Una politica che non sa più progettare

Consapevoli di abitare ormai dentro un tempo magmatico e segnato dal continuo sovrapporsi di incertezze e contraddizioni, abbiamo abdicato al dovere della coerenza, adattandoci a vivere solo un immanente presente quotidiano, senza aver più memoria alcuna del passato, prossimo come remoto e, al contempo, privi di sguardo prospettico sul futuro. 
Luca Zeni, 21 gennaio 2019


«Tutto, oggi e subito» sembrano essere insomma le connotazioni principali delle attuali società occidentali, in un crescendo di rancori, di diffidenze, di paure indotte e di violenza.
Mentre a Londra il Parlamento boccia l'accordo faticosamente raggiunto per la Brexit, rischiando di lanciarsi senza alcun paracadute in un vuoto oscuro e sconosciuto, a Roma il Ministro degli Interni, che si occupa anche delle competenze di tutti gli altri Ministeri, va all'attacco dell'Organo di Vigilanza della Banca centrale europea.

Le accuse sono di «lesa maestà», secondo il ministro, per aver chiesto alle banche italiane la progressiva estinzione dei crediti in sofferenza. La Banca centrale europera sarebbe cioè colpevole di aver fatto il suo mestiere, che è poi quello di vigilare sugli istituti di credito.

Anche a Trento non ci facciamo mancare nulla. Infatti, il presidente della Provincia autonoma, reduce da una vittoria elettorale fondata sulla paura e sul tema inderogabile e intoccabile della sicurezza, come primo atto politico di rilievo decide di tagliare i fondi destinati proprio al comparto della sicurezza locale. In altri tempi l'attuale maggioranza sarebbe insorta come un sol uomo, mentre oggi placidamente si adegua al silenzio consenziente.
A ben vedere inoltre, le contraddizioni dell'attuale giunta provinciale abbondano in ogni settore: se da un lato si decide di sospendere i processi di accorpamento dei servizi nei Comuni, dall'altro, l'assessore al Turismo evoca in una sua prossima riforma, l'ennesima, l'accorpamento delle Apt, se non in un unico soggetto in pochi ambiti territoriali, esattamente come immaginava in passato qualche progetto di malossiniana memoria.

Ci si accorda poi per realizzare la Valdastico, un'idea di cinquant'anni fa, e ci si dimentica di coinvolgere nel dibattito politico la Provincia di Bolzano, invocando poi la stessa per costruire rapporti di pari dignità e di pari interlocuzione su altri versanti, come quello della sede di una «new company» dell'Autostrada del Brennero.
Si proclama la vicinanza agli anziani, e come primo atto in materia si sposta senza motivazione di un anno l'attuazione della legge sull'assistenza agli anziani, dimenticando che una politica che si limiti a rinviare le scelte impedisce di implementare i servizi scaricando sulle famiglie i problemi.

Si prova insomma ad aggiungere da un lato, togliendo all'altro, in una sorta di gioco al tamponamento a casaccio delle emergenze più immediate.
Eppure, per chi attribuisce alla politica un significato alto e non di solo pragmatismo ad effetto, un progetto di governo non può esaurirsi solo in questo. Esso infatti non va ridotto a mera ragioneria, ma deve liberare idee e progetti capaci di fare i conti con la realtà e di governarne gli orientamenti futuri. 
La breve deriva del compiacere l'elettorato ad ogni costo mostra insomma già i suoi primi limiti e dice quanto scarsa sia la capacità di affrontare le complessità da parte di questa maggioranza provinciale, eccelsa nell'azione censoria, ma altrettanto muta nella fase progettuale. La politica ha il dovere di guidare il presente immaginando il futuro, e oggi più che un incerto balbettio, servirebbe una riscoperta seria e ragionata degli strumenti della programmazione, non intendendo la stessa come compilazione di più o meno lunghe liste della spesa, bensì come fondamentale carattere dell'autonomia.

Nei decenni scorsi sono stati offerti gli strumenti per proporre e concretizzare una vera politica del cambiamento, che non è quello delle apparenze e del colore delle casacche, ma quello sostanziale dell'innovazione nel governo delle risorse. 

Oggi va registrato come quell'approccio di proposta politica si è via via appannato, e non possiamo nascondere che anche la coalizione del centro sinistra autonomista ha avuto difficoltà nel proporlo, e questo ha sicuramente inciso sul calo di consenso avuto. Stiamo assistendo ad uno sforzo debole ed inadeguato della politica di tradurre in azioni e scelte concrete l'impegno programmatorio per forzare il sistema in direzione di risultati socialmente più accettabili. Avremmo invece sempre più bisogno di una politica che si basi sulla programmazione, capace cioè di rimettere al centro della discussione questioni in grado di delineare grandi opzioni e di predisporre decisioni cruciali per il futuro.

In altre parole, di fronte all'acuirsi delle difficoltà è inutile inseguire affannosamente le questioni, mentre è doveroso percepirle ed anticiparle, mettendo mano alle risorse dell'autonomia per costruire innovazione progettuale, sul piano istituzionale e politico, come già si ebbe a fare nella seconda metà del «secolo breve». È su questo terreno che si misura la politica, anziché sulle più misere spiagge degli slogan e delle muscolarità, che denunciano solo debolezza di pensiero e fatica di governo.


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