Sostegno alle imprese innovative ma con selettività

Il Trentino è il territorio con la più elevata densità di startup innovative, 144 ogni 10 mila società di capitali. Un primato non nuovo, ribadito e consolidato anno dopo anno a partire dal 2012, che ritroviamo ora nel Rapporto Cerved Pmi 2016. Attenzione: i numeri sono importanti, ma vanno interpretati.
Alessandro Olivi, "Corriere del Trentino", 30 novembre 2016

 

In Trentino stiamo puntando non tanto o non solo a far crescere imprese purchessia, ma a creare un habitat che incoraggi la creazione o l’insediamento di imprese innovative, capaci di stare sul mercato con la forza delle idee e della qualità delle loro produzioni. Lo sottolineo con riferimento ad alcune classifiche che si limitano a registrare la crescita del cosiddetto «popolo delle partite Iva», fenomeno che pure dimostra come la crisi del lavoro dipendente abbia fatto emergere in Italia — certo, in parte giocoforza — voglia di mettersi in gioco e capacità di intrapresa. Ma lo sottolineo anche per riprendere gli input contenuti nell’editoriale che ho letto ieri sul Corriere del Trentino, nel quale si riprendono i dati della Camera di Commercio sulle imprese giovanili, ovvero condotte prevalentemente da imprenditori sotto la soglia dei 35 anni, i quali certificano per il Trentino una percentuale pari al 9,35% (Bolzano 7,40%).

Di nuovo: oltre ai numeri conta anche qualcos’altro. Contano la qualità dell’iniziativa imprenditoriale e del lavoro impiegato, la sua sostenibilità, le prospettive di crescita che apre. Se non partiamo da qui, rischiamo di ripetere l’errore che facevano in tanti in un recente passato quando, recatisi ad esempio in qualche grande metropoli dell’Europa del Nord, rimanevano favorevolmente impressionati dalla facilità con cui in quei contesti era possibile avviare un’attività in proprio. Certo la facilità, sul piano della burocrazia, è lodevole, non a caso rappresenta uno dei fattori di competitività e attrattività dello stesso Trentino. Ma l’osservazione superficiale di certo presunto dinamismo a volte impedisce di cogliere che le attività avviate possono avere un’esistenza brevissima e non rappresentare un’efficace risposta al precariato dei nostri tempi (precariato che è parte di quella che Zygmunt Bauman definisce «società liquida»).

Il Trentino ha operato una scelta precisa, puntando soprattutto alla creazione di impresa innovativa di cui, appunto, detiene oggi il primato a livello italiano. Parliamo di innovazione a 360° gradi, e anche qui, attenzione ai luoghi comuni: pure un caseificio di malga può avere caratteristiche innovative, non solo una startup specializzata in microprocessori. A fare la differenza è la visione imprenditoriale prima che il «campo da gioco». Non abbiamo peraltro trascurato come vi siano settori della nuova imprenditorialità che fanno più fatica ad emergere, per diverse ragioni. Ad aprile 2015 abbiamo varato un nuovo pacchetto di misure a sostegno della nuova imprenditorialità con specifico riferimento alle donne e ai giovani, i cui tratti distintivi sono l’accorpamento di misure diverse, norme più semplici e chiare, l’apertura di uno sportello unico, ma soprattutto la possibilità di anticipare l’erogazione di parte del contributo, non più concesso solo a consuntivo. I risultati, ancorché parziali, parlano chiaro: nei due bandi 2015 e 2016 (è in corso un terzo, con termine 13 gennaio 2017) ci sono state 714 domande, per l’86% da parte di giovani e donne, con investimenti complessivi per i privati impegnati nell’avvio di una nuova attività imprenditoriale pari ad oltre 60 milioni di euro e un investimento pubblico di 29 milioni.

Il «Trentino innovativo» certificato dal Cerved non è insomma frutto del caso e nemmeno la naturale (e facile) conseguenza dei finanziamenti di cui dispone la nostra speciale Autonomia. Ha a che fare con l’approccio strategico, la responsabilità e la concretezza a cui si sforzano di tendere tutti gli attori del sistema, la Provincia autonoma di Trento, l’Università, i centri di ricerca, Trentino sviluppo, ma anche il mondo della scuola e le stesse organizzazioni di rappresentanza del mondo dell’impresa e del lavoro.


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