Comunità di valle, le reazioni alla proposta Daldoss

OLIVI: «Non condivido l'iniziativa del collega assessore Daldoss di aver presentato pubblicamente una proposta così strutturata di riforma delle Comunità di Valle, dopo che in giunta in maniera collegiale si era deciso di aprire una discussione su questioni di impianto generale e far seguire i necessari approfondimenti politici e tecnici per poi giungere ad una soluzione condivisa».  
"L'Adige", 26 gennaio 2014



Alessandro Olivi, Pd, vicepresidente della Provincia si scaglia contro il metodo usato da Daldoss. Nel merito, invece, per Olivi «non vi è dubbio che la riforma non è compiuta e serve un intervento coraggioso di innovazione dell'assetto attuale delle Comunità. L'obbiettivo deve rimanere quello di cambiare la Provincia, ossia decentrare funzioni, competenze, risorse e personale dal centro ai territori responsabilizzandoli nei processi di autogoverno.

Nessuna pregiudiziale nel merito di quelle che saranno le scelte anche coraggiose da fare, ma per quanto mi riguarda non si deve tornare indietro e quindi restaurare un bipolarismo istituzionale dove da un lato la Provincia accentra tutto l'accentrabile e dall'altra una eccessiva frammentazione dei Comuni che andranno ridotti attraverso processi di aggregazione». Per farlo non servono «fughe in avanti dei singoli» ma una discussione nella maggioranza.

Per il suo compagno di partito, il consigliere  Luca Zeni, «l'aspetto positivo è che Daldoss sia stato veloce ad arrivare con una proposta, perché se un assetto deve cambiare è meglio farlo prima delle elezioni» che arrivano nel 2015.

«Per quanto ci riguarda - dice invece il capogruppo del Patt in consiglio provinciale  Lorenzo Baratter  - c'è ampio sostegno sull'impianto generale della riforma proposta dall'assessore Daldoss: meno costi e burocrazia, più efficienza, snellimento dell'apparato amministrativo, coesione del territorio, razionalizzazione della spesa pubblica e orientamento esclusivo alla crescita. Soddisfazione anche rispetto all'idea di ridurre i componenti delle assemblee, di pensare il Consiglio composto dai sindaci e da una rappresentanza delle minoranze nei consigli comunali. Di non prevedere più elezioni ma la nomina del presidente e della giunta direttamente da parte del consiglio».Baratter si dice d'accordo anche con «la gestione associata a geometria variabile, in base a ciò che è meglio per i Comuni. Bene anche l'idea di favorire l'unione dei Comuni. L'importante è che questi processi siano pensati e attuati dal basso. Personalmente sarei più cauto nel parlare di "penalizzazione" rispetto ai Comuni che non vogliono unificarsi».

ROBERTO PINTER (dal "Trentino", 26 gennaio 2014)

Roberto Pinter, presidente e responsabile degli enti locali Pd, chiede un tavolo politico di verifica: «L’ipotesi illustrata dall’assessore è di fatto un ritorno ai Comprensori». «Un’accelerazione fuori da un minimo di condivisione politica non mi sembra il modo giusto per approdare a una soluzione». «Vogliamo che le Comunità abbiano un ruolo forte di programmazione socio-urbanistica ed economica? Allora dobbiamo essere coerenti. Non si può tornare al rapporto tra giunta provinciale e sindaci, serve un ente che abbia una legittimazione popolare diretta». Per l’esponente Pd creando delle giunte formate solo dai sindaci «il rischio è di assegnare tutto il potere ai grandi Comuni, mentre le Comunità volevano proprio evitare questo». «Una stupidata», avverte Pinter, «affrontare la revisione della riforma sotto il profilo dei costi, per questo basta snellire le assemblee». «Nell’analisi dell’assessore vedo diverse contraddizioni. Si riparta dai punti condivisi, semplificazione delle assemblee, sub-ambiti, gestioni associate più flessibili, unioni dei Comuni, meno funzioni alle Comunità ma molto chiare». 

ALESSIO MANICA (dal "Trentino", 26 gennaio 2014)

Nel Pd il consigliere Alessio Manica rincara la dose: «Siamo basiti e amareggiati. Ci aspettavamo un incontro di maggioranza. Questo è un ritorno ai comprensori, anzi peggio». Ma Rossi è pronto ad accelerare: «Si tratta di perfezionare la proposta, verificarne la fattibilità tecnico-giuridica, poi apriremo la discussione. Riforme di questa portata richiedono la disponibilità di tutti a mettersi in discussione rispetto alle idee di ieri. Altrimenti le riforme non le facciamo mai». Messaggio chiarissimo alla maggioranza. 

VANNI SCALFI (dal "Trentino", 27 gennaio 2014)

Vanni Scalfi, oggi candidato alla segreteria provinciale, che si schiera a favore della proposta della giunta, bersagliata dalle critiche proprio ieri dal presidente democratico Roberto Pinter e dal consigliere provinciale Alessio Manica.
Una proposta che Scalfi definisce invece «equilibrata ed intelligente», con il merito di «non essere ideologica né preconcetta». «Parte dal dato di fatto del loro cattivo funzionamento e propone una sostanziale revisione del loro assetto istituzionale». Per il coordinatore «bisogna “andare oltre”. Non è più il tempo di enti intermedi, con organismi decisionali pletorici, spesso in conflitto con i singoli comuni.
Non va fatto un semplice tagliando, la Comunità deve cessare di essere un ente diverso rispetto ai comuni e divenire espressione e tavolo di lavoro dei comuni stessi. In quest’ottica l’elezione diretta non ha senso e la visione elastica di prevedere gestioni associate a “geometria variabile”, in base alle esigenze dei comuni, mi sembra condivisibile ed auspicabile. Mi fa piacere poi che il metodo per delineare la proposta di riforma sia partito dal basso, sentendo il punto di vista dei comuni.
La democrazia dal basso è la cifra più importante della mia visione del prossimo Partito Democratico del Trentino. Aggiungo che le Comunità di valle devono avere competenze chiare e più circoscritte, e devono favorire ed accelerare la fusione dei piccoli comuni. La gente chiede servizi più efficienti e meno costosi, meno discussione politica e maggiore rappresentanza delle esigenze dei territori».