Decreto Liberalizzazioni - La dichiarazione di voto di Laura Froner per il Gruppo Camera PD

"Il Pd vota a favore del decreto sulle liberalizzazioni in quanto è il primo passo verso la crescita e lo sviluppo. La gravità della crisi finanziaria ci deve spingere tutti a sostenere una politica di rigore e di equità necessaria, quest’ultima, a rendere accettabili i sacrifici. È però altrettanto necessario porre attenzione alla crescita”. Lo ha detto Laura Froner, vice presidente della commissione Attività produttive della Camera, nella dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto Liberalizzazioni.
22 marzo 2012

LA DICHIARAZIONE DI VOTO DI LAURA FRONER

A NOME DEL GRUPPO PD ALLA CAMERA

"Signor Presidente, la situazione del quadro finanziario del nostro Paese e' più distesa ma non ci permette alcun rilassamento - ci ricordava il Presidente del Consiglio Monti nel corso della sua audizione in Commissione la scorsa settimana. La situazione economico-finanziaria deve impegnare il Parlamento, il Governo e tutte le forze politiche a proseguire lungo la politica di rigore che abbiamo iniziato a tracciare, a cominciare dal cosiddetto decreto Salva Italia, di equità, perché è difficile perseguire politiche di rigore se non si ha la sensazione che il rigore sia distribuito in maniera equa fra tutti i contribuenti, e di crescita.

E proprio per dare sostanza a questo terzo indispensabile pilastro, che insieme agli altri due è alla base della politica del Governo e del sostegno delle forze politiche a questa esperienza di Governo, noi consideriamo prioritaria l'approvazione del decreto-legge sulle liberalizzazioni. 
Condividiamo con il Governo l’importanza strategica di questo decreto, chiamato CresciItalia, per almeno tre ragioni: perché ci consente di rispettare gli impegni assunti con gli organismi europei, perché dopo le ultime lenzuolate di Bersani fa ripartire il processo di liberalizzazione, perché può fornire un significativo contributo per rendere competitivo il nostro sistema economico.

 Dal nostro punto di vista si potevano presentare misure più coraggiose e in questa direzione sono stati presentati gli emendamenti del nostro gruppo al Senato, due terzi dei quali sono stati accolti.Il testo che è uscito dall’altro ramo del Parlamento è sicuramente più robusto rispetto a quello originario. Le modifiche più significative che abbiamo contribuito ad apportare riguardano settori importanti come le banche, le assicurazioni, l’energia, i farmaci, la tutela dei consumatori, l’attività di regolazione dei trasporti, gli strumenti per sostenere gli investimenti in infrastrutture.

Il provvedimento ha mantenuto però alcune incertezze sulle professioni e sull’apertura del mercato ai giovani. Avremmo voluto interventi più decisi nel campo delle professioni regolamentate, che rimangono ancora troppo esclusive, e questo si riflette non solo sui costi per i cittadini e le imprese, ma rappresenta anche un freno all’innovazione necessaria nei servizi del nostro Paese. Dispiace inoltre che non sia stata accolta la nostra proposta di garantire un equo compenso ai giovani tirocinanti, ma solo un rimborso forfettario delle spese a partire dal settimo mese.

 Siamo quindi convinti che questo decreto rappresenti una tappa significativa di un percorso che deve essere continuato e mi riferisco non solo ai decreti attuativi previsti dalle singole norme – e vorrei assicurarvi che per il rispetto delle scadenze previste non mancherà l’azione di sollecito da parte del gruppo PD - ma anche con interventi ulteriori che potranno essere messi in campo nei prossimi mesi.E a questo proposito vorrei rivolgere un invito al Governo, riprendendo considerazioni già fatte in Commissione: è auspicabile che, una volta finita l'emergenza economica, non siano più presentati decreti-legge con decine e decine di articoli, vertenti su materie disomogenee, che pongono le Commissioni di merito e il Parlamento nelle condizioni di non svolgere, in entrambi i rami, un esame adeguato.Durante la discussione di questo provvedimento alla Camera il nostro gruppo ha assunto una scelta politica responsabile per consentire la conversione in tempo utile di questo decreto-legge ed ha ritenuto utile lo svolgimento del dibattito in commissione per evidenziare alcuni temi sui quali abbiamo richiesto l’impegno del Governo. Ricordo, ad esempio, la nostra richiesta reiterata anche nel passato Governo per l'attuazione della legge annuale sulla concorrenza. Ricordo la richiesta rivolta al settore bancario affinché la liquidità messa a loro disposizione venga utilizzata per concedere credito alle famiglie e alle imprese che ne hanno bisogno e per ridurre i costi dei servizi bancari. Ricordo la discussione in merito al contenuto dell’articolo 15 su SNAM e ENI, che possiamo considerare una norma di grande rilievo per la politica industriale e di incentivo allo sviluppo.Stabilire con chiarezza e in tempi ravvicinati la separazione di Snam Spa da ENI può concorrere ad una riduzione dei costi del gas per le famiglie e per le imprese, può significare attrazione di investimenti e può comportare l'assunzione di un ruolo più forte in campo energetico del nostro Paese, tanto in Europa quanto nel Mediterraneo.Mi soffermo in particolare su questo punto perché per la crescita dell’Italia abbiamo bisogno di una chiara politica industriale.Al Governo, e in particolare al Ministro dello Sviluppo Economico, chiediamo interventi significativi nella politica industriale del nostro Paese. La politica industriale non può limitarsi a liberalizzazioni e semplificazioni ma ha bisogno di interventi per la crescita dell'economia reale da parte dei vari livelli istituzionali e sociali. Le grandi imprese italiane come, ad esempio, Finmeccanica, rischiano di perdere posizioni strategiche, finora indiscusse. FIAT può investire dove meglio crede ma vorremmo sapere di più sul piano industriale di 20 miliardi di cui si parla.

In conclusione, noi rinnoviamo la fiducia al Governo sul percorso difficile del risanamento. Siamo convinti che su questa strada si incontrino ancora forti resistenze. Si deve ricostruire la competitività del Paese ma contemporaneamente si deve prestare la massima attenzione al mantenimento della coesione sociale. Il prezzo del risanamento non deve essere pagato solo dal lavoro e da chi vive del proprio lavoro. E a questo proposito, se e' giusto che sulla questione della riforma del lavoro non ci siano veti, e' altrettanto giusto che non vi siano discriminazioni, perché la coesione sociale, in questo momento in particolare, può rappresentare un valore aggiunto per il nostro Paese."