Sara Ferrari: interrogazione per verificare gli effetti collaterali delle modifiche all’assegno unico: penalizzati i giovani trentini

Le modalità attraverso le quali la Giunta provinciale ha, in questi primi mesi, affrontato il tema del contrasto alla povertà e della promozione della protezione sociale appaiono piuttosto sgangherate.
Trento, 19 febbraio 2019

 

Dopo aver bocciato in Aula gli emendamenti che chiedevano di salvaguardare l’assegno unico; dopo interrogazioni ed editoriali che suggerivano alla Giunta cautela prima di cancellare un valido strumento provinciale per correre ad accodarsi a misure nazionali; dopo aver maldestramente cercato di far passare nell’opinione pubblica l’indiscutibile bontà di una simile scelta salvo poi cambiare idea e annunciare (forse) un’impugnativa contro Roma, sembra che alla Giunta Fugatti sia sfuggito un altro effetto collaterale prodotto dalle loro modifiche.

Nello specifico, per l’ansia di non concedere soldi pubbliciai cittadini di origine straniera, pare verranno fortemente penalizzati anche i giovani trentini. Sembra infatti che, d’ora in avanti, le ragazze e i ragazzi che si sposteranno all’estero per un’esperienza lavorativa, quando rientreranno in Trentino, se si troveranno nella condizione di dover cercare lavoro, non avranno più diritto all’aiuto pubblico, perché non saranno in possesso del requisito di residenza che è stato ora introdotto e che prevede una residenza continuativa in Italia immediatamente precedente alla domanda di almeno due anni.

Nella sostanza se, come spesso a questi giovani lavoratori viene richiesto, sposteranno la propria residenza nel paese estero dove si trovano a lavorare, al loro rientro in Trentino essi non avranno più la possibilità di beneficiare del reddito di garanzia se non al prezzo di rientrare nel nucleo familiare d’origine: con buona pace di tutte le politiche che da anni la Provincia promuove per la transizione all’età adulta e per accompagnare i percorsi d’autonomia dei nostri giovani. Una condizione, questa, che era del tutto assente prima della improvvisata modifica normativa voluta dalla Giunta, perché si prevedeva la possibilità di calcolare la residenza storica del soggetto richiedente.


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