«Consiglio, la presidenza alle minoranze»

 «La Lega mi pare soffrire un po’ di bulimia». Giorgio Tonini si mostra in sintonia con Paolo Ghezzi sul tema del governo ombra e attacca il Carroccio: «La maggioranza dei trentini ha votato per i partiti di opposizione, non capisco perché la Lega consideri già propria anche la presidenza del consiglio».
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 9 novembre 2018

Consigliere, la Lega pare intenzionata a giocare la parte dell’asso pigliatutto.

«Premesso che il centrodestra ha vinto e che noi abbiamo perso, mi permetto di ricordare a Fugatti che il centrodestra non è stato votato dalla maggioranza dei trentini, ma dal 46% del 64% che ha votato. Rossi nel 2013 ottenne il 58%, Dellai nel 2008 il 57%. Sono la minoranza più votata e, in base a una legge elettorale maggioritaria che io difendo, hanno il diritto e il dovere di governare, non quello di occupare ogni spazio. La presidenza del consiglio, ad esempio, dovrebbe andare alle minoranze, che non rappresentano una forza di governo perché divise, ma la maggioranza dei trentini».

A proposito di minoranza, Ghezzi propone la nascita di un governo ombra per mostrare di volta in volta che un’alternativa è possibile.

«Un’idea che abbiamo condiviso e che, da veltroniano, non può che piacermi. Il gruppo unico, che pure mi sarebbe piaciuto, ma non è tecnicamente praticabile: la legge impone una corrispondenza tra liste e gruppi. Sarebbe bello, se nella giunta-ombra riuscissimo a coinvolgere anche il Patt. A differenza che a livello nazionale, il Trentino ha mantenuto un sostanziale schema bipolare».

È tra coloro che ritiene la rottura con il Patt la chiave di volta della sconfitta?

«È chiaro che sia stata determinante, ma non bisogna mai semplificare, anche perché quella rottura aveva delle radici non banali. La sconfitta, tuttavia, si è alimentata anche dell’affanno del Pd nazionale e dall’elemento più macroscopico: la crisi dell’Upt».

La fuga dell’elettorato centrista è stata determinante, ma nel suo partito si stanno facendo strada due impostazioni diverse per il futuro: chi sostiene che bisogna recuperare voti al centro e chi obietta che è a forza di rincorrere gli elettori di centro che il Pd non ha una linea e delle proposte, anche radicali, in cui la gente possa identificarsi.

«Io credo che solo una sintesi di queste due visioni ci possa far uscire dall’attuale difficoltà. Il Pd cos’è? È sinistra di governo. Occorrono proposte anche radicali, ma l’insuccesso di Leu dimostra che il modello tradizionale di sinistra non basta».

Eppure, anche in Trentino, Confindustria e i sindacati hanno votato per il Pd, ma gli operai degli uni e gli iscritti degli altri la Lega.

«Questo è il nodo. Noi abbiamo governato per il popolo e il confronto tra il disastro di questo governo e i risultati dei precedenti lo dimostra, ma non abbiamo saputo governare con il popolo. È un tema di portata mondiale, intendiamoci, ma se vogliamo tornare al governo dobbiamo fare proposte che siano percepite come utili, oltre che esserlo, che siano espressione di una sinistra di governo.

 


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