Veltroni: "Il Partito Democratico come antidoto alla deriva populista e razzista e garanzia contro l'intreccio perverso tra affari e politica".

Walter Veltroni, segretario nazionale del Partito democratico, questo pomeriggio alle 17.30 sarà a Trento, all'auditorium S.Chiara, per sostenere i candidati del Pd, guidati da Alberto Pacher, e naturalmente il governatore Lorenzo Dellai.
L. Patruno, "L'Adige", 17 ottobre 2008

Veltroni ritorna in Trentino dopo la tappa del marzo scorso durante la campagna elettorale per le elezioni politiche.
Segretario Veltroni, il Trentino è una piccola realtà, ma oggi rappresenta l'ultima enclave del centrosinistra in un Nord Est tutto in mano a Pdl e Lega. Alle elezioni provinciali del 26 ottobre un senatore leghista, Sergio Divina, tenta l'assalto al «fortino» del governatore Lorenzo Dellai. A livello nazionale il Partito democratico come sta seguendo queste elezioni locali? Come dimostra il moltiplicarsi di manifestazioni di campagna elettorale che vedono la partecipazione di tanti dirigenti nazionali, il Pd sta seguendo con grande attenzione queste elezioni provinciali e regionali in Trentino - Alto Adige. Ma non perché il Trentino sia l'ultimo fortino di centrosinistra in un Nord che va tutto a destra. Questa è un'immagine assolutamente distorta dell'Italia del Nord. Il centrosinistra governa regioni del Nord come il Piemonte, la Liguria, l'Emilia Romagna, moltissime province, a cominciare da quella di Milano, comuni come Torino, Genova, Venezia, Bologna, Padova, Vicenza. Abbiamo più volte perso e riconquistato la Regione Friuli-Venezia Giulia, o il comune di Verona o di Brescia. Non siamo maggioranza al Nord, ma siamo in campo, con molti punti di forza. E certamente, il Trentino è uno dei nostri punti di forza più solidi e radicati.
Il presidente Dellai, assieme al sindaco Chiamparino e ad altri, avrebbe voluto un Partito democratico del Nord, o comunque più «territoriale». Il Pd non è nato così e a Trento il governatore ha affiancato al Pd del Trentino un altro partito, l'Unione per il Trentino, che nasce da un pezzo della ex Margherita, perché secondo lui con il Pd da solo non si vince. Cosa ne pensa di questa accoppiata Pd-Upt? Il Pd è nato in Trentino come lo hanno voluto i trentini. In tutta Italia il Pd è un partito nato dal basso, dalla spinta di quasi tre milioni e mezzo di cittadini che, un anno fa, affollarono i seggi per eleggere segretario e assemblea costituente nazionale, ma anche segretari e assemblee costituenti regionali: un partito unitario e federale, a indicare la precisa scelta che in ogni parte d'Italia, all'interno di un quadro di valori, programmi e regole condivisi, esso dovesse assumere la fisionomia culturale, politica e organizzativa che fosse più in sintonia con la comunità concreta che vuole candidarsi a rappresentare. In Trentino, un anno fa, non si votò per il livello provinciale: era aperta la discussione sull'ipotesi di dar vita ad un partito autonomo federato col Pd nazionale. Dopo le elezioni politiche, i trentini hanno deciso di dare vita al Pd provinciale. Nel nostro partito, le decisioni che riguardano il livello locale, si prendono a livello locale. A differenza di quanto fa la destra, che parla tanto di federalismo, ma poi decide chi candidare presidente della Provincia autonoma di Trento, non in Trentino, ma a Roma, a palazzo Grazioli.
La legge elettorale, che prevede l'elezione diretta del presidente della Provincia, ha spinto il governatore uscente a candidarsi con il sostegno di una coalizione piuttosto ampia, che va dai Verdi all'Udc (è esclusa la sinistra radicale). Dellai ha però anche spiegato di non credere a un modello bipartitico, perché in Italia, lui dice, favorisce la destra, e di essere favorevole a un modello bipolare. Lei è sempre convinto della «vocazione maggioritaria» del Pd? Il Pd è un partito a vocazione maggioritaria, come tutti i grandi partiti europei. Un grande trentino, Nino Andreatta, parlava di «partito del Paese». Ciò significa che noi aspiriamo a rappresentare la maggioranza degli italiani, non ci ritagliamo uno spazio di nicchia, più o meno identitaria. Vocazione maggioritaria non significa presunzione di autosufficienza. Ben vengano le alleanze, purché fondate su un chiaro progetto di governo, non su ammucchiate tenute insieme solo dall'essere contro gli avversari. E infatti la coalizione che sostiene Dellai è una coalizione riformista, è la coalizione dei riformisti: democratici, popolari, autonomisti, ambientalisti, moderati. Chi non si riconosce nel perimetro del riformismo sta da un'altra parte. A destra invece hanno messo insieme una coalizione di tutti gli estremismi, compresi lugubri personaggi dichiaratamente neofascisti e neonazisti.
L'Udc ha deciso di sostenere il candidato presidente del centrosinistra e l'operazione viene vista con particolare favore da Enrico Letta, che ci ha messo lo zampino, e che da tempo sostiene l'esigenza per il Pd di guardare al centro, in particolare appunto all'Udc. Pensa che il test trentino, nel caso di vittoria di Dellai, possa avere riflessi nazionali positivi anche per quanto riguarda i rapporti tra Pd e Udc? Sono molto contento della scelta dell'Udc in Trentino. È la prova provata che la coalizione di destra, a guida leghista, è inabitabile per i moderati, per chi ha De Gasperi e non Haider nel proprio Dna. Sul piano nazionale, l'Udc ha scelto una posizione autonoma, riservandosi di decidere le alleanze locali caso per caso. È una posizione che rispettiamo. Sta di fatto che, caso per caso, l'alleanza col Pd sta diventando sempre più naturale e sempre più impossibile quella col Pdl, che non propone all'Udc un'alleanza basata sulla convergenza programmatica, come facciamo noi, ma un'annessione pura e semplice, come è avvenuto in Abruzzo, con l'inevitabile rifiuto da parte dell'Udc.
Uno degli argomenti chiave della campagna elettorale è il federalismo fiscale e il futuro dell'autonomia speciale. Il governatore Dellai sostiene che le autonomie speciali ci rimetteranno, mentre la Lega dice che regioni e province a statuto speciale non sono in pericolo. Lei cosa pensa di questa riforma che porta la firma di Calderoli? Penso che si tratti, al momento, di una scatola vuota, più un'operazione propagandistica, che un vero progetto di riforma. Finché non sarà chiaro quale sarà il dare e l'avere dello Stato e delle diverse regioni si rischia di andare incontro ad amare sorprese. Dellai fa bene a diffidare. Del resto, ha le carte in regola, perché sotto la sua presidenza non si è mai rinchiuso in una difesa miope e statica del rapporto tra le autonomie speciali e il governo nazionale, ma ha raccolto la sfida di far crescere il Trentino, fino a farne una vera comunità autonoma, capace di far fronte con le proprie risorse anche a nuove, strategiche competenze: basti pensare alla scuola o alle infrastrutture, due settori che vedono il Trentino all'avanguardia in Italia.
Si va al voto un clima molto aspro per via di un'inchiesta su appalti pilotati che ha colpito soprattutto il centrosinistra, benché coinvolga anche esponenti del centrodestra, e una polemica per la scoperta di un sito di un candidato della Fiamma Tricolore, partito alleato del candidato del centrodestra, con messaggi razzisti e neonazisti. Ritiene che questione morale e razzismo siano oggi due temi centrali della politica anche nazionale? Qual è la posizione del Pd? Moralità e trasparenza dei comportamenti e contrasto ad ogni conflitto d'interessi, così come messa al bando di qualunque deriva populista, tanto più se razzista o xenofoba, dovrebbero essere precondizioni della politica, condivise da tutti. Il Pd del Trentino mi pare abbia tutte le carte in regola per proporsi non solo come argine, ma anche come antidoto a entrambe queste malattie. Il riformismo è l'antitesi del populismo, che dilaga tra i nostri avversari. E la nostra cultura della solidarietà, per la quale ogni uomo è mio fratello, ci porta a combattere con determinazione ogni tentazione razzista, anche quella più subdola, perché più nascosta, meglio camuffata. È il caso della recente mozione della Lega sulle classi differenziali per i bambini «non italiani»: concetti che fanno rabbrividire, perché ricordano tragiche pagine di storia e strizzano l'occhio a sentimenti e istinti indegni dell'umanità. Ma il Pd è anche la migliore garanzia contro l'intreccio perverso tra affari e politica. Le recenti vicende giudiziarie, che hanno turbato una comunità che da sempre fa dell'onestà un giusto motivo di orgoglio, nascono dalla debolezza delle coscienze dei singoli, ma anche da una certa confusione tra il livello istituzionale e quello politico. Un Pd premiato da un vasto consenso popolare, guidato da una personalità di indiscussa capacità e onestà come Alberto Pacher, è la migliore garanzia che ad un'istituzione provinciale giustamente forte, farà da contrappeso democratico un partito forte, aperto, trasparente.
Il 25 ottobre, il giorno prima del voto in Trentino, il Pd organizza la manifestazione a Roma contro le politiche del governo Berlusconi, una manifestazione che molti ritengono inopportuna in questo momento, soprattutto vista l'emergenza legata alla crisi finanziaria internazionale. Perché il Pd va in piazza? Con Berlusconi lei ritiene davvero che l'opposizione non riesca a fare la sua parte in Parlamento? Il Pd va in piazza per criticare le politiche economiche e sociali del governo e per avanzare le sue controproposte, come avviene in tutte le grandi democrazie. Noi critichiamo il governo, perché in piena recessione non fa nulla per sostenere la crescita, la domanda interna, i redditi da lavoro e da pensione. E come hanno fatto i democratici americani, avanziamo precise proposte di sgravi fiscali, finanziati da altrettanto precisi e mirati risparmi di spesa. Chiediamo ai cittadini di sostenere questa nostra battaglia, che è una battaglia per il Paese. La piazza non è il luogo dell'estremismo e tanto meno la negazione del Parlamento. Il 25 ottobre dimostreremo che è possibile, anche in Italia, dare vita ad una grande manifestazione di popolo, insieme di protesta e di proposta. E che la battaglia riformista che conduciamo in Parlamento, una battaglia che, come abbiamo dimostrato con l'Alitalia, il negoziato sul nuovo modello contrattuale, o il decreto sulla crisi finanziaria, sa essere allo stesso tempo dura col governo e propositiva col Paese, questa nostra battaglia ha un grande, grande consenso popolare.

Vedi anche:

"Veltroni: Adesso siamo più forti", G. Tessari, Trentino, 17 ottobre 2008
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"Veltroni: con noi l'Udc, con lotro i neonazisti", T. Scarpetta, Corriere del Trentino, 17 ottobre 2008
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