Così si rilanciano le Comunità di Valle

La domanda che preliminarmente ci si deve porre è relativa al perché le Comunità di Valle hanno incontrato ed incontrano tante difficoltà nell'affermare il loro ruolo nel contesto istituzionale trentino. Altra domanda non meno importante: perché non si è ad oggi concretizzato l'obiettivo primario della riforma istituzionale, consistente nel ridisegnare il ruolo della Provincia?
Luigi Olivieri, "L'Adige", 20 agosto 2012

In questi 18 mesi di funzionamento le Comunità hanno svolto un ruolo positivo con risultati che vanno evidenziati e valorizzati.
Ad esempio:
a) Un diverso protagonismo dei territori che ha indotto i sindaci ed i numerosi tavoli territoriali istituiti a ragionare assieme per individuare e scegliere le strategie migliori, più efficaci ed efficienti per dare risposte adeguate alle necessita del territorio. Ciò è avvenuto ad esempio per il Piano sociale. Lo stesso dicasi per il Piano territoriale di comunità in itinere.
b) L'adozione di alcune buone pratiche hanno comportato un giudizio positivo da parte delle categorie economiche e sociali. Infatti queste intervengono dando un contributo fattivo per la soluzioni di questioni che la crisi economico-finanziaria pone anche ai nostri territori a seguito di problematiche fino a qualche tempo fa sconosciute (il Tavolo del lavoro con l'Agenzia del Lavoro, parti sociali ed imprenditoriali e Comunità ne è un esempio). Quali le decisioni da assumere per evitare che altrimenti l' ultimo anno di mandato consigliare provinciale faccia inutilmente perdere un altro anno alla Comunità Trentina per vedere le Comunità di Valle messe nelle condizioni di essere protagoniste?
È necessario che le Comunità di Valle vengano dotate degli strumenti idonei per operare anche in considerazione delle scelte politiche che il Governo e Parlamento della Repubblica stanno effettuando nei confronti dei Comuni di piccoli e medie dimensioni nel rimanente territorio nazionale con il sostanziale svuotamento di ogni potere e funzione in capo a quei Comuni. La riforma istituzionale con l'istituzione delle Comunità di Valle è stata ritenuta l'unica alternativa praticabile rispetto alla concentrazione di potere in capo alla Giunta provinciale perché il sistema dei 217 Comuni eroganti gli stessi servizi è insostenibile. Si tratta dunque di una alternativa democratica che può offrire una partecipazione estesa.
Per fare ciò è necessario che:

1. La Provincia trasferisca tutti i poteri non essenziali per il presidio dell'Autonomia, per le scelte strategiche e per la tutela delle risorse ambientali fermo rimanendo i principi di efficienza ed efficacia: un vero federalismo amministrativo anche asimmetrico;

2. Le Comunità devono essere messe nelle condizioni non solo di programmare e pianificare lo sviluppo territoriale ma anche di realizzarlo attraverso adeguate risorse finanziarie ed umane anche con una quota di entrate tributarie (per superare l'attuale stato di completa finanza derivata delle risorse finanziarie della Comunità).

3. Le società di sistema della provincia (Trentino Sviluppo, Trentino Patrimonio ecc.) devono aprirsi alle Comunità di valle per rispondere ai bisogni di sviluppo delle Comunità dato che le loro politiche e gli investimenti decisi incidono sullo sviluppo locale. Le loro scelte vanno concordate anche con le Comunità di Valle che ne rappresentano i territori.

4. Va individuato nelle competenze-funzioni non trasferite ma che prevedono un ruolo delle Comunità di Valle nella pianificazione e programmazione, quelle azioni di interesse locale che è possibile trasferire alla Comunità con le relative risorse finanziarie come ad esempio agricoltura, foreste, sviluppo montano, educazione ambientale, turismo ma anche sport e cultura dove non si comprende perché vi sia questa concentrazione presso la Giunta provinciale.

5. Nelle funzioni trasferite (politiche sociali ed assistenziali, edilizi abitativa ) deve essere cambiata la mentalità e modo di operare. Trasferimento di funzioni significa autonomia e responsabilità del territorio in un quadro di riferimento provinciale che ne fissa i principi e criteri generali. Deve cessare il comportamento della Provincia di trasferire funzioni e poi con atti di indirizzo dettagliarle al punto che le Comunità divengono meri gestori senz'alcuna facoltà di scelta!

6. La Giunta provinciale deve aprire un ragionamento complessivo con le organizzazioni sindacale in merito alla mobilità del personale verso i territori come ovvia conseguenza del trasferimento delle funzioni. È fin troppo evidente che molte procedure sono pasticciate perché non vi è chiarezza in questo contesto.

7. Deve essere rivisto e ridefinito il ruolo della Conferenza dei Sindaci nell'ambito delle Comunità, anche con riferimento al meccanismo della codecisione talvolta previsto in modo non giustificato soprattutto in quelle Comunità di grande dimensione come quella delle Giudicarie.

8. La composizione dell'assemblea della comunità di grandi dimensioni (sono 99 i consiglieri della Comunità delle Giudicarie!) risente del meccanismo elettorale di rappresentanza, diretta ed indiretta, determinando una dimensione ingiustificata e comportando una confusione nel governo per il diverso mandato. Le ragioni di natura costituzionale che implicano che la Comunità mantenga la natura di associazioni di Comuni può essere risolta anche con modalità e meccanismi elettivi e di composizione dell'assemblea diversi dall'attuale (ad es. prevedere un collegio elettorale comunale con elezione contestuale con quelle comunali del Consigliere di Comunità). Va comunque introdotto un sistema che conservi la natura associativa attraverso un diverso ruolo dei Sindaci e della loro Conferenza lasciano all'assemblea la natura di rappresentanza politica.


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