Il Pd, con la coalizione e il candidato presidente Francesco Valduga, hanno condiviso un documento politico che costituisce la cornice valoriale dell’Alleanza Democratica Autonomista.
Trento, 1 agosto 2023

Questo documento verrà poi arricchito con le proposte e le idee che costituiranno il vero e proprio programma per le elezioni provinciali di ottobre, frutto di un percorso collettivo sul territorio, sviluppatosi in cinque appuntamenti, durante i quali hanno partecipato centinaia di persone da tutto il Trentino contribuendo con preziosi contributi, idee e suggestioni.

Un programma scritto con e per i territori, che contenga proposte e soluzioni condivise all'altezza del nostro Trentino!

 

 

ALLEANZA

DEMOCRATICA

AUTONOMISTA

VALDUGA PRESIDENTE

PER IL GOVERNO DEL TRENTINO

 

UNA COMUNITÀ AUTONOMA E LE SFIDE GLOBALI

 

Il Trentino che grazie alla Autonomia ha assicurato lo sviluppo economico e sociale affrontando le sfide poste dalla globalizzazione, dalla trasformazione tecnologica, dalle crisi economiche e dalla pandemia, oltre alla drammatica realtà di una guerra che investe l'Europa, oggi è davanti a due grandi cambiamenti: il cambiamento demografico e il cambiamento climatico.

Stiamo vivendo un calo demografico e un crescente invecchiamento della popolazione che, accompagnati dai nostri giovani che emigrano e da barriere rispetto all'arrivo di nuove persone, comportano sia la carenza di forza lavoro che l'aumento dei costi e dei servizi necessari. Una trasformazione sociale che richiede politiche strutturali e integrate a sostegno dell’economia, del lavoro - di quello delle donne e dei giovani in particolare - del diritto alla formazione, alla casa e alla salute, e con servizi e politiche di inclusione e di condivisione e conciliazione lavoro-famiglia che aiutino a costruire un futuro migliore.

Il cambiamento climatico produce costi e impatti ambientali che alterano le condizioni di vita e che rischiano di pregiudicarne la qualità e di compromettere il benessere economico e sociale. E' un problema globale, ma che colpisce ancor di più il nostro territorio: la temperatura media è salita , si registrano periodi di siccità prolungati ed eventi estremi più frequenti (come Vaia), le precipitazioni nevose sono diminuite e tutto questo si ripercuote sulla salute, sull'ambiente e la biodiversità, nell'agricoltura e nel turismo. C'è bisogno di una conversione ecologica che governi l'impatto antropico e rimetta in discussione il modello di sviluppo rendendolo sostenibile, economicamente, socialmente e ambientalmente. Una conversione che accompagni i cambiamenti demografici e che non faccia pagare i costi ai più deboli.

Questo bisogno è ignorato dal governo delle destre sia a livello nazionale che in Trentino, registrando politiche che invece di investire sul futuro si preoccupano di distribuire risorse, finendo così per aumentare l'ingiustizia sociale e quella ambientale. Il Trentino invece di continuare con un uso oculato e innovativo delle risorse dell'Autonomia e di valorizzazione dello straordinario patrimonio umano che mantiene viva la nostra Comunità, rischia di disperdere il patrimonio di coesione sociale. Costituirebbe uno spreco della Autonomia e una pericolosa omologazione ad altri modelli che comprometterebbe la qualità sociale e ambientale raggiunta dal Trentino.

C'è bisogno di discontinuità nel governo del Trentino che ci consenta di ritrovare l'anima di questa terra e la specialità dell'Autonomia. C'è bisogno di costruire insieme il nostro futuro con l’innovazione necessaria per rilanciare le Istituzioni dell’Autonomia e per assicurare una maggiore giustizia sociale e ambientale. Possiamo farlo con:

la PARTECIPAZIONE nelle decisioni di tutti i soggetti, come valore costitutivo del governo dell'Autonomia, perché è sbagliato il modello centralista, che cala le decisioni dall’alto, con il quale la destra ha governato e intende governare;

la SPECIALITÀ della nostra AUTONOMIA, che non va solo difesa, ma reinterpretata e innovata, cogliendo tutte le opportunità e aprendola all'Europa e all'Euregio;

la COMUNITÀ, valorizzando l'operosità, le competenze, la solidarietà e il volontariato;

il BENE COMUNE, preservato con la gestione delle risorse naturali: acqua, energie rinnovabili, territorio e paesaggio, e del patrimonio storico e degli spazi urbani;

un SISTEMA ECONOMICO locale competitivo, innovativo, e sostenibile;

affrontando la CONVERSIONE ECOLOGICA, facendo i conti con i cambiamenti climatici ed investendo in nuove politiche di mitigazione e adattamento, sostenibilità e tutela della biodiversità;

investendo nella PUBBLICA AMMINISTRAZIONE e nella sua formazione e innovazione e nella valorizzazione dei Comuni e delle Comunità, superando il centralismo provinciale e scegliendo la partecipazione democratica;

sostenendo il VOLONTARIATO, L'ASSOCIAZIONISMO e la cooperazione allo sviluppo quali complementi essenziali delle funzioni pubbliche e delle attività private sia ordinarie che emergenziali;

rilanciando la COOPERAZIONE e la mutualità nei servizi, nel credito, nell'agricoltura, nel lavoro e nelle nuove forme delle Comunità energetiche e delle Cooperative di comunità;

costruendo SICUREZZA: di far parte di una Comunità; di politiche che garantiscano pari opportunità tra le persone e il pieno esercizio dei diritti e dei doveri civili e sociali; di un lavoro e della sua dignità; di una formazione permanente per la crescita di ogni persona; di un reddito di esistenza; di una casa; di una sanità pubblica e di qualità accessibile a tutti; di una protezione che eviti l'esclusione con politiche e reti di solidarietà, superando le discriminazioni di genere, economiche, sociali e culturali; di una cultura della legalità che eviti le infiltrazioni della criminalità nella nostra comunità;

con POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO, che ne migliorino le condizioni, che trattengano e attraggano lavoratori e lavoratrici, con percorsi di formazione, accoglienza e inclusione che avvantaggino la comunità trentina nel suo insieme.

 

LA NOSTRA IDEA DI TRENTINO

 

AUTONOMIA

 

UN PATRIMONIO DA NON SPRECARE

Il Bene Comune in Trentino è la sua Autonomia. Un patrimonio che non è dato solo da uno Statuto e dalle risorse che ne derivano, ma è prima di tutto l'espressione di una Comunità che ha trovato nell'Autonomia la possibilità di una propria identità e di una propria emancipazione. L'Autonomia non trae il suo fondamento solo da un percorso storico, da un accordo internazionale e dalla Costituzione della Repubblica italiana, ma in primo luogo dalla coesione sociale e dalla solidarietà e dalla capacità di buon governo che si sono espresse anche nella gestione di un territorio e di beni comuni che hanno permesso la crescita e lo sviluppo del Trentino.

Questo bene comune non va solo conservato come diritto e come difesa di competenze e risorse, ma va ancheinterpretato come opportunità di uguaglianza sociale, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, oltre che di crescita economica e culturale.

L’Autonomia si inserisce in un quadro di coesione nazionale e integrazione europea, non ha lo scopo di ottenere dei privilegi, ma di esercitare responsabilmente l'autogoverno a beneficio, oltre che della Comunità trentina, di tutto il Paese.

La mancanza di visione e di cura da parte dell'attuale governo provinciale, e la progressiva disattenzione da parte di chi ha  responsabilità di amministrazione e di gestione, hanno comportato incuria e incapacità di comprendere l'importanza della cultura dell'Autonomia e richiedono un impegno straordinario, per far sì che l'Autonomia sia riconosciuta e fatta propria da tutti quelli che vivono in questa terra e condivisa in un progetto che guarda al futuro.

L’Autonomia provinciale va rafforzata nella cornice regionale,  valorizzandonella gestione delle risorse territorialila comune difesa e sviluppo delle prerogative autonomistiche. La dimensione regionale va difesa, mantenendo l’unicità dello Statuto della Regione Trentino-Alto Adige-Sudtirolo, nell’ambito del quale potranno essere adottate -previo inserimento della clausola d’intesa -, le modifiche utili a rafforzare la cooperazione fra le due Province Autonome in tutte le materie di interesse regionale o sovraregionale a partire dall’ambito dell’Euregio. Perché l'Europa è il nostro investimento per un futuro di pace e cooperazione.

Il Trentino deve tornare ad essere laboratorio innovativo anche nell'esercizio delle competenze legislative e amministrative. Va ridefinito il rapporto con la legislazione statale per superare il continuo contenzioso e dando certezza delle risorse dell'Autonomia a partire dall'esercizio di funzioni in materia fiscale.

 

GIUSTIZIA SOCIALE E GIUSTIZIA AMBIENTALE

L’Autonomia, come tutto il mondo, ha due sfide da affrontare:  le disuguaglianze sociali e il riscaldamento globale. Consapevoli che giustizia sociale e giustizia ambientale vanno di pari passo, dobbiamo usare l’Autonomia e le sue risorse per ridurre le disuguaglianze e per azioni di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, che va contrastato con una conversione ecologica della nostra economia e del nostro modo di vivere.

Dobbiamo attingere al patrimonio sociale per favorire la piena integrazione di ogni persona che vive in questo territorio, per garantire l’equità sociale e prevenire ogni forma di discriminazione, povertà ed esclusione.

Il contrasto alle disuguaglianze sarà più efficace se il Trentino avrà una dinamica economica positiva che produca e redistribuisca ricchezza. Più che alla crescita dobbiamo puntare a uno sviluppo che produca benessere, non solo economico. Con un investimento nel sistema formativo e della ricerca che sostenga le imprese e le filiere che hanno come obiettivi la qualità, la sostenibilità, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

E dobbiamo attingere alla gestione responsabile del bene comune e allo sviluppo di imprese e cooperazione innovative per favorire la conversione ecologica: attraverso la rinnovabilità delle fonti energetiche, l’efficientamento energetico, la tutela della qualità delle acque pubbliche, l’economia circolare, la sfida della sostenibilità nell'agricoltura e nell’economia di montagna, nel turismo e nella mobilità. 

Il cambiamento climatico che ha maggiormente colpito il territorio alpino obbliga a politiche di mitigazione e di adattamento, che devono portare ad un ripensamento strategico delle politiche urbanistiche ed energetiche, di gestione delle risorse idriche, forestali, di quelle agricole e di quelle turistiche.

 

COMUNI E COMUNITÀ DI VALLE

La Provincia ha bisogno di una riforma che rafforzi il ruolo degli enti locali e il loro decisivo compito di gestione del territorio e di amministrazione pubblica. L’accentramento provinciale e lo svuotamento delle Comunità di valle rappresentano invece l’opposto di una sussidiarietà responsabile che veda gli enti locali protagonisti e che assicuri processi partecipativi. Le Comunità di valle permettono il decentramento provinciale ed essendo espressione dei Comuni li rafforzano, rendendoli protagonisti del governo del territorio.

Per questo le Comunità di valle vanno potenziate nella gestione dei servizi e nella programmazione sociale accanto a quella urbanistica.

 

POLITICHE DI RIEQUILIBRIO VALLI E CITTÀ

Il Trentino va pensato e realizzato come un’unica grande comunità alpina che sa garantire i medesimi servizi e le medesime opportunità a tutti gli abitanti. Non è possibile dividere il Trentino tra città e valli, tra centro e periferia, tra fondovalle e montagna: abbiamo un unico territorio e lo stesso futuro.

Fondamentale è assicurare il riequilibrio territoriale per evitare che la concentrazione di servizi e di attività economiche porti ad uno spopolamento della montagna e delle realtà più periferiche.

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SPESA PUBBLICA

La pubblica amministrazione va riformata e valorizzata anche nella sua dimensione professionale e digitale per essere al servizio dei cittadini, assicurando l’accesso a tutti e in tutti i territori e dando risposte in tempi certi.

È importante garantire servizi di qualità ai cittadini puntando ad una maggiore efficacia e professionalizzazione delle risorse umane. È dalla motivazione e dalla capacità di valorizzare la professionalità dei dipendenti pubblici che dipende la qualità dei servizi. C'è bisogno di assumere personale preparato e motivato e gestire il ricambio dello stesso, assicurando le competenze necessarie per una riforma della pubblica amministrazione che la renda efficiente.

Ci vuole trasparenza e occorre emanare norme regolamentari chiare e puntuali, in modo che ogni cittadino conosca i suoi diritti e i suoi doveri, nonché i tempi di esecuzione dei procedimenti.

Le società pubbliche vanno gestite ricercando le competenze, nel rispetto della parità di genere e gli appalti e gli affidamenti dei servizi devono essere oggetto di revisione perché la riduzione dei costi non è l'unico obiettivo e non può essere ottenuto a scapito deidiritti dei lavoratori e della sostenibilità.

La spesa pubblica deve considerare la limitatezza delle risorse e darsi come obiettivi la sobrietà e la lotta allo spreco e una distribuzione delle risorse più equa sia socialmente che territorialmente, con un uso esteso dell'ICEF, adottando il principio della progressività fiscale, ma anche ripensando le priorità in modo da superare le rigidità strutturali dei bilanci e liberando risorse per nuove politiche.

L’Autonomia deve sapersi distinguere per la trasparenza, evitando ogni infiltrazione malavitosa, anche attivando un apposito osservatorio.

 

POLITICHE FISCALI E TARIFFARIE

Il principio cardine che deve guidare l’imposizione fiscale, le tariffe e i trasferimenti alle famiglie è l’equità. Tariffe e compartecipazione alla spesa devono dipendere dall’indicatore della condizione economica che deve essere costantemente migliorato.

Sui trasferimenti alle imprese, invece, è la capacità di incidere positivamente sul contesto, non solo in termini economici ma anche sociali e ambientali.


 

LAVORO ED ECONOMIA

 

IL LAVORO

Non c’è Comunità se non c’è lavoro e se il lavoro non è sicuro e adeguatamente retribuito, in modo da assicurare alle persone e alle famiglie una vita piena e dignitosa e favorire la natalità.

Va promossa, anche nell’azione del pubblico e nel trasferimento di risorse al privato, una occupazione stabile, evitata la precarietà, migliorata la retribuzione, sostenuti il salario minimo e l’applicazione dei contratti di lavoro maggiormente rappresentativi, estendendo la contrattazione di secondo livello e aziendale.

Vanno incentivate le imprese, anche nella dimensione del lavoro autonomo, che creano e riconoscono il lavoro, che investono nell'innovazione e nella sostenibilità, nella sicurezza e nel welfare e che assicurano la formazione e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Va favorito il percorso formazione/lavoro e l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con una giusta retribuzione; sostenuta la partecipazione al lavoro delle donne e superata la disparità di trattamento tra uomo e donna; incentivata la qualità del lavoro attraverso la formazione continua dei lavoratori, un'organizzazione che permetta un migliore equilibrio tra vita e lavoro, l’estensione della certificazione aziendale per la parità di genere.

Vanno date risposte alla carenza di forza lavoro: favorendo l’incontro tra domanda e offerta con politiche attive e riqualificazione continua; con politiche retributive che valorizzino la contrattazione collettiva e la bilateralità; con opportunità di crescita professionale; con l’offerta di casa e di servizi e di welfare aziendale. Vanno trattenuti i giovani e accolte nuove persone, anche aprendo corridoi di immigrazione regolati, assicurando un’adeguata accoglienza e una piena integrazione.

I progetti di inserimento lavorativo come il “progettone” rimangono importanti, per offrire lavoro e cittadinanza a chi ha difficoltà o viene escluso dal mercato del lavoro e per elevare la qualità dei servizi della pubblica amministrazione e della gestione del bene pubblico.

 

IL TERRITORIO

Il territorio non è solo il luogo dove vive e si riconosce  la Comunità trentina, ma è anche la prima risorsa dalla quale ricavare lavoro e benessere e con la quale attrarre presenze e altre risorse.

Il territorio ha una sua unità e una sua unicità che non va scomposta in singole risorse da sfruttare, pena la compromissione del suo valore. Paesaggio, ambiente, acque, risorse agricole e forestali, patrimonio storico, urbano e rurale, richiedono rispetto e una valorizzazione che tenga conto della fragilità. Vanno perciò utilizzati criteri di sostenibilità nella definizione delle politiche economiche e sociali, considerando le risorse energetiche e naturali anche in base ai loro limiti, alla capacità di carico degli ecosistemi e alla loro capacità di rigenerazione.

Una gestione attenta delle risorse del territorio,  del demanio provinciale e comunale, la valorizzazione del patrimonio degli usi civici, la responsabilità delle Comunità di valle e degli enti locali, sono le prime azioni dalle quali partire.

 

IMPRESE, SERVIZI E INDUSTRIA

E’ necessario sostenere lo sviluppo e la sostenibilità nel lungo periodo delle imprese già presenti, favorire la nascita e la crescita dell’imprenditoria giovanile e femminile e rendere attrattivo il Trentino per idee innovative. Ciò richiede condizioni di supporto alle imprese, di natura economico-fiscale, di sostenibilità ambientale, di capitale umano qualificato.

Il contesto apparentemente positivo rischia di essere compromesso da una mancanza di manodopera qualificata. È fondamentale la formazione, che consenta di contrastare l’abbandono scolastico, implementare l’orientamento scolastico e universitario, trattenendo i soggetti così formati, e colmare la differenza tra le competenze richieste dal mercato e le competenze a disposizione dei lavoratori.

L'industria, l'artigianato e i servizi sono risorse decisive anche per il Trentino e dobbiamo puntare ad imprese che sviluppino produzioni ad alta intensità di ricerca e a basso impatto ambientale e alta valorizzazione del capitale umano.

Stimolare l’innovazione e l’internazionalizzazione, anche nei settori tradizionali, con la stretta collaborazione tra mondo della ricerca, della formazione e delle imprese, favorendo l’accesso al credito, per garantire una crescita ad elevato valore aggiunto da ridistribuire con la partecipazione di lavoratrici e lavoratori,

L’aumento della produttività e dei salari e della qualità del lavoro è un nostro obiettivo. Per i lavoratori è necessario il supporto alla contrattazione collettiva per elevare gli stipendi e per offrire occasioni di crescita, la flessibilità del lavoro che non sia precarietà e lo sviluppo di telelavoro e di smart-working.

Utile per le imprese e per i lavoratori è un sistema integrato di mobilità pubblica e l’estensione della rete ferroviaria rendendola adeguata al trasporto delle merci.

 

ARTIGIANATO

L’artigianato è una risorsa ricca di saperi, competenze e professionalità, chiamato a contribuire alla trasformazione ecologica con la riqualificazione edilizia ed energetica, e che richiede politiche di sostegno, di formazione professionale, e sinergie con il turismo, l’agricoltura e il commercio, promuovendo i prodotti “made in Trentino”.

COMMERCIO

Il commercio in Trentino vive una grave crisi che è globale e anche di identità. Sostenere la presenza e l’innovazione delle attività commerciali è necessario anche come presidio territoriale e occorre andare nella direzione della sostenibilità, sostenendo l’economia circolare e la filiera corta e incentivando la riduzione dei costi d’affitto che sono spesso causa della chiusura degli esercizi.

 

AGRICOLTURA, ZOOTECNIA, PATRIMONIO ITTICO E FORESTE

È necessario ripensare all’agricoltura trentina non solo in termini di produzione, ma anche come fornitrice di servizi (custode del territorio, supporto al turismo) per restituirle un ruolo sociale e per stabilizzare il reddito.

Promuovendo nuove formule di attività e servizi si consentirebbe l’emergere di modelli agricoli diversificati, idonei ad affrontare le sfide ambientali e a favorire modelli diversi di consumo. Gli agricoltori devono, infatti, affrontare la sfida di produrre alimenti e proteggere la natura salvaguardando la biodiversità. La diversificazione tutelerebbe l’intero sistema rispetto a crisi climatiche, variazioni di mercato, epidemie e parassiti.

Sono necessari formazione e sostegno pubblico alle imprese, favorendo innovazione digitale, semplificazione burocratica e ricambio generazionale, puntando ad una agricoltura sostenibile con un uso intelligente della risorsa idrica e promuovendo il “made in Trentino”.

E’ necessario garantire la sicurezza di chi lavora in montagna con la gestione mirata della presenza faunistica.

Accanto al distretto del legno - che va riorganizzato e reso resiliente rispetto a quanto accaduto con Vaia e in atto con il bostrico - l’agricoltura di qualità e di montagna avrà un fondamentale ruolo nel generare produzioni di qualità ad alto valore aggiunto che rappresentino il Trentino; presidiare il territorio salvaguardando l'integrità paesaggistica e promuovendo la biodiversità; integrarsi in modo sistematico con la proposta turistica.

Accanto alle attività di itticoltura è importante, per ripopolare la fauna ittica dei nostri fiumi e laghi, reintrodurre specie ittiche, quali la trota fario, capaci di ridare vitalità all’ecosistema.

 

ORSI E LUPI

La comprensibile rabbia delle popolazioni che vivono nelle aree con la presenza dei grandi carnivori deve essere seguita da interventi concreti, per ridare fiducia e senso di padronanza nella gestione dei plantigradi che negli ultimi anni è risultata assente.

La sicurezza della popolazione e la conservazione delle forme tradizionali di vita e di lavoro in montagna sono una priorità assoluta che non può essere compromessa dal giusto principio della biodiversità della fauna. Bisogna prevedere l’approvazione di un nuovo life ursus che tenga conto delle criticità emerse dal progetto iniziale e metta in campo gli interventi previsti dalla legge nella gestione degli orsi pericolosi (cattura e/o abbattimento).

Analoga attenzione deve essere prestata alla presenza crescente dei lupi o di altri animali che comportano gravi danni all’agricoltura di montagna e al patrimonio zootecnico e animale domestico.

 

TURISMO

Il turismo è una dimensione fondamentale per l’economia della montagna e per il Trentino, va quindi sostenuto in un processo di qualificazione e in un contesto di sostenibilità ambientale ed economica e richiede una politica che ne governi le criticità e che ne orienti lo sviluppo.

C’è il rischio di una crescita disordinata del turismo, che non comporta solo degli impatti ambientali, ma anche una trasformazione e saturazione del territorio e della sua economia, mutandone l'identità. I conflitti nell'uso delle risorse, e tra le diverse esigenze ambientali e sociali, possono accompagnare la crescita economica con fenomeni di spopolamento e di abbandono delle attività necessarie per mantenere viva la montagna e il territorio. La criticità ad esempio nell'uso del patrimonio edilizio sta già comportando la difficoltà per lavoratrici e lavoratori di avere una residenza e di rendere stabile la loro presenza.

ll turismo deve potersi fregiare di qualità, interpretando il territorio e le sue risorse, nel rispetto dell’ambiente, offrendo una mobilità sostenibile e con la capacità di regolamentare gli accessi quando viene compromessa la qualità dell’offerta.

E’ necessaria la formazione degli operatori e il ricambio generazionale; il riuso delle strutture dismesse e la promozione delle stagioni intermedie che permettano non solo il ritorno economico, ma anche quello sociale, a partire dalla stabilità e qualità del lavoro e con la disponibilità di case per i lavoratori.

Il Turismo Trentino del Futuro deve riuscire a coinvolgere l’intera comunità, includendo nell’offerta anche l’agricoltura, la zootecnia, l’artigianato, l’industria, la cultura e le attività sociali.

 

AMBIENTE E CONVERSIONE ECOLOGICA

 

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

L’aumento della temperatura media in Trentino indica come i territori montani subiscano in modo più rilevante i cambiamenti climatici. Le precipitazioni nevose sono diminuite, il permafrost si scioglie e fondono i ghiacciai. Cambia la tendenza delle precipitazioni, con periodi più prolungati di siccità, e l’intensificarsi degli eventi estremi. E così ondate di calore più frequenti che colpiscono i più fragili. Si osserva anche la crescita di malattia infettive, parassitarie e zoonotiche. Le coltivazioni soffrono per la siccità prolungata e per il rischio di gelate. La biodiversità animale e vegetale muta. Per queste regioni si rendono necessarie azioni incisive di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Servono forti azioni nella direzione della riduzione delle emissioni climalteranti.Entro il 2030 dobbiamo diminuirle del 55% rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Le azioni individuali sono fondamentali perché cambiano la cultura, ma sono le scelte politiche che fanno la differenza. L’Autonomia può e deve fare di più! Ma stando attenti che gli impegni di decarbonizzazione non acuiscono le diseguaglianze sociali.

È necessario, inoltre, adattarsi a un clima che cambia, attuando tutta una serie di interventi per proteggere la salute e il territorio: migliorando le condizioni dell’abitare e i luoghi di lavoro; riducendo nelle città le temperature estreme con spazi verdi; prevenendo il dissesto idrogeologico e tutelando gli ecosistemi e i settori socioeconomici più vulnerabili a partire dall’ utilizzo della risorsa idrica.

Oggi è quindi fondamentale sostenere la transizione ecologica ed energetica. La comunità provinciale nel suo insieme deve esserne protagonista. I processi informativi e partecipativi, delle persone e delle imprese, devono essere intensificati e migliorati per giungere ad un nuovo sentimento di condivisione collettiva, che permetta a tutte e tutti di sentirsi parte integrante dell’ambiente e di viverlo come cosa propria, sentendosi in obbligo di rispettarlo e farlo rispettare.

Tema cruciale è quello delle scelte urbanistiche che vanno concentrate su politiche del riuso degli spazi abbandonati e del patrimonio immobiliare inutilizzato, con la redistribuzione di nuove funzioni e nuova organizzazione urbana che elevi la qualità del vivere e riduca la mobilità obbligata.

 

L'ACQUA E LA SICUREZZA DEL TERRITORIO

L'acqua è il bene comune prezioso per la vita di ciascuno e per la biodiversità, non può che essere pubblica e non può esserne compromessa la qualità con sfruttamenti senza limiti e con usi conflittuali con gli obiettivi di tutela.

E' necessario pertanto salvaguardare la naturalità dei corsi d’acqua e la qualità e assicurarne un equilibrio nell'uso, promuovendo la responsabilità di ognuno e migliorando il sistema acquedottistico oltre al recupero delle acque meteoriche.

L’utilizzo idroelettrico va subordinato al rispetto dei deflussi ecologici, alla sicurezza e alla tutela degli habitat e alle misure necessarie nei periodi di siccità.

E l'acqua è anche legata alla sicurezza del territorio, alla prevenzione dai fenomeni alluvionali e dai rischi idrogeologici.

 

ENERGIA E RIFIUTI

La Comunità provinciale nel suo insieme deve diventare protagonista della transizione energetica

L’idroelettrico è una risorsa strategica, della quale è necessario che la maggioranza del controllo e la competenza in materia di concessioni sia provinciale e va accompagnato dallo sviluppo di altre fonti rinnovabili, dal risparmio e dall'efficienza energetica degli edifici pubblici e delle abitazioni private, dalla mobilità elettrica e dalle Comunità energetiche rinnovabili, al fine di assicurare l'autoproduzione e superare la povertà energetica.

Il trattamento dei rifiuti richiede una più coraggiosa riduzione degli stessi e, a valle di una costante ricerca di riuso e di raccolta differenziata, il superamento e il risanamento delle discariche e la coesistenza di un'economia circolare in crescita con lo smaltimento del residuo, verificando prima la possibilità di conferimento all’impianto regionale esistente e, se non possibile o sufficiente, con il ricorso ad un impianto di smaltimento e valorizzazione energetica rispettoso della salute e dell'ambiente.

 

MOBILITÀ SOSTENIBILE

Per una realtà alpina la mobilità è decisiva per mantenere la cura della montagna e la vita delle comunità più periferiche e svantaggiate, nonché per favorire l’attrattività e il turismo. Ma una realtà alpina ha la sua fragilità che non va compromessa con l’irresponsabile sviluppo di infrastrutture che favoriscono il trasporto di merci e persone su gomma.

È necessaria una trasformazione che riduca la mobilità dovuta al lavoro e all'assenza di servizi, che renda vantaggiosa e più efficiente la mobilità su rotaia, ciclopedonabile e pubblica.

Ed è necessario creare tutte le condizioni strutturali e di contesto: investire nella mobilità pubblica; rimodulare per quanto possibile i tempi e gli orari delle città a partire dal settore pubblico; redistribuire funzioni in un'area vasta, prevedere dis/incentivazioni e agevolazioni, utilizzare le tecnologie digitali anche per limitare le esigenze di spostamento.

 

Un piano per la mobilità sostenibile

Il Trentino deve dotarsi di un Piano della Mobilità sostenibile che garantisca un'efficace intermodalità.

La mobilità pubblica deve essere resa accessibile e poco costosa, offrendo un servizio pubblico vantaggioso rispetto alla mobilità privata, con migliori e più rapidi collegamenti tra centro e periferia e una più ampia copertura temporale.

La connessione ferroviaria con il Trentino e un sistema di mobilità pubblica adeguato sono anche fondamentali per il futuro del turismo, perché fattore di attrazione e di riduzione dell’impatto ambientale.

 

La rete stradale

Il collegamento nord/sud è definito dalla scelta dell'alta capacità ferroviaria. Per il collegamento con il Veneto non è necessario il completamento della Valdastico, ma una particolare attenzione dovrà essere dedicata al traffico stradale sull'asse Brennero, sulla Valsugana e nei collegamenti con l’Alto Garda,risolvendo le criticità puntuali.

Va presidiata la messa a gara del project financing presentato dalla Autostrada del Brennero che prevede un corridoio green, digitale e sicuro, per garantire che il controllo resti pubblico.

La rete ferroviaria

Accanto alla mobilità umana, vanno individuate le priorità per trasferire la mobilità delle merci su gomma in favore del traffico su rotaia.

Occorre puntare con forza sull’investimento nella rete ferroviaria. Ci sono opportunità, che non vanno sprecate, di sviluppare le ferrovie, attingendo alle risorse europee, per connettere il Trentino ai corridoi nazionali ed europei.

Occorre migliorare l’utilizzo delle tratte esistenti, elettrificando la Valsugana, prolungando la Trento-Malè e progettando la Rovereto-Riva e della ferrovia delle valli dell’Avisio.

Ed è urgente che il Trentino sia protagonista più deciso rispetto al progetto di raddoppio della ferrovia del Brennero, definendo le tratte a sud e a nord della circonvallazione di Trento e le connessioni con la rete ferroviaria e della mobilità pubblica e assicurando, già nella realizzazione della tratta appaltata, partecipazione, sicurezza e tutela ambientale e della qualità della vita della popolazione.

 

SALUTE, SICUREZZA SOCIALE E DIRITTI

 

SALUTE E SANITÀ

La tutela della salute e l'organizzazione della sanità sono una componente essenziale del benessere di una Comunità. La qualità della vita e del lavoro, la qualità dell'aria e dell'ambiente, la salute animale sono, accanto agli stili di vita e all'alimentazione, elementi essenziali di prevenzione che deve essere assicurata da buone pratiche e da politiche coerenti. La sanità è chiamata ad accompagnare e curare una Comunità e tanto più è pubblica tanto più c'è la possibilità che la salute sia garantita a tutti e tutte nello stesso modo.

Le persone hanno bisogno di non sentirsi sole nel bisogno, di avere percorsi di cura condivisi e uniformi sul territorio e di non essere obbligate dai tempi di attesa a cercare risposte nella sanità privata, che tutti non possono permettersi. Il ruolo della sanità privata deve restare complementare (non sostitutivo, come oggi avviene per troppe prestazioni anche urgenti) a quello del pubblico. Il pubblico deve tornare a garantire almeno tutte le prestazioni urgenti e prioritarie

La sanità trentina richiede priorità nella assegnazione di risorse economiche e nella dotazione di risorse umane (e la loro formazione e giusta retribuzione ) che assicurino il presidio del territorio e la possibilità di accesso uguale per tutti/e. Urgente è pertanto l'inversione della direzione intrapresa dalla destra che sta indebolendo la sanità pubblica, compromettendone la qualità.

Decisiva è l'azione di prevenzione per una cultura della salute, in funzione del benessere collettivo, e del contrasto ad ogni forma di dipendenza, così come il potenziamento della medicina e dell’assistenza territoriale.

Con la valorizzazione della medicina di base (medici e pediatri) integrata con l’assistenza infermieristica territoriale, e con il supporto di personale amministrativo e la dotazione tecnica per supportare la diagnostica e la presa in carico del paziente. Ma è essenziale che ci sia più integrazione con i presidi ospedalieri, con la specialistica, con i consultori familiari, i centri di salute mentale e con i servizi sociali, coinvolgendo il Terzo settore.

Nell’organizzazione dei presidi sanitari serve garantire appropriatezza delle cure e sostenibilità del sistema, e quindi, accanto al Nuovo ospedale universitario ad alta specializzazione è necessaria la riorganizzazione dei presidi territoriali di prossimità, che si integrino con gli ospedali periferici e con i previsti Ospedali di Comunità e Case della Comunità.

 

SICUREZZA E PROTEZIONE SOCIALE

La sicurezza è prima di tutto sentirsi parte di una Comunità, senza sentirsi cittadini di serie B, perché non accolti/e o perché esclusi/e dal lavoro, dalla casa e dai diritti di cittadinanza, per fragilità o disabilità, o perché oggetto di violenze e discriminazioni, a partire da quelle di genere. La sicurezza è avere un lavoro e un reddito, ed è avere la giusta protezione sociale che risponda al disagio sociale, mentale, alle disabilità, al bisogno di cura della famiglia, all’invecchiamento.

Per questo va rivisto e riqualificato il nostro sistema di welfare, rendendolo capace di intercettare ogni forma di disagio e di sofferenza, più efficiente anche nel sostenere percorsi di emancipazione. Partendo dalla dimensione solidale della nostra comunità e ricorrendo, oltre alle risorse professionali pubbliche e private, al prezioso patrimonio del volontariato e alle competenze espresse dal terzo settoreedalla cooperazione trentina, che sono componenti importanti per la qualità del lavoro e delle relazioni della nostra comunità, e che devono valorizzare il patrimonio di pratiche e competenze che hanno garantito coesione sociale.

Servono politiche di sostegno alle persone e alle famiglie, che riconoscano e rispondano ai bisogni e non al consenso elettorale, con aiuti mirati e non indifferenziati come è stato fatto dal governo delle destre.

Il lavoro non è solo fonte di reddito, ma anche di dignità e di inclusione sociale, nonché possibilità di esprimere le proprie potenzialità. Le condizioni del lavoro devono permettere questa espressione di sé. Anche il lavoro di cura, che deve essere prioritariamente garantito dai servizi pubblici, deve essere riconosciuto in tutta la sua dignità.

Accanto alle situazioni di povertà materiale e di impoverimento sociale e di solitudine, si registrano fragilità nascoste dovute a condizioni invalidanti, alla perdita di lavoro, all'instabilità delle relazioni affettive, alla difficoltà ad essere genitori: situazioni che non sempre sono intercettate dai dai servizi sociali o non sempre ci sono gli strumenti adeguati per rispondere al bisogno.

Occorre prevenire il disagio sociale, ponendo prioritaria attenzione alla fascia d’età 0-6 e supportando la genitorialità.

E’ necessario realizzare progetti territoriali di inclusione sociale che superino la logica degli interventi emergenziali ed estemporanei. Bisogna porre al centro il tema dell’integrazione socio-sanitaria e dell’accessibilità (territoriale; di genere; di reddito; linguistica; fisica) dei servizi che garantiscono un adeguato diritto alla salute.

 

TERZO SETTORE

Si devono assicurare politiche equitative che rispondano in modo selettivo ai bisogni, attraverso una burocrazia semplificata, con risorse umane e finanziarie adeguate a una riforma che elevi la qualità dei servizi, anche attraverso la co-progettazione, in un nuovo patto di collaborazione tra pubblico e privato sociale.

Negli affidamenti di servizi le risorse devono essere sufficienti a garantire la qualità, con l’applicazione e il rinnovo di contratti che tutelino i lavoratori e riconoscano indennità adeguate al costo della vita.

 

NON AUTOSUFFICIENZA, ANZIANITÀ E DISABILITÀ

Con l’allungamento della vita e l’aumento della non autosufficienza la domanda di assistenza aumenterà e di conseguenza serve aumentare il ventaglio delle risposte, integrate da un welfare generativo di comunità. Sostenere in tal senso interventi preventivi: invecchiamento attivo, abitare collaborativo, reti di prossimità.

Innanzitutto serve privilegiare il domicilio come luogo di cura, assicurando però le risorse necessarie a garantire un buon supporto sociale e sanitario. Vanno altresì potenziate le forme di assistenza semi-residenzialità (centri diurni, centri Alzheimer) e ripensate organizzazione e funzioni di quelle residenziali (RSA).

Utilizzare le nuove tecnologie può aiutare nell’assistenza alle persone anziane e con disabilità, ma governando l’utilizzo dell'intelligenza artificiale senza perdere mai di vista la centralità della persona, delle relazioni e dei suoi bisogni.

Si deve lavorare ancora molto per ridurre gli ostacoli e le barriere, anche di tipo culturale, che limitano le persone con disabilità nell'essere soggetto portatore di diritti legittimi alle quali vanno garantiti pari diritti e pari opportunità. Oltre ai diritti delle persone disabili va prestata attenzione anche ai familiari.

 

LA CASA

L'abitare non è solo una esigenza privata, è esigenza pubblica assicurare una risposta che permetta a tutti/e condizioni abitative dignitose.

C'è bisogno di politiche che diano risposte, a partire dal riuso del patrimonio edilizio e delle aree non utilizzate, al bisogno di prima casa; politiche che puntino alla qualità e all'efficienza energetica; regole edilizie e misure fiscali che favoriscano la locazione a lungo termine e assicurino risposte al bisogno di casa per i lavoratori, rispetto all'uso turistico che va regolamentato e limitato.

E' necessario invertire l'abbandono dell'edilizia pubblica che ha comportato il degrado e il non uso con un piano straordinario per accrescere l'offerta di alloggi pubblici oltre che agevolati e per assicurare agli studenti, senza contrapposizione con le esigenze di residenza, il diritto allo studio. E vanno attivate misure che riducano per chi è in difficoltà, i costi delle utenze, e non solo dei canoni di locazione.

 

POLITICHE MIGRATORIE

In un quadro di emergenza umanitaria mondiale in conseguenza di conflitti e problemi climatici e di una carenza di forza lavoro, sono importanti due interventi: il primo relativo a interventi di accoglienza diffusa, cancellati dal governo provinciale, che sappiano rispondere ai bisogni, da quello linguistico a quello abitativo, di chi fugge da situazioni di pericolo e che chiede rifugio nel nostro Paese; il secondo è quello di prevedere politiche di inclusione sociale e lavorativa per l'intera comunità trentina, a prescindere dalla provenienza.

 

POVERTÀ

Anche nel ricco Trentino negli ultimi anni, a causa della pandemia e dell’aumento delle diseguaglianze, sono aumentate le fasce di popolazione povere e in condizioni di marginalità. Serve quindi sostenere maggiormente gli enti del terzo settore che si occupano di povertà e di aiuti alimentari, anche sostenendo progetti di reinserimento sociale.

 

PARI OPPORTUNITÀ

Senza una partecipazione paritaria di donne e uomini al mondo del lavoro, alla politica, nei ruoli di responsabilità e nel lavoro di cura, resterà inespressa una parte importante del capitale socio-economico del Trentino e pregiudicata la crescita di tutta la Comunità.

C'è bisogno di un nuovo modello culturale e di sviluppo sociale che preveda un più forte coinvolgimento diretto delle donne, anche nelle funzioni dirigenziali e in politica, per questo la Strategia provinciale per la parità di genere deve essere una priorità.

Senza un nuovo equilibrio sociale la denatalità metterà a rischio lo sviluppo e la sostenibilità del Trentino. È cruciale adottare misure che innalzino il tasso di occupazione femminile e assicurino un pari trattamento tra donne e uomini . Bisogna investire nell’educazione alla parità di genere, al rispetto delle donne e al contrasto di ogni tipo di discriminazione - basata sull’etnia, religione, disabilità, orientamento sessuale, identità di genere - in tutti gli ambiti della società ed è necessario diffondere la consapevolezza della necessaria condivisione paritaria dei compiti di cura.

 

POLITICHE GIOVANILI

Mettere al centro delle scelte di politica economica e sociale i bisogni dei giovani, attivando le risorse per la loro autonomia e sostenendo il desiderio di partecipazione.

Va sostenuto il diritto allo studio e la formazione professionale,creati spazi e opportunità culturali per i giovani, sostenuta l’occupazione e l’imprenditoria giovanile e il ricambio generazionale.

Va rafforzato, anche rispetto alle identità digitali che rischiano di non sviluppare il senso critico, il senso di comunità e offerte occasioni di socializzazione.

 

SPORT

La pratica sportiva riguarda la dimensione della salute e del benessere individuale; ha una valenza turistica e, in senso lato, economica; permette di fruire dell’ambiente naturale e di riappropriarsi degli stessi spazi urbani; ha un'importante funzione educativa e per questo va rafforzato il radicamento della pratica sportiva.

 

VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONISMO

Il volontariato è un patrimonio del Trentino prezioso per la coesione sociale e la solidarietà e capace di dare risposte, sia alle emergenze che alla domanda di crescente sostegno. Va alleggerito dalla crescente burocrazia, assicurati servizi di supporto e formazione per ricreare un contesto favorevole all’autorganizzazione dei cittadini in forma associativa e mutualistica. E va rifondato un patto di reciprocità con la Pubblica Amministrazione, inaugurando una nuova stagione di coprogettazione.

 

SCUOLA, UNIVERSITÀ, INNOVAZIONE E CULTURA

 

SCUOLA

L'attuale governo provinciale si è distinto per la mancanza di cura della Scuola, e la rinuncia a consolidare e sviluppare la scuola trentina come laboratorio di ricerca e sperimentazione. Una disattenzione che la scuola sta pagando con l’assenza di risorse e di politiche necessarie per assicurare la qualità che è stata fin qui espressa e per ricercare nuove risposte al bisogno di assicurare a tutti una migliore istruzione, evitare la dispersione, offrire percorsi di orientamento e nuove opportunità di formazione, eche rispondano alle nuove esigenze legate al bisogno di plurilinguismo e di transizione ecologica e digitale, confrontandosi con il mondo del lavoro, rispondendo ai bisogni educativi speciali e valorizzando il personale insegnante.

La scuola, che rimane la più importante dimensione di socializzazione e di cittadinanza, deve essere in grado di offrire opportunità diverse a seconda dei livelli di partenza, per colmare le diseguaglianze e valorizzare le capacità di ciascuno.

La scuola è una Comunità di educatori che non può essere divisa (come prevedeva la riforma provinciale delle carriere). Ed è la relazione tra docente e studenti che educa. Occorre passare da una scuola delle prestazioni ad una della crescita, investendo sulle alleanze educative.

Una scuola che fa conoscere la storia e il valore dell’Autonomia e che ne usa le competenze per dare segnali di innovazione. Fondamentale è garantire all’autonomia scolastica reali spazi di sperimentazione, per adeguare l’offerta formativa e contemporaneamente procedere al rinnovamento del ruolo del Dipartimento della Conoscenza e a restituire funzioni all’Iprase.

È necessario riconoscere il valore della funzione educativa degli insegnanti e del personale scolastico, stabilizzandoli per garantire continuità didattica, sostenendone la formazione, adeguandone le retribuzione.

Nelle relazioni tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro serve supportare un sistema orientativo capace di fronteggiare la dispersione scolastica, di valorizzare le aspettative degli studenti e di raccordarsi con il mondo lavorativo.

 

SCUOLE D’INFANZIA E 0/6

Il Trentino ha una scuola e dei nidi d’infanzia d'eccellenza e va assicurato un accesso paritario in ogni territorio. Il processo di crescita è un continuum integrato e unitario sul piano evolutivo, per questo è opportuno dare corso al sistema integrato 0-6, ma nel rispetto delle specifiche identità educative dei servizi 0-3 e 3-6 e senza ridurre la scuola d’infanzia da istituto formativo a servizio conciliativo (così come concepito dall’allungamento di un mese che è stato fatto senza considerare le più valide soluzioni alternative).

 

EDILIZIA SCOLASTICA E DIRITTO ALLO STUDIO

Gli spazi scolastici devono essere pensati, in modo da realizzare ambienti di apprendimento e spazi laboratoriali in grado di promuovere e facilitare una didattica innovativa ed esperienziale necessaria per affrontare le sfide della transizione digitale ed ecologica.

Serve valorizzare le scuole come edifici, spazi permeabili alla comunità, aperti ai ragazzi e alla cittadinanza al di fuori dell’orario scolastico.

Serve garantire pari opportunità nell’accesso allo studio, tanto territoriali, quanto economiche, in particolare nella possibilità di soggiorni di studio internazionali.

 

UNIVERSITÀ

Una buona scuola come una buona Università e un buon sistema di ricerca sono ingredienti essenziali per assicurare la crescita di una Comunità e lo sviluppo di imprese innovative che favoriscano una maggiore giustizia sociale e ambientale.

Contraddice con questa esigenza la precarietà delle risorse per l'Università, che vanno invece assicurate, a partire da quelle per garantire spazi adeguati per la didattica e la ricerca.

Abbiamo bisogno di politiche basate su solidi saperi scientifici per affrontare le sfide principali del nostro tempo: il ruolo di Università e ricerca sono fondamentali proprio per dare a questo territorio gli strumenti per produrli. Queste politiche dovranno riguardare tanto percorsi di sostegno alle imprese quanto l’attivazione di specifici progetti di ricerca.

 

RICERCA E INNOVAZIONE

Le scelte del governo provinciale uscente hanno fortemente compromesso l'operatività e la qualità del comparto dell'Alta Formazione, della Ricerca e dell'Innovazione, per decenni riconosciuto e rispettato a livello internazionale e fin qui capace di attrarre capitale umano, di generare sviluppo, di attrarre risorse finanziarie private.

E’ urgente chiudere questa parentesi di azione governativa segnata da disattenzione e incompetenza che ha portato a un forte ridimensionamento degli stanziamenti del bilancio provinciale a favore dell'Università di Trento, della Fondazione Edmund Mach, della Fondazione Bruno Kessler, allo sradicamento degli Enti nazionali di ricerca: in primis CNR, INFN, Crea e all’incapacità di rapportarsi con gli altri attori europei e con i Centri privati di ricerca. Occorre recuperare una strategia di sistema, dove gli attori pubblici e privati, possano riconoscere nella capacità di lavorare insieme l'opportunità di puntare alla frontiera della qualità e dell'internazionalizzazione, recuperando la presenza di Enti nazionali di ricerca e i rapporti con gli altri attori europei e con i Centri di ricerca privati, evitando l’esodo di docenti, ricercatori e studenti.

 

CULTURA

E’ fondamentale l'investimento nella cultura come valorizzazione di un patrimonio, che è anche popolare, come crescita di una Comunità, come dimensione professionale e di valore aggiunto e come componente dell'offerta turistica e dimensione internazionale.

Una funzione “generativa”, che vede nella cultura non solo e non tanto l'aspetto del consumo, ma quello dell'investimento, cioè di un fattore capace di riprodurre valore nel tempo.

Oggi non vengono riconosciute le potenzialità della cultura nei territori decentrati, come supporto per la comunità, in termini di partecipazione, soprattutto per i più giovani, di welfare comunitario per gli anziani e le persone sole, come incentivo alla permanenza nei territori, come possibilità di sviluppo di servizi per il turismo, come opportunità di lavoro.

Si insiste troppo sulle istituzioni culturali o sull'organizzazione di eventi e sulla spettacolarizzazione, trascurando l’obiettivo di una crescita culturale diffusa, continua e non episodica di tutta la comunità.

 

EUROPA, PACE E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Le sfide che il Trentino e la sua Autonomia devono affrontare possono essere superate con successo solamente attraverso il rafforzamento del progetto europeo per trovare soluzioni sostenibili e non emergenziali ai grandi temi come l’approvvigionamento energetico, la transizione ecologica e la salvaguardia ambientale, le migrazioni, la gestione e risoluzione dei conflitti.

Nel rispetto del principio di sussidiarietà, vogliamo quindi valorizzare la più stretta cooperazione tra la dimensione europea, nazionale e locale e avvicinare quanto più i trentini e le trentine all’Europa e sostenere un coinvolgimento diretto degli enti territoriali nel processo decisionale europeo.

La cooperazione e la solidarietà internazionale sono una cifra distintiva di questa terra e il diffuso volontariato ha favorito la crescita di una dimensione internazionale dell'associazionismo, che guarda allo scambio, all'interdipendenza e alla solidarietà. Il governo provinciale non ha riconosciuto questo patrimonio e ha tagliato le risorse che vanno ripristinate, unitamente al rilancio del ruolo diretto della Provincia. Il Trentino deve tornare a essere laboratorio nella solidarietà internazionale.

La nostra Autonomia è anche chiamata a riconoscere l'impegno della sua Comunità e dei suoi enti locali nella promozione dei diritti umani e della cultura della pace e farsi essa stessa, forte della propria storia, testimone e promotrice di soluzioni non violente dei conflitti e del riconoscimento dei diritti delle minoranze e della loro aspirazione all'autonomia e alla libertà.