Il segretario del Pd del Trentino, Alberto Pacher, sposa la proposta rilanciata l'altro ieri sulla Stampa dal sindaco di Torino nonché ministro ombra per le riforme, Sergio Chiamparino, di dare al Partito democratico una struttura federale, in particolare nel Nord.
L. Patruno, "L'Adige", 24 novembre 2008

E' necessario sperimentare aggregazioni con una forte connotazione di rappresentanza territoriale e civica, come del resto si è già fatto in Trentino alle ultime elezioni provinciali.

Segretario Pacher, cosa vuol dire un Pd trentino federato a quello nazionale? Io penso a un Pd nazionale che è nato intorno a una carta di valori che sono i punti di riferimento in cui tutti ci riconosciamo. E poi nelle varie regioni un insieme di forze, chiamiamoli partiti democratici territoriali, confederati a livello nazionale ma che nei loro territori si muovono con schemi e alleanze aperte. Il Pd ha i numeri per poter consolidare il percorso avviato da un anno e che in aprile ha subito un colpo molto duro con la sconfitta alle elezioni politiche. Questo può farlo a partire dai territori, non credo infatti che sarà dal livello centrale che potranno arrivare spinte di innovazione capaci di rimettere in moto l'entusiasmo.

Lei parla così alla luce dell'esperienza trentina delle provinciali? Certo, quando si riesce ad articolare il partito bene sui territori, a coinvolgere le persone si riescono anche a smuovere le cose. Io penso che la conferenza dei segretari regionali del Pd dovrebbe diventare una sorta di Senato delle regioni, nel quale tutte le realtà regionali confederate, che sono dotate di forte autonomia a livello locale, si trovano e assumono le decisioni di carattere nazionale. Il Pd del Trentino ha approvato venerdì scorso lo statuto del partito, ma la questione del rapporto confederato con Roma non è stata affrontata e rinviata al congresso che si terrà l'anno prossimo.

Vuol dire che la sua idea di partito è un punto aperto su cui potrebbe non esserci la condivisione della maggioranza? Non so se è la posizione maggioritaria, noi abbiamo tenuto a parte questo tema perché è materia squisitamente congressuale. Comunque io penso che la nostra esperienza ci dica qualcosa, ovvero che un partito ha tante più possibilità di essere credibile nell'elettorato quanto più riesce ad essere dentro nel sentire della propria comunità di riferimento. Per questo è importante avere un Pd nazionale che attraverso questo meccanismo apra nuovi canali di alimentazione di idee e sensibilità partendo dalle diverse specificità territoriali.

Pensa che serva un Pd del Nord con un suo leader, come dice Chiamparino? Se l'idea è quella di un Pd confederato, questo stride con il Pd del Nord, perché nel nord ci sono realtà diverse. Io direi che serve una dimensione su scala regionale del partito, agganciata però a quella nazionale, altrimenti non trovi il modo per incidere con le tue sensibilità sulla politica nazionale se non sei dentro un insieme. Sono stato lunedì scorso all'assemblea dei segretari regionali del Pd e devo dire che questa istanza era abbastanza forte. Purtroppo a livello nazionale continuiamo a perdere tempo con le cretinate.

A cosa si riferisce? Sono preoccupatissimo per la ripresa del dibattito sulle europee, se dobbiamo stare nel gruppo del Pse o del Ppe. Noi siamo democratici, si dovrebbe costruire un nuovo gruppo democratico, superando gli schemi vecchi. Qui in Trentino, i «territoriali» sono già quelli dell'Upt. Anche il Pd può essere un partito territoriale? Nessuno ha una titolarità esclusiva della territorialità. Noi siamo territoriali perché abbiamo cercato di interpretare il sentire della comunità e il riscontro elettorale lo dimostra.

Che differenza c'è tra Pd e Upt? Ci sono i territoriali «democratici» e quelli di «centro»? Interpretiamo sensibilità diverse. Noi riteniamo che il Pd sappia interpretare delle sensibilità diffuse nel nostro territorio, se no non saremmo il primo partito del Trentino. Quindi ci sentiamo un punto di riferimento possibile per un'area vasta e queste elezioni nono solo l'inizio. Dellai ha già detto che però vuole creare un grande partito territoriale unendo Upt, Udc, Patt.

Teme la forza di questa aggregazione? Rispettiamo il progetto di quelle tre forze, che non ci vede coinvolti. Noi ci sentiamo partner di coalizione. E non immaginiamo alleanze diverse finché il Pd avrà questo peso politico, che vogliamo fare crescere e che ne determina la centralità nel dibattito politico trentino.


inviato da davide il 25 novembre 2008 20:10
Affinchè il PDT sia, per tutto il Nord, laboratorio del progetto del partito territoriale, beh ...credo che al giovane PDT serva ora soprattutto continuità nella linea politica. Quindi invito caldamente Alberto Pacher a non fare gesti affrettati e a mantenere in prima persona la conduzione del nostro nuovo partito.
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