"Tra il mio Pd e i centristi un'alleanza è inevitabile"

Il vicepesidente della Provincia: "Va detto subito che governeremo assieme". La guida di piazza Dante: "Non sarà una reggenza tecnica: unirò la coalizione".
P. Morando, "Trentino", 21 dicembre 2012

Tra pochi giorni, quando le Camere saranno sciolte e Dellai si dimetterà dalla presidenza della Provincia, ne prenderà il posto. E nonostante qualche mal di pancia nel suo Pd, anche Alberto Pacher “tifa” per la discesa in campo del premier Mario Monti. «Alla fine lo farà - afferma - le cose vanno in questa direzione: è giusto che voglia sostenere il percorso fatto in questi mesi. È un protagonista importante che può dare ancora tanto all’Italia».

Assessore Pacher, a livello nazionale però nel suo Pd non tutti sono entusiasti.
Sarebbe molto importante per il Pd riuscire a costruire con i centristi pro Monti uno scenario di coalizione, definendolo prima del passaggio elettorale. Mi rendo conto che ogni schieramento ha dentro sé aree diverse, che ad esempio a Vendola sarà difficile far digerire alleanze con componenti più moderate. E viceversa. Ma è altrettanto vero che senza questa convergenza sarà difficile per il Paese avere un governo stabile.

Berlusconi sta occupando massicciamente gli spazi televisivi. Non crede a una sua “rimonta” come nel 2006? Il centrodestra è ai minimi termini, prima di tutto culturali. Oggi si vede con chiarezza quanto male abbia fatto la leadership di Berlusconi non solo al Paese, ma anche allo stesso centrodestra. Non riescono ad elaborare alcuna altra leadership. Ascoltandolo sembra di essere tornati indietro di dieci anni, mentre la storia è cambiata. È evidente che quella componente politica è del tutto incapace di garantire un disegno affidabile.
Che fine faranno quei voti? Se gli andrà bene, Berlusconi riuscirà a tenere assieme uno zoccolo duro. Ma siamo nel ’94: ha vent’anni più di allora.
Il Cavaliere ha compiuto 76 anni alla fine di settembre. Appunto. E francamente si vede. Anche la verve mediatica è tramontata. No, sul fronte centrodestra non ho timori.
Allora la sfida sarà Bersani-Monti. E quest’ultimo potrebbe strappare voti al Pd. Può accadere. Ma non è questo il pericolo reale. Il rischio è quello della frammentazione. Contro la quale serve uno sforzo di sintesi, magari faticoso. Il mio auspicio è che si riescano a definire i contorni di una coalizione prima del voto, perché la gente ha bisogno di chiarezza. E non della solita routine delle alleanze dopo le elezioni.
Né Monti né Bersani però finora lo hanno fatto in maniera inequivocabile. Staremo a vedere. Io penso che un’operazione trasparenza vada fatta. E che sia possibile farla. Dire cioè che governeremo assieme e che ne siamo talmente convinti da assicurare dopo le elezioni troveremo la formula più appropriata.
Ovviamente in base ai rapporti di forza: chi prende più voti fa il premier. O no? La sfiducia sostanziale a Monti espressa dal Pdl ha accelerato le cose. Se non fosse avvenuto, avrei visto bene primarie di coalizione. Ma ora non è più possibile. Serve una trattativa politica al di fuori di questo meccanismo. Perché in assenza di un accordo tra la componente progressista e quella moderata di centro non c’è alcuno scenario stabile possibile per il Paese.
Se avvenisse, faciliterebbe le cose anche qui. Prima di tutto a Dellai. Che, se si candiderà alla Camera, per il Pd sarà comunque un osso duro. Dellai ha una propria forza elettorale considerevole. Ma che alla Camera ci sia una dialettica competitiva tra i partiti è naturale. L’importante invece, in una logica di coalizione, è quanto accadrà nei collegi uninominali del Senato.
Per i cui candidati il Pd ha deciso di lasciar perdere le primarie. Scelta giusta? Martedì sera non ero all’assemblea, ma se fossi stato presente avrei sostenuto la scelta che è stata. Quella porta andava tenuta aperta proprio per mantenere una logica di coalizione.
Senza girarci attorno: lo schema sarà due collegi al Pd e il terzo al Patt. Ma quest’ultimo quale sarà? Quello “moderato” della Valsugana? Dove però ha sempre vinto il centrodestra. Il Patt potrebbe anche puntare i piedi. La decisione spetterà ai segretari di partito. Non mi pronuncio. Ma se ci trovassimo a competere al nostro interno anche per il Senato, la cosa potrebbe lasciare più di qualche ruggine. Anche in vista delle elezioni provinciali del prossimo anno.
Ora ci arriviamo. Un’ultima domanda sul quadro nazionale. Come vede il Movimento 5 Stelle? Un mese fa sembrava potessero spaccare il mondo. In queste settimane Grillo ha manifestato tutti i suoi limiti. Qui potranno fare uno-due parlamentari, portando a Roma chi alle primarie ha preso appena 55 voti. E probabilmente otterranno seggi anche in Consiglio provinciale. Ma ricordiamoci che Grillo ha preso tanti voti dove si usciva da amministrazioni devastanti, come a Parma e in Sicilia. Qui siamo lontani anni luce. Fermo restando che il Movimento 5 stelle è fatto di tante persone in gamba.
Entro fine anno diventerà presidente della Provincia. Di transizione o cos’altro? Ci sono processi importanti da portare avanti, dalla riforma istituzionale alla riorganizzazione della Provincia. Non sarà una reggenza tecnica: la coalizione dovrà procedere nel pieno delle sue possibilità.
Le sue priorità? La visuale di un assessore è per forza limitata. E la Provincia è una macchina complessa. Partirò quindi da una ricognizione generale, con i servizi e i dirigenti. Ma anche politicamente: a inizio anno promuoverò un incontro tra i segretari dei partiti della maggioranza.
Nel frattempo ha per caso cambiato idea sul suo futuro di candidato a nulla? No. Le motivazioni che avevo espresso restano valide. E dopo il passaggio del bilancio si sono anche rafforzate. Ho visti comportamenti e stili con cui non sento d’aver nulla a che fare. Ma continuerò a lavorare per rafforzare lo spirito della coalizione.
Dicendo la sua su chi dovrà succederle in piazza Dante. Vista l’aria che tira, non credo che me lo chiederanno.
Assessore, ultima domanda: a Roma vede bene Dellai ministro a che cosa? Alle autonomie, cioè alle Regioni: per valorizzarne il ruolo. Anche per il Trentino non sarebbe affatto male, no? Dopo tante ricorsi alla Consulta contro Monti...
E se un giorno Dellai si trovasse a impugnare una legge provinciale promulgata da Pacher? Allora ci sarà da ridere.


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