Ma ora Trento fa il contrario di Bolzano

Le decisioni e gli annunci di questi primi mesi della Giunta Fugatti sembrano andare nella direzione di un forte arretramento rispetto alla tutela dell'ambiente e alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile.
Alessio Manica, "Trentino", 23 febbraio 2019

 

Penso innanzitutto alla volontà di portare avanti la Valdastico, opera inutile per il Trentino e dal fortissimo impatto ambientale; penso alla decisione di abolire il comitato faunistico provinciale; e infine il passo indietro sulle politiche di regolazione e chiusura del traffico sui passi alpini. Tutte scelte di retroguardia, fuori dal tempo. 

E tutte fatte, mi pare, con grande leggerezza, senza un pensiero strategico, senza un’idea che vada oltre l’ansia da propaganda elettorale, l’ansia di smantellare quanto fatto dalle Giunte precedenti e l’ansia di soddisfare le richieste di porzioni di elettorato. Ma non è così che si costruisce il futuro di un territorio. La politica deve produrre visioni collettive, assumersi il rischio di interpretare il mondo, le sue tendenze, perché no anticiparle. Non può sempre e solo limitarsi ad assecondare chi fa la voce più grossa o garantisce la rendita più immediata.

 

La politica deve anche avere l’obiettivo di educare, in questo caso cercando di modificare le abitudini di chi fruisce il nostro territorio e le nostre montagne, incorporando in questa riflessione il concetto del limite. Mi pare emerga invece un’idea vecchia di turismo, fatta di numeri, macchine, sci, posti letto. Un turismo di quantità più che di qualità. A mio parere è ormai tempo di invertire la rotta, puntare sulla qualità, sui servizi, sull’ambiente, sul benessere, sui prodotti locali. Un turismo ad alto valore aggiunto insomma, e la regolazione del traffico sui passi va di sicuro in questa direzione.

 

Rinunciare dopo due anni di sperimentazione è miope. Certo c’è stata qualche nota negativa, ma le sperimentazioni servono proprio ad affinare la soluzione. Invece qui si decide di buttare via tutto, rinunciando ad affinare la ricerca di una soluzione in grado di armonizzare gli interessi degli operatori economici con quelli di milioni di persone – presenti e potenziali – che ambiscono ad un nuovo rapporto con il nostro territorio e in grado di riempire di contenuti l’appartenenza delle Dolomiti al Patrimonio UNESCO. Come ha detto Michil Costa, tornare indietro poi sarà impossibile, e lo ha capito bene il Presidente Kompatscher.

 

In tal senso è preoccupante questa ormai cronica divergenza di visione con le scelte della Giunta sudtirolese, palesatasi anche in questo caso, segno tangibile di una mancanza di dialogo e collaborazione. Se su questi temi strategici non riusciamo a collaborare con l’Alto Adige, se nei fatti perseguiamo modelli di società e sviluppo diversi, non dobbiamo stupirci se poi ognuno prende la sua strada. E allora può capitare che il Veneto si appropri di un patrimonio collettivo come le Dolomiti, facendole diventare nella strategia di comunicazione una pertinenza della città e della pianura.

 


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