Ritorno al passato remoto

Fra un po', chissà, vedrete le auto circolare e parcheggiare in piazza Duomo, davanti al Nettuno. Forse fra poco si tornerà a fumare nei ristoranti e butteremo le immondizie giù per il condotto di scarico dei rifiuti nei condomini. Chissà. Non è fantascienza. Di questo passo può accadere. Si torna indietro, ragazzi!
P. Mantovan, "Trentino", 18 febbraio 2019

 

Prima ci dicono che è meglio tornare alle auto che scorrazzano sui passi dolomitici, che la natura chissenefrega, poi ci dicono che si raddoppiano i concerti-discoteca in quota e adesso cancellano il comitato faunistico. Avanti così. Anzi: indietro. Indietro tutta.

La corsa verso il passato è incominciata e con il "governo del cambiamento" trentino sta galoppando rapidissimamente. L'ultima notizia è la prevista cancellazione del Comitato faunistico. L'assessora Giulia Zanotelli ha già ricevuto una standing ovation da parte dei cacciatori proprio ieri, grazie alla notizia della sua intenzione (ma è più di un'intenzione, è una decisione già presa). È chiaro, dicono in maggioranza, che la cancellazione del Comitato faunistico metterà fuori gioco gli ambientalisti, ma anche i cacciatori, accidenti. Ma i cacciatori applaudono: come mai? Perché in realtà il Comitato serviva a tenere alta l'attenzione proprio da parte degli ambientalisti. Ora sarà tutto più semplice (per i cacciatori). E pensare che la legge istitutiva del Comitato (che è nata nel '91, sotto il governo Malossini-Micheli) aveva lo scopo di dare maggiore tutela alla fauna, di contemperare, di dare equilibrio fra ragioni ambientaliste e ragioni di caccia, per arrivare a privilegiare sempre l'armonia della natura. Ecco. Ora invece si torna indietro.

Perché, che volete, tutto ciò che è frutto degli "ambientalisti da salotto" (come ama dire il Capitano felpato) non va bene, è una scocciatura. Così come è una scocciatura immaginare un futuro delle Dolomiti più a misura di natura, un futuro senza il rombo di moto e di auto sui passi. Sì, anche quella è una scocciatura: l'albergatore che è anche assessore agli alberghi e al turismo ha già detto che è meglio non fare più esperimenti, via, torniamo indietro, indietro tutta, era così semplice e senza fastidi andare tutti quanti con auto e moto a scorrazzare su per i passi dolomitici! E certo, indietro, andiamo indietro. L'idea di una natura salvata dalla nostra follia non sfiora il "governo del cambiamento". Perché bisogna cambiare. E cambiare significa tornare indietro. E i concerti dei dj in quota? Avanti il prossimo! Sì, concerti su concerti, che così si staccano biglietti a duemila metri, così facciamo di un'area dolomitica una bella "discoteca" tra le rocce e gli animali. Certo! Avanti così! Anzi: indietro così.

Indietro a scuola, pretendendo presepi e crocifissi, anziché cercare di dare un progetto vero a tutto il sistema trentino. Attraverso il trilinguismo o no, ma un progetto, accidenti. No, anche qui si procede così: indietro tutta.

Indietro anche in sanità. Torniamo ai vecchi modelli di ospedali che offrono tutto ovunque. Poi magari non troviamo i medici e peggiora la qualità del servizio e la sicurezza, ma indietro così, dai, che la modernità è stata tutta una sciocchezza.

Indietro anche nei rapporti con Bolzano, preferendo agganciarsi a Roma e Venezia, subendo i diktat del Capitano a Roma e le eventuali sinergie con il Grande Veneto di Zaia. Altro che autonomia. Avanti così.Indietro tutta. La parola d'ordine è questa. La impone il Capitano e la rincorrono i suoi fedeli. A partire dai governatori. Lui stuzzica sempre la nostalgia per un tempo andato da restaurare. Dice che sarebbe il caso di reintrodurre la leva militare obbligatoria, che è meglio togliere il limite all'uso del denaro contante, ogni tanto torna a dire che l'euro è una moneta finita e fa venire alla mente la dolce lira, un po' dice, un po' nega, ma intanto stuzzica, quanto stuzzica. E piano piano pare di ritornare dentro un film degli anni Sessanta. E i governatori lo rincorrono.

Così, anche qui, il cambiamento passa attraverso la cancellazione di alcune conquiste. Passa attraverso la riproposizione di vecchissimi modelli, fingendo che la modernità non ci sia stata e, se c'è stata, sia stata solo una sciagura. Ecco perché un po' alla volta si può immaginare un futuro prossimo uguale al passato remoto. Torna il sovrintendente, sparisce il comitato faunistico, comandano i cacciatori, decidono le politiche del turismo e della (non) salvaguardia della natura gli albergatori dei passi, e allora, perché no, potrebbero un giorno tornare le auto a scorrazzare in piazza Duomo a Trento, tutti a fumare nei ristoranti, tutti a gettare i rifiuti indistinti ovunque. Così, chissà, in un sol colpo qualcuno penserà di aver eliminato i fastidiosi ecologisti, salutisti e ambientalisti e crederà di aver sconfitto la globalizzazione e di aver offerto lo splendido spettacolo del governo del cambiamento. Ritorno al passato remoto. E il centrosinistra intanto? Sta a guardare, muto, con troppi rappresentanti della vecchia guardia. Gli autonomisti? Disorientati, divisi, qualcuno è così rintronato che vorrebbe imitare gli antimodernisti originali (ossia i leghisti). L'area moderata, di "centro", per ora continua a mandar giù rospi. Indietro tutta.


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