Senato, neppure i senatori del Pd: «I suoi sono rimasti molto freddi, hanno applaudito solo il minimo sindacale. Non ha dato cifre è stato deludente anche per chi sostiene il suo governo. Questo discorso programmatico è la rappresentazione di un governo improvvisato».

Il presidente della Provincia,  Ugo Rossi, è invece ottimista e cerca di vedere più i lati positivi: «È stato un discorso coraggioso e mi riconosco in molti passaggi e mi è piaciuto. Sul Titolo V c'è necessità di chiarire meglio. Appena ho visto che non parlava di autonomie speciali ho chiamato Panizza per dirgli di dare qualcosa».


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