"Renzi per l'Autonomia, ma noi rinnoviamoci"

L'attacco alle regioni a statuto speciale: "Ma non riguardava le nostre due Province". Zeni e Filippi: diventiamo modello per tutti.
Z. Sovilla, "L'Adige", 25 settembre 2012

 Il pensiero sulle autonomie espresso da  Matteo Renzi  («via le regioni a statuto speciale») va contestualizzato e riferito non a Trento o a Bolzano («mai menzionate») ma alle note situazioni scandalose in fatto di utilizzo del denaro pubblico. Così i referenti locali nella corsa del candidato alle primarie del centrosinistra, atteso a Trento fra un paio di settimane. Ciò non toglie, tuttavia, che l'impeto del sindaco Pd fiorentino si riveli utile anche per articolare una riflessione sul rinnovamento dell'autonomia del futuro. Il consigliere provinciale  Luca Zeni , uno dei «grandi elettori» del «rottamatore», ricorda che nell'incontro avuto un mese fa a Campiglio, Renzi aveva manifestate interesse per l'esperienza di governo del Trentino: «Non ho còlto nelle sua parole nulla che avesse il tenore di quella frase presa dal libro e riferita ad altre questioni, oggi peraltro al centro delle cronache. Con lui, in ogni modo, ci confronteremo sui contenuti del programma».
 Forse il messaggio incriminato va preso come un invito generale a qualificare la rappresentanza democratica.
 «Questo è nucleo del discorso: la questione istituzionale che va affrontata sconfiggendo i rigurgiti neocentralisti e disegnando una Repubblica delle autonomia. Al centro va posto proprio il principio dell'autogoverno ma prevedendo meccanismi efficaci di controllo, costi standard, massima trasparenza e partecipazione dei cittadini».
 In questa prospettiva ci sta anche una riflessione su qualche anello debole del sistema trentino?
 «Ho ripetuto varie volte che dovremmo essere più autonomi e meno speciali, non avere paura delle comparazioni, saper valorizzare tutto ciò che facciamo bene e discutere le cose in cui possiamo migliorare. Essere vincenti significa proporre un modello amministrativo replicabile dagli altri; se invece pensassimo soltanto a chiuderci in difesa, metteremmo veramente in pericolo l'autonomia».
 A volte si ha l'impressione di un cortocircuito tra livello politico e tecnocrazia, con i cittadini non sempre coinvolti.
 «Dovremo sforzarci per evitare di riprodurre in miniatura le contraddizioni dello stato nazionale. Va data la massima applicazione al principio di sussidiarietà partendo dal basso, con la partecipazione di tutti, e via via fino al livello sovrannazionale. Quanto al rapporto fra pubblica amministrazione e politica, è un tema complesso: una burocrazia "indipendente" (modello francese) può finire con l'appesantire l'intero sistema, mentre la dinamicità degli apparati interfacciati con i governi (vedi gli Usa) lo agevola. Noi abbiamo una soluzione ibrida che in molti casi garantisce una risposta rapida alle esigenze sociali, ma in altri richiede un ragionamento per trovare un equilibrio sui meccanismi di controllo».
Di strumenti di autogoverno si parlerà la prossima settimana, come anticipa  Elisa Filippi , portavoce dei comitati pro Renzi in Trentino, in un incontro con una serie di esperti della materia. «Ci sarà - spiega - anche un esponente dello staff di Renzi e inviteremo pure i rappresentanti del Bellunese, territorio vicino che soffre proprio per la mancanza di autonomia amministrativa».
In proposito Elisa Filippi ricorda anche che il sindaco di Firenze «ha impostato la campagna elettorale all'insegna della rinascita dei territori, rivendicando maggiore autonomia per Regioni e Comuni». Quanto al Trentino, Renzi «ha chiaro come si tratti, per molti aspetti, di un esempio di buon governo, con prospettive di sviluppo mediamente superiori alla media italiana. Posizione che spetta a noi continuare a guadagnarci anche a fronte di una drammatica crisi nazionale ed europea che non può lasciarci indifferenti. Non si tratta di mettere in discussione la specialità trentina, al contrario: mostriamo di essere speciali aiutando Renzi ad elaborare delle proposte per esportare questo modello di autogoverno anche in realtà che godono di meno risorse economiche e soffrono per l'assenza di adeguate condizioni di contesto».


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