«Serve un Pd più autonomo da Roma»

Giulia Robol è pronta a partecipare alla sfida delle primarie che sceglieranno il nuovo segretario del Pd del Trentino e lo fa, spiega lei: «Molto volentieri e con tanta voglia di esserci perché i ruoli politici mi sono sempre piaciuti».
Assessore comunale a Rovereto, già coordinatrice della Margherita della città, è architetto e mamma, con una grande passione per la politica e un entusiasmo che è ripreso anche grazie all'arrivo di Matteo Renzi, che lei ha sostenuto, alla segreteria. 
"L'Adige", 17 gennaio 2014



Assessore Robol, cosa l'ha spinta a prendere in considerazione l'idea di diventare segretaria del Pd trentino?
 La candidatura è nata un po' per caso, dalle sollecitazioni che ho ricevuto e da una riflessione personale. Mi rendo conto che ora il quadro è molto frastagliato, con persone della mia generazione che sono pronte a mettersi a disposizione per prendere in mano il partito. Questo è molto positivo, ma si è creata una situazione di stallo e, come si augura anche il segretario Nicoletti, mi piacerebbe che ci fosse la possibilità di confrontarsi su 2-3 punti fondamentali e capire se riusciamo a semplificare, per non ritrovarci nella situazione delle primarie del 2009, con un candidato per ogni area. Non fu una bella pagina del Pd. Al di là delle ambizioni personali, che abbiamo tutti, dobbiamo capire se ci sono elementi comuni sul progetto politico. 

Quali sono i punti del suo progetto politico? 
Sul piano politico: l'autonomia. Credo che il Pd del Trentino dovrebbe discutere della sua autonomia rispetto al Pd nazionale. Io sono sempre stata convinta, fin da quando se ne parlava nella Margherita, che noi in Trentino possiamo essere laboratorio politico e abbiamo una sensibilità diversa rispetto al Pd nazionale. Se questo si dovrà tradurre in un modello federativo o confederativo discutiamone. Poi ritengo che il Pd debba riuscire a esprimere un progetto politico forte e un'agenda per la Provincia per rappresentare al meglio il suo ruolo di governo in questa fase in cui è finita l'era Dellai. Dobbiamo esserci su temi come la riforma istituzionale, facendo anche autocritica, senza chiudersi in se stessi ma aprendoci al contributo degli amministratori. 

Lei è assessore a Rovereto. Il sindaco Miorandi l'ha incoraggiata? E pensa di riuscire a fare l'assessore e la segretaria di partito?
 Sì, il sindaco è tra le persone contente della mia candidatura. E se Renzi riesce a fare il sindaco di Firenze e il segretario nazionale, penso che potrei riuscire a organizzarmi anch'io. 

Lei ha sostenuto la candidatura di Renzi, ma c'è un'altra «renziana», Elisa Filippi, che non ha fatto mistero di aspirare alla segreteria provinciale. Che differenza c'è tra lei e Filippi? Di Elisa ho un'opinione molto positiva e le si deve dare atto di aver lavorato moltissimo per le primarie. L'unica cosa è che penso che il suo punto di forza sia proprio il collegamento con il livello nazionale, che è molto importante in una squadra, ma le sfide che dovrà affrontare il nuovo segretario del Pd del Trentino dei prossimi 4 anni sono soprattutto provinciali: penso al governo della Provincia, alle prossime elezioni comunali; e questo richiede di conoscere il territorio e anche di aver vissuto certe dinamiche locali dal di dentro. Io penso di avere una certa esperienza. 

Renzi farà cadere Letta? Letta ha un profilo istituzionale di alto livello, ma si trova con un'alleanza non facile, anche se io non la demonizzo. Penso che il nuovo binomio Letta al governo e Renzi segretario che detta l'agenda possa portare a realizzare alcune riforme importanti, tra cui la legge elettorale, e prima o poi di andare al voto con Renzi candidato premier.

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Dicevamo che Giulia Robol ha la politica nel Dna. Per forza. Suo padre Luigi, una vita della Dc, è stato consigliere comunale a Rovereto, e lo zio Alberto (attuale presidente della Fondazione Opera Campana dei Caduti) è stato a lungo senatore, oltre che per un breve periodo segretario provinciale della Democrazia Cristiana. E poi c’è il cugino Andrea, figlio di Alberto, che adesso è assessore comunale a Trento.
Ma non è finita: la trasmissione politica del Dna proviene anche per via di madre: il nonno materno di Giulia Robol, infatti, Ferruccio Trentini, è stato sindaco di Rovereto negli anni Cinquanta. è chiaro che Giulia Robol ha sempre “mangiato” pane e politica a casa. E ha pure fatto la sua bella gavetta da consigliere circoscrizionale prima di candidarsi alle elezioni comunali a Rovereto. Operazione che gli è riuscita particolarmente bene, visto che è stata la campionessa cittadina della preferenze ottenendone 384.
E ora è pronta a giocarsi la partita della segreteria del Pd. Se le parole di Alessandro Andreatta hanno un peso, pare che la partita dentro il Pd possano giocarsela due donne: Elisa Filippi e Giulia Robol.
In realtà sono cinque gli aspiranti candidati alla segreteria: due donne e tre uomini. Ma il confronto non è ancora cominciato. È il momento in cui vengono avanzate le cosiddette “disponibilità”, che servono a saggiare il campo e a costruire le alleanze. Giulia Robol dice di sì, dà la sua disponibilità. E lo dice tutta seria pur sorridendo. Lei è così: è sempre seria e sorridente insieme. La politica ce l’ha nel dna (trasmissione familiare), ma sfoggia più la concretezza della donna che non la conoscenza dei meccanismi. Architetto, assessore alla mobilità e alla pianificazione urbanistica di Rovereto, Giulia Robol è ufficialmente in corsa per la segreteria del Pd.
Robol, molti candidati. Buono o cattivo segno? È un bene. È senso di responsabilità, perché il segretario del Pd è un ruolo importante, rappresenta la visione del Trentino da parte del partito più importante. Ma auspico una sintesi.

Sintesi significa candidato unico? No, no! Il confronto oltre che fisiologico è necessario perché il Pd ha tante sensibilità. Una “candidatura ombrello”, unitaria, sarebbe finta.

Sintesi su cosa, allora? Credo che in tutti e cinque i papabili candidati ci siano punti di forza e di debolezza. Ma cinque candidati potrebbero generare ancora frammentazione. Dei cinque aspiranti, tre - lei, Filippi e Manica - sono roveretani... Sì (sorride). Essere in cinque, tutti rappresentanti una nuova generazione, e tre che si propongono da Rovereto, significa che il rinnovamento auspicato e portato avanti a livello nazionale, si sta realizzando in Trentino in modo naturale. Da un punto di vista generazionale mi sento più vicina ad Alessio Manica, esperienza amministrativa, senso pratico dei problemi di un Comune, per altri versi sono più vicina a Elisa.

Per esempio su Renzi, no? Manica era per Bersani. Sì, io ho votato Renzi già allora, perché non credevo nella proposta politica dei bersaniani. Comunque credo che nelle proposte dell’ultima competizione Renzi abbia dato messaggi e contenuti che intercettano l’interesse e l’attenzione dei cittadini. E ora, in poco tempo, da segretario, sta già dettando l’agenda al governo.

Meglio Renzi o Letta? Le dirò, la sintesi fra Letta e Renzi sarebbe l’ideale: serietà e senso istituzionale dell’uno, capacità di comunicazione e senso di azione dell’altro!

Risposta diplomatica. Beh, entrambi sono patrimonio del Pd.

Le piacciono perché hanno anche le sue stesse origini, la Margherita... Eh (sorride ancora), io ho fatto parte della Margherita. Ero con chi decise di compiere il passo verso il Pd, come Alessandro Andreatta, Luca Zeni, Andrea Rudari... Fu un confronto non facile, ma fu un processo significativo. Allora si parlava di fusione fredda. Adesso credo le cose siano molto cambiate. Il Pd è qualcos’altro, non è la combinazione di due partiti o di due aree.

Le aree culturali restano, però. Certo che contano i mondi di origine come identità culturale. Ma Renzi ha davvero scompigliato gli assetti, ha fatto evolvere il Pd. Lui fa parte della società di adesso, interpreta un mondo nuovo.

E gli schemi sono saltati. Assolutamente sì. Sono saltati già prima. Ci sono valori e questioni su cui ci si confronta che sono trasversali.

Lei vuol dire che Renzi e il Pd sono la stessa cosa, non serve essere renziani. Lo dice rispetto alla candidata Filippi? Io voglio dire che la cosa importante è che chi verrà scelto dovrà dare l’impronta politica al Pd per il futuro del Trentino. Poi il collegamento con il partito di Roma ci dovrà essere e ci sarà. Ma Renzi ormai è il patrimonio di tutti, è il segretario di tutti. Che vuol dire essere renziani o civatiani? Semmai porti l’idea di Civati, ma non l’appartenenza a un gruppo.

Primarie aperte? Sì, serve il voto d’opinione.

Cosa è mancato al Pd del Trentino? Il risultato di quattro anni fa per la segreteria ha portato a una frammentazione che non ha fatto bene a un partito appena nato.

E ora? Ora è importante un processo di sintesi con un confronto sui temi importanti che la Provincia affronterà. Dopo l’elezione di Ugo Rossi il Pd si trova di fronte a una situazione nuova: ha perso la partita per il presidente ma è il partito più forte. Ora deve mettere mano alle vocazioni, sensibilità e ai temi e portarli al governo.

Dice che deve fare come Renzi? Dettare l’agenda? Sì, questa elaborazione deve farla il Pd. E il segretario dovrà essere l’espressione del partito.