Orsi, gestire per prevenire

L'uccisione dell'orsa Amarena in Abruzzo fa riflettere anche noi trentini. Spesso quella regione era stata indicata, da settori dell'opinione pubblica, come un esempio "alternativo" al Trentino, in materia di convivenza fra comunità umane e grandi carnivori.
Lucia Maestri, 7 settembre 2023

 

Purtroppo vediamo che il paradiso degli animali non esiste neanche là: e se fossimo capaci di uscire dalle facili semplificazioni, di resistere alla tentazione di schierarci con l'una o l'altra fazione - da un lato gli animalisti "duri e puri", dall'altra coloro che vorrebbero eliminare tutti gli orsi (e i lupi) presenti nelle nostre valli - ci renderemmo conto che non esiste da nessuna parte, neanche in America, la patria dei grandi parchi naturali e della wilderness. No, non esiste una soluzione facile al problema del nostro rapporto con la natura. Né per quanto riguarda la fauna selvatica, né con riferimento ad altre problematiche, come quelle generate dal cambiamento climatico. Esiste una ricerca, paziente, faticosa, di soluzioni sempre migliori, di equilibri di volta in volta più avanzati.Due cose, mi sembra, bisogna evitare: da un lato, cedere alla tentazione della retorica, del populismo. Promettere ad esempio ai nostri allevatori che possiamo sbarazzarci facilmente degli orsi in eccesso, abbattendoli o trasferendoli altrove (dove? Non si sa, ovviamente).

Dall'altro, astenersi dal fare quello che già oggi sarebbe possibile fare, che è poi l'altra faccia della medaglia. Con la scusa di non poter mettere in campo soluzioni radicali, lasciare inattuate anche iniziative che invece potrebbero essere utili al fine di prevenire l'insorgere di incidenti, o di porre comunque rimedio ai problemi generati dalla convivenza con gli orsi.Lo ha detto bene recentemente anche Roberto Zoanetti, che è stato per anni direttore del Parco Naturale Adamello Brenta: gli strumenti per intervenire già adesso ci sono, compresi quelli previsti dalla legge 9 del 2018, che è stata non a caso utilizzata in passato anche dal presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi per rimuovere un esemplare pericoloso. Certo, sono strumenti sottoposti a dei vincoli, come quello di chiedere un parere e a Ispra (non vincolante). Soprattutto, però, qualora si scelga di percorrere la strada del prelievo di un esemplare - la sua cattura o persino il suo abbattimento - è necessario prima aver dimostrato di avere posto in essere tutte le altre misure che dovrebbero prevenire l'insorgere di incidenti gravi.Ed è proprio questo il punto fondamentale. Queste misure non sono state realizzate nella maniera adeguata, da parte dell'attuale Giunta provinciale.

L'informazione, innanzitutto, che deve essere davvero capillare, e raggiungere in pari misura i turisti, i residenti, gli studenti delle nostre scuole. Ma non si tratta solo di questo: pensiamo a questioni come il monitoraggio (sappiamo che i radiocollari non sono la panacea, ma perché sono stati, a quanto pare, abbandonati?), la gestione dei rifiuti (cassonetti a prova di orso e non solo), la ricerca (abbiamo realtà all'avanguardia in Trentino, in ambito faunistico-ambientale ma anche nelle varie branche dell'intelligenza artificiale, perché non li coinvolgiamo di più?), la stessa refusione dei danni subiti dagli allevatori (come denunciato recentemente da un allevatore della val Rendena, contestando la tesi del vincolo dei "de minimis" sostenuta dall'assessorato provinciale). Su tutti questi temi la Provincia non sta offrendo risposte adeguate. A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca, diceva qualcuno che di politica se ne intendeva. Non vorremmo che questa inerzia fosse in parte calcolata, al fine di far crescere l'esasperazione di alcuni settori della nostra opinione pubblica, e scaricare tutte le responsabilità su chi realizzò, alla fine degli anni '90, il progetto Life Ursus.

Quando non si hanno la pazienza, la volontà o le capacità necessarie per far fare alla società dei piccoli, preziosi passi in avanti, la tentazione di sparigliare le biglie è grande. Ma, voglio ripeterlo, tutto questo non serve a nulla. Non servono a nulla proclami e promesse roboanti. La verità è che l'ambiente va gestito, giorno dopo giorno. Perché l'ambiente siamo anche noi, noi donne e uomini che viviamo e prosperiamo grazie alle piante, agli animali, all'acqua, all'aria. Noi donne e uomini che dobbiamo farci carico persino dei rischi che il rapporto con la natura porta con sé. Facendo sempre ogni sforzo per prevenire tragedie come quella accaduta ad Andrea Papi (la cui famiglia continua ancora, comprensibilmente, a porre il problema delle "scuse" non ricevute). Senza illuderci di poter vivere in una bolla, asettica, perfettamente isolata dal mondo esterno, perfettamente sicura. Questa bolla non esisterà mai, né in Trentino, né in Abruzzo, né in America, dove gli attacchi di orsi si verificano nonostante tutti gli sforzi fatti per prevenirli (e dove nessuno, però, chiede che tutta la popolazione ursina venga rimossa).Quella che deve imboccare il Trentino oggi è una strada che conduca chiaramente verso un rapporto maturo con i grandi carnivori, un rapporto adulto, consapevole, realista. Gli strumenti ci sono, e altri possono essere prodotti. Quello che bisogna accuratamente evitare di fare, invece, è pensare di affidarsi a qualche "uomo della provvidenza" (magari a Roma) che risolva i problemi al posto nostro.