«Grande presidente, per la politica è l’inizio del riscatto»

Dellai: «C’è bisogno di lui». Tonini: «Un giorno di festa» Da Pacher a Morandini: «Ora si faccia subito un governo».
Quel post su «Itler» di Fraccaro: «Oggi democrazia morta».
C. Bert, "Trentino", 22 aprile 2013


«Oggi è il 20 aprile, giorno in cui nacque Itler. Sarà un caso, ma oggi muore la democrazia in Italia». Questo l’inizio del commento che il deputato del M5S Riccardo Fraccaro ha postato su Facebook ieri appena arrivata la notizia che Napolitano aveva accettato di ricandidarsi. Un messaggio poi scomparso, dopo che erano invece già comparsi messaggi ironici sull’identità del «signor Itler» senza l’«h». Più tardi Fraccaro ha continuato a commentare via Twitter: «Molti si stanno organizzando per raggiungerci a Montecitorio. Hanno fatto un errore imperdonabile e il bisogno di gridarlo al mondo è grande anche tra noi deputati 5Stelle che stiamo guardando questi lobbisti sordi alle esigenze della gente entrare nelle urne con il sorriso sul volto. Vergognoso». E poi: «Pd e Pdl hanno applaudito Napolitano e poi si sono applauditi tra di loro. L'unico che non batteva le mani era Berlusconi, il vero vincitore, che si godeva l'inciucio. Dentro Monticitorio sono tutti contro di noi, fuori sono tutti con noi».
La rielezione di Giorgio Napolitano fa tirare un sospiro di sollievo ai parlamentari trentini. Festeggia Lorenzo Dellai, che il Napolitano-bis lo auspicava da tempo e ieri mattina, in una telefonata avuta con il capo dello Stato in qualità di capogruppo di Scelta Civica, gli ha rinnovato l’accorato invito a restare al suo posto. «È un grande presidente - dice Dellai - c’è bisogno della sua figura ancor più dopo le drammatiche vicende di questi giorni. Gli dobbiamo un grande grazie, forse non ci si rende conto di cosa voglia dire per lui questo passo». Per l’ex governatore la riconferma di Napolitano «non è una sconfitta della politica, ma l’inizio del suo riscatto», «i partiti hanno deciso di reagire, si sono caricati di una responsabilità che ora non possono più tradire». «La democrazia - avverte Dellai rispondendo a chi ieri ha evocato il golpe - è anche il parlamento, i partiti. Se saltano le istituzioni, non vince il popolo ma solo i più forti, chi grida di più». «Da lunedì si lavora per costruire un governo, con un programma di poche cose. L’esecutivo dei tecnici è stata un’esperienza di emergenza, ora serve un governo con valenza politica che responsabilizzi i partiti. Nessuno potrà chiamarsi fuori». Dopo lo shock di venerdì, con l’affossamento di Prodi e di tutto il Pd, gli esponenti democratici tornano per una sera a respirare.
Esulta il senatore Giorgio Tonini, che due giorni fa, dopo la fumata nera su Marini, aveva confidato di cullare un’utopia: Napolitano al Colle per uno o due anni ancora, il tempo per riformare la Costituzione, superare il bicameralismo, dimezzare i parlamentari e arrivare al semipresidenziale alla francese con l’elezione diretta del presidente della Repubblica: «Ci ho sempre creduto, oggi è un giorno di festa perchè si sblocca la situazione in modo autorevole. Vuol dire che si farà subito un governo, mi auguro sia così per il bene del Paese». Poi, riferendosi all’implosione del Pd, «ci sarà spazio per la revisione del partito - dice - visto che è a ottobre è già in programma il congresso». E critica Sel che anche ieri ha votato il candidato dei 5 Stelle: «Votare Rodotà, fatto che ieri ha contributo ad affossare Prodi, non è comprensibile. Vedremo cosa comporterà per la coalizione».
Il presidente della Provincia Alberto Pacher era nella delegazione dei governatori che ieri è salita al Quirinale per chiedere al capo dello Stato la disponibilità a restare al suo posto: «Provo nei suoi confronti una stima straordinaria, e anche un po’ di commozione - dice Pacher – in un momento così difficile Napolitano ha dato ancora una volta prova di grande responsabilità, di senso dello Stato, di essere al servizio delle istituzioni e del Paese, e questo ha un valore esemplare». «Adesso - avverte - inizia la parte più difficile, ma l’importante era assestare almeno un livello istituzionale. Ora bisogna mettere in piedi un governo che non potrà che essere di scopo e non di legislatura, per approvare poche riforme, cambiare la legge elettorale e proseguire a stabilizzare l’economia e le finanze». Alle accuse di golpe arrivate da Grillo e da una parte della sinistra, Pacher risponde citando Rodotà: «Ha detto parole responsabili, ovvero che tutto ciò che avviene nell’alveo del parlamento non è un golpe, e ha dimostrato di essere così di essere ciò che è, un fine giurista». Michele Nicoletti, deputato e segretario del Pd trentino, appare più preoccupato: «La situazione che si era creata impediva una valutazione sulle singole personalità. Napolitano ha una storia che tutti conosciamo, di esponente del mondo democratico che ha saputo essere garante di tutte le forze politiche. La sua rielezione è da questo punto di vista una conquista, anche se è il segnale di una politica incapace di fare scelte alternative». Giudicano questo passaggio «una scelta di coesione» i parlamentari del Gruppo Per le autonomie, di cui fanno parte (con la Svp) i senatori trentini Franco Panizza e Vittorio Fravezzi e il deputato Mauro Ottobre: «Una scelta che abbiamo condiviso per dare al Paese un segnale di coesione e porre le premesse per uscire da questa situazione di stallo che sta danneggiando l’Italia. Napolitano si è inoltre sempre fatto garante delle autonomie speciali e nel suo settennato si è sempre mostrato sensibile alle loro istanze». Plaude alla rielezione anche il senatore della Lega Sergio Divina: «Di fronte all’evidenza che il partito di maggioranza relativa non è più in grado di gestire la situazione, forse Napolitano riuscirà a ricomporre un quadro di caos istituzionale». Un voto con riserva quello di Pino Morandini (Pdl), uno dei tre delegati regionali, che avrebbe preferito Marini o Cancellieri: «Ma votare Napolitano era doveroso perché oggi l’urgenza è formare un governo che affronti le emergenze del Paese». Due i parlamentari regionali che non hanno votato Napolitano ma hanno scelto Stefano Rodotà: il trentino Riccardo Fraccaro (M5S) e l’altoatesino Florian Kronbichler (Sel).

"Napolitano, interolocutore delle Autonomie, Trentini soddisfatti della rielezione. Pacher: "Ha dato una lezione a tutti", P. Perobelli, "Corriere del Trentino", 21 aprile 2013