Il Pd che vorrei per il Trentino di domani

Egregio Direttore,
colgo l’occasione per riprendere alcuni spunti emersi nel suo editoriale di domenica 9 febbraio, utilizzando le stesse parole per riassumere, con una frase, la mia idea: voglio un Partito Democratico del Trentino capace di essere il primo motore della giunta e delle sue innovazioni.
Giulia Robol, "L'Adige", 17 febbraio 2014


E, aggiungo, un PD in grado di essere anche il volàno dell’Autonomia attraverso la quale continuare a coltivare la nostra specialità ed affrontare la crisi. Per fare questo credo che il Partito Democraticco del Trentino debba cambiare rispetto agli ultimi anni, mettendo al centro del proprio agire la responsabilità di governo, la capacità di decidere, la formazione di una nuova classe dirigente, una maggior coesione.

Questo non significa rinunciare al dibattito interno, al confronto e alla discussione, anzi. Va sviluppata una maggior capacità di sintesi e di decisione, un maggior collegamento tra i cittadini, il partito e gli amministratori.

Responsabilità è la parola che più rappresenta la mia mozione: responsabilità verso gli elettori, verso la comunità, verso il territorio, verso il governo dell’autonomia. In questi anni abbiamo perso la possibilità di guidare il governo dell’Autonomia perchè si è venuti meno alla responsabilità, pur di autopromuovere se stessi.

Il PD deve farsi progetto politico collettivo. E per realizzarlo credo fortemente nella necessità di fare del PD un partito territoriale. Un partito capace di stare nei territori e di rappresentarli attraverso i suoi circoli, in grado di radicarsi anche fuori dalle aree urbane.

Costruire una presenza diffusa significa in primo luogo adeguare la propria attività politica alle dinamiche sociali ed economiche dei territori. Non basta il doppio tesseramento come propone Vanni Scalfi e neppure, come propone Elisa Filippi, fare ogni tanto le riunioni della segreteria nelle Valli. Presuppone invece un cambio culturale ed il protagonismo dei circoli e dei coordinamenti. E presuppone pure un legame più forte con PATT e UPT, come più volte auspicato anche dal Presidente Rossi e dall’Assessore Gilmozzi. Credo che la coalizione di centrosinista-autonomista debba rafforzare il proprio legame e la propria dimensione politica, per costruire una visione del Trentino di domani forte e per dare alla Provincia ancora più stabilità politica. Non si tratta di localismo, ma di capacità di aprirsi mantenendo i piedi ben piantati nel territorio che si rappresenta.

Credo che, come ogni cosa, l’Autonomia vada continuamente innovata e rafforzata: nei rapporti con Roma, con Bolzano, con Innsbruck e con gli altri territori alpini. Credo in un’autonomia integrale – sia dal punto di vista normativo, amministrativo e fiscale - ed europea. Questo nella consapevolezza che se riusciremo a dimostrare che dal rafforzamento delle competenze il Trentino migliorerà la competitività del suo sistema economico, la coesione e l’inclusione sociale, la qualità del suo Welfare e del suo ambiente e l’efficienza della sua Pubblica Amministrazione, saremo per l’Italia e l’Europa una dimostrazione forte del valore dell’autogoverno dei territori.

L’Autonomia va rafforzata anche al proprio interno, con la riforma istituzionale, che deve essere riforma tanto della Provincia quanto dei territori. Quasi tutte le proposte dell’Assessore Daldoss sono contenute nel programma elettorale di ottobre 2013 del PD: snellimento delle Assemblee e delle Giunte, più funzioni trasferite, trasferimento di personale, flessibilità nell’organizzazione delle gestioni associate, maggior ruolo della Conferenza dei Sindaci. Soprattutto, riforma delle finanza locale incentrata sulle Comunità e sostegno alle fusioni di Comuni. Credo però che non possiamo pensare a delle Comunità con più risorse e funzioni ma al contempo con meno legittimazione politica. Non possiamo lamentarci di un’Europa che gestisce risorse senza avere organi eletti dai cittadini e poi fare lo stesso errore nella nostra Provincia. I territori devono poter decidere del loro futuro, di come gestire i servizi sociali, i servizi pubblici ecc, e tali scelte hanno un valore politico.

Porrò al centro del dibattito del PD la crescita, il modo di produrre, il lavoro, l’innovazione dei servizi pubblici, l’equità sociale e i diritti sociali e civili; e voglio farlo assieme ad una segreteria, una squadra, che possa dare continuità all’azione politica, allo studio, alla ricerca di soluzioni, al confronto con le persone e al rapporto con gli amministratori. Perché solo così, con responsabilità e serietà, il Partito Democratico del Trentino può essere il motore primo dell’Autonomia.