Reddito di cittadinanza, la grande beffa

Il requisito dei dieci anni di residenza (invece dei tre anni attuali) e il cambio di sistema di calcolo (l'Isee nazionale anziché il nostro Icef) rischiano di cambiare profondamente la platea dei percettori del reddito di garanzia trentino, escludendo dal futuro reddito di cittadinanza migliaia di persone.
Luca Petermaier - Chiara Bert, "Trentino", 19 gennaio 2019

 

Fare previsioni oggi è azzardato, ma qualche ipotesi su come impatterà sul Trentino il reddito di cittadinanza la si può tentare. Innanzitutto l'Inps provinciale stima che i futuri percettori della nuova misura di sostegno al reddito saranno tra gli 8 e i 10 mila. «La differenza - spiega il direttore dell'Inps Marco Zanotelli - la farà soprattutto il requisito della residenza, che in futuro sarà molto più incisivo». Ma numericamente non si stimano grosse differenze rispetto alla platea che oggi percepisce in Trentino il reddito di garanzia, circa 10 mila persone nel 2018.

L'altro criterio che sposterà gli equilibri sarà l'Isee, sistema di calcolo della ricchezza adottato dallo Stato, ma non dalla Provincia che ha scelto l'Icef. Gli uffici di Piazza Dante dovranno armonizzarsi e questo richiederà tempo perché le banche dati provinciali sono tutte costruite, appunto, attorno all'Icef. L'Isee sembra più "generoso" ma il requisito della residenza (da 3 a 10 anni) ne mitigherà gli effetti. Il risultato - secondo le prime stime - sarà un reddito di cittadinanza che toccherà una platea numericamente simile a quella del reddito di garanzia, ma diversa dal punto di vista sociale, visto che saranno escluse soprattutto le famiglie straniere che da meno anni risiedono in provincia. Ma il vero nodo, quello che più preoccupa al momento gli uffici provinciali è un altro, ed è di natura fiscale. Inizialmente, infatti, sembrava che il reddito di cittadinanza avrebbe fatto risparmiare alla Provincia le risorse del reddito di garanzia (circa 25 milioni), che il governatore Fugatti si era detto pronto a reimpiegare nel sostegno alla natalità e agli investimenti.

La doccia gelata è arrivata però ieri, con la versione definitiva del decreto. «A quanto pare - spiega l'assessore al lavoro Achille Spinelli - la norma prevede che le risorse statali non sostituiranno le nostre, ma andranno semplicemente ad integrarle. La conseguenza è che quei risparmi su cui noi contavamo nei fatti non ci saranno». Possibili margini di trattativa politica per convincere il governo a cambiare idea? «Guardi - risponde Spinelli - io la vedo difficile. Il momento è abbastanza teso per il governo. Le modifiche sono sempre possibili, ma abbiamo già parecchi fronti aperti con Roma». E così il Trentino, primo e unico in Italia ad aver adottato uno strumento universale di sostegno al reddito, ora rischia di essere beffato dal "governo amico".


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