Andreatta avverte gli alleati: "A Trento si vince solo se stiamo uniti"

«Quando si trova una modalità per stare insieme, quando si costruisce un'alleanza per stare insieme, i risultati possono arrivare».Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, si "coccola" il 47,64% che Giulia Merlo ha strappato nel capoluogo, tenendo a debita distanza Martina Loss, ferma al 39,01% (ma comunque vincitrice nel collegio).
G. Piccoli, "Trentino", 28 maggio 2019

Chiaro che le parole di Andreatta sono rivolte a tutte le componenti della coalizione del centrosinistra autonomista, in particolare a quelle che - viste le dinamiche politiche dell'ultimo anno e mezzo - si sono mostrate irrequiete e con lo sguardo alla ricerca di collocazioni alternative.

Andreatta, in mezzo al trionfo di Salvini, Trento resta roccaforte del centrosinistra autonomista.Come Pd, alle europee, siamo rimasti primo partito con il 34,78%. Ma a me interessa molto di più, in vista delle prossime comunali, il dato della coalizione: quel 47,64% rispetto al 39,01 della Lega mi pare un risultato importante che conferma per altro il risultato che aveva ottenuto Maria Chiara Franzoia alle politiche dello scorso marzo. A Trento l'affermazione è netta, per altro quasi isolata, visto che negli altri comuni del collegio la coalizione si è imposta solo a Cagnò, Sfruz, Ossana e Pellizzano.

Tradotto: questo significa che...? Che la volontà dei cittadini del capoluogo la interpretiamo ancora noi, questo governo della città ha meritato ancora una volta di essere riconosciuto come il più credibile.

È un messaggio che lancia agli alleati per le comunali del 2020, viste anche le ultimi vicende interne alla maggioranza? Il messaggio più grande che mando agli alleati è questo: se riusciamo ad individuare il candidato più adatto per i vari momenti che si presenteranno; se riusciamo a stare insieme; se riusciamo a capire che l'avversario è la Lega, la Lega non solo come partito ma come cultura leghista (una cultura divisiva, che spesso guarda ad alcuni e non a tutti, che gioca molto sulle paure e sulle promesse che fa); ecco, se riusciamo a fare tutto questo, allora possiamo guadare positivamente al futuro. Trento è una città che ha i valori della solidarietà, che ha i valori dell'accoglienza, che crede però anche nei valori di una credibilità amministrativa, per cui c'è un forte impegno in ogni ambito della vita del cittadino. Il dato del voto ci dice che dobbiamo andare avanti così.

È già partita la campagna elettorale per le comunali?La campagna elettorale è partita due anni fa in provincia ed è partita anche qua, i segnali ci son tutti. Oggi c'è un motivo in più per i nostri avversari per impegnarsi sulla città. E come loro, noi ci impegneremo per dimostrare le nostre ragioni con la quotidianità e la concretezza dell'impegno.

Perché la Lega non ha del tutto sfondato nel capoluogo?C'è sempre stato un certo humus, attento a costruire rapporti e relazioni positive. Trento è città dell'incontro e del dialogo con tutti, con tutte le culture e religioni, con qualunque categoria del pensiero.

Qual è il profilo giusto per il prossimo candidato a guidare la città?Manca un anno e non è compito mio dirlo, anche se darò il mio contributo se richiesto. Questo è compito di tutti coloro che si riconoscono nel progetto che ha appoggiato Giulia Merlo. Di questo se ne parlerà nei prossimi mesi, è bene farlo presto, e una cosa che va costruita: solo se poi faremo passi avanti insieme, o passi indietro se serve, potremo trovare la soluzione e la proposta ultima e definitiva. È un'operazione in parte delicata, che però anche alla luce dei risultati di oggi è possibile, doverosa e quasi obbligatoria perché consente di garantire ancora il governo a chi sa guardare ndietro alla storia della città, ma anche guardare avanti.

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TRENTO Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, cominciamo dalle elezioni europee: nel capoluogo il Partito democratico ha ottenuto il 34,78% dei voti, un risultato migliore rispetto al 18,84% dello scorso ottobre e del 4 marzo 2018, decisamente in controtendenza.

«Mi fa piacere naturalmente. A Trento il Pd è il primo partito, un fatto piuttosto raro non solo in Trentino ma in tutta Italia. È un buon risultato dunque, sono contento, ma devo dire la verità, sono affezionato in particolare a un altro esito, quello delle elezioni suppletive alla Camera dei deputati».

Giulia Merlo, in effetti, in città ha ottenuto un buon risultato. È l’unico municipio, fra l’altro, dove ha vinto, oltre a Cagnò, Ossana, Pellizzano e Sfruz. E senza i voti del Patt, sui quali aveva potuto contare, ad esempio, Maria Chiara Franzoia lo scorso anno: qual è la sua valutazione?

«Prendo atto, naturalmente, che nel collegio di Trento ha vinto la candidata Martina Loss, ma il capoluogo, esattamente come era successo il 4 marzo 2018, avrebbe espresso come deputata Giulia Merlo. In città ha vinto la coalizione del centrosinistra autonomista, antagonista di quella composta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, lo considero un risultato importante a un anno dal voto comunale, perché dice che c’è davvero la possibilità di riuscire a ottenere un esito positivo. È chiaro che c’è una condizione tuttavia, che credo tutti abbiano capito ancora più di ieri».

Quale?

«Quando riusciamo a individuare un buon candidato e su questo più partiti riescono a convergere, è possibile che arrivino la vittoria e il consenso. Quei quasi 4.500 voti di differenza fra le due candidate sono motivo di soddisfazione, ma non si può star fermi neppure un attimo, bisogna continuare, come abbiamo sempre fatto, a fare politica ogni giorno. Penso inoltre che questa sia la prova che ad ascoltare i cittadini non ci sia solo qualcuno: io rivendico, a cominciare da me personalmente e quotidianamente, lo stare nelle strade, nelle piazze, dovunque mi capiti a incontrare e parlare con le persone. C’è chi lo fa urlandolo ogni giorno, c’è chi lo fa in silenzio e senza vantarsene. Il primo compito di un sindaco è tenere insieme, non dividere la città, trovare obiettivi per tutti, saper accogliere e condividere e, quando serve, anche a cambiare nell’interesse di tutti: qualcosa che a Trento continua a essere capito».

La differenza fra le due candidate, nel complesso, è stata di circa 5.o00 voti e le schede bianche sono state un’enormità, quasi 9.000 nell’intero collegio, 3.683 solo a Trento. Sembrerebbe un messaggio dei vertici del Patt per far capire come il partito può diventare l’ago della bilancia in vista del 2020. Come interpreta il tema?

«Io mi fido di quello che ha detto il segretario provinciale Simone Marchiori rispetto alla possibilità del Patt di fare valutazioni sulla base della credibilità dei progetti, che vuol dire un programma e le persone che lo interpretano. Quindi credo si debba dimostrare, in quest’anno, che ci possa essere spazio dentro l’Alleanza, all’interno di un percorso che guarda al futuro e a una Trento che vuole cambiare per migliorare, per i valori del Patt. Io credo non siano state date indicazioni, sono certo che alcune persone abbiano sostenuto a Trento Giulia Merlo. Spero che a partire dal messaggio lanciato dalla città ci possa essere un interesse da ambo le parti a confrontarsi, dialogare, costruire un’ipotesi di futuro politico».

Con Alberto Pacher come candidato sarebbe potuta andare diversamente?

«Non voglio intervenire su questo. Il sindaco di Trento era pronto a sostenere chiunque. Valgono più il progetto e lo stare insieme: uniti si vince, divisi si perde. La persona è importantissima dentro questi contorni, altrimenti poi ci si dissolve».

A proposito di persone, è sempre Mariachiara Franzoia, secondo lei, la candidata che dovrà guidare il centrosinistra alle elezioni comunali?

«Bisognerà costruire un percorso. So che qualche forza politica ha detto di volersi confrontare sul metodo per individuare la persona più adeguata per questa sfida, credo che questo sarà uno dei nomi su cui molti rifletteranno, trattandosi di una persona che ha fatto un percorso articolato dentro il Comune e si ritroverà a 41 anni con 15 di esperienza alle spalle maturata in ruoli diversi».

In vista del prossimo anno, secondo lei per riportare sul terreno politico gli elettori rifugiati nell’astensione il centrosinistra potrebbe rinnovarsi stimolando la nascita di nuove liste?

«Bisogna continuare a fare iniziative per poter dare occasioni ai cittadini di poter essere attivi: il lavoro che viene fatto ad esempio sui beni comuni va in questa direzione. Credo sia altrettanto decisiva, tuttavia, la caratura degli amministratori. Oggi in Italia tanti Comuni presentano un mix tra partiti nazionali, tradizionali e liste civiche: chi crede alla politica deve pensare che anche questa è un’ipotesi e potrebbe essere un elemento di novità».


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