Pd, azzerati i vertici del partito. Borgonovo Re si è dimessa: «Mia esperienza al capolinea». Muzio resta fino al congresso

Vertici azzerati, congresso in vista e due opzioni politiche che paiono profilarsi all’orizzonte. Dopo la batosta elettorale, i democratici del trentino s’interrogano su come uscire dall’angolo.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 6 novembre 2018

 

Donata Borgonovo Re si ritiene arrivata alla fine della sua carriera da dirigente di partito. Ieri sera si è dimessa da presidente e da componente dell’assemblea, ma resta nel Pd. «La mie dimissioni sono irrevocabili. personalmente giudico al capolinea la mia esperienza politica. Sento di non avere più nulla da dare negli organi dirigenti. A questa ragione aggiungo che questi ultimi mesi sono stati terribili. È vero che le responsabilità sono collegiali, ma anche personali». In sua assenza, il compito essenziale di convocare l’assemblea potrà essere assunto da Anna Tovazzi, o Sergio Barbacovi, in qualità di decani.

Andandosene, Borgonovo Re indica anche le possibili scelte immediate del partito. «Oltre che il futuro presidente, credo si debba individuare un piccolo gruppo che sostituisca il coordinamento, un organo già zoppo per alcune assenze e per altro espressione di aggregazioni assembleari che oggi sono in gran parte cambiate». Inoltre, l’ex assessora alla Salute suggerisce anche la costituzione di «un gruppo di lavoro che faccia un’analisi puntuale di questa nostra sconfitta, ci sono già le disponibilità di persone qualificate per studiare i flussi di voto». Quanto al congresso, Borgonovo Re è tra coloro che vedrebbero bene la concomitanza di livello provinciale e nazionale. «Credo si possano marcare i necessari distinguo anche votando nel medesimo giorno».

Come annunciato, volta pagina anche il segretario Giuliano Muzio. «Credo che la proposta più sensata sia ripartire da un azzeramento totale. La nostra assemblea ha solo due anni e mezzo, ma politicamente è come ne fossero passati cento. Io lascio e non mi candiderò al congresso». Un appuntamento che anche il segretario vorrebbe far coincidere con la data nazionale, ad oggi metà febbraio e che ieri sera si è detto disponibile a preparare in qualità di reggente. Nel frattempo vanno «definite le regole». Un esercizio in cui i dem non hanno rivali. «So che i tempi potrebbero dilatarsi — ammette Muzio — ma se in queste condizioni c’è ancora qualcuno che pensa di poter traccheggiare vuol dire che del voto non ha capito nulla».

Tra chi, ieri sera, è intervenuto per criticare la scelta che portò alla rottura con il Patt, c’è Vera Rossi. «La rottura con il Patt ha significato la conclusione di un’esperienza di governo della nostra Provincia i cui risultati sono stati rivendicati da tutti noi durante questa campagna elettorale». E ora? «Oggi non abbiamo più responsabilità di governo, approfittiamo di questa condizione, come ha evidenziato Simone Casalini nel suo editoriale sul Corriere del Trentino per interrogarsi sul progetto del Pd e la sua funzione e per costruire una proposta capace di riconnettersi con il diffuso senso di precarietà e solitudine che caratterizza questo nostro tempo».

Come già Alessio Manica e Sara Ferrari, ieri anche Roberto Pinter si è espresso per celebrare il congresso provinciale in una data diversa «per poter sviluppare un dibattito autonomo da quello nazionale».

Comunque vada, gli orientamenti che si profilano sono due. C’è chi, come Manica e Pinter, vorrebbero fronteggiare la destra leghista con proposte politiche radicali e giovani leve al timone e chi, come Alessandro Olivi, Giorgio Tonini e Luca Zeni vorrebbero recuperare al centro, guardando alle esperienze civiche. Nulla però impedisce che il dibattito politico congressuale finisca per impaludarsi nell’eterno gioco delle cordate.

 

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«Deciderò nei prossimi giorni, nel dibattito di lunedì sera in assemblea ho avvertito poca tensione e troppa volontà di conservare l’esistente, anche inconsapevole». A parlare è Giuliano Muzio e l’oggetto sono le sue dimissioni. Il segretario del Pd, lunedì sera ha proposto di reggere il partito fino al congresso, ma s’intendeva un’assise provinciale coincidente con quella nazionale, a metà febbraio.

«Tutti hanno convenuto della necessità di un congresso, aggiungendo però una serie di “ma”. In molti — osserva il segretario uscente — hanno invitato a prenderci tempo. Non credo che noi abbiamo questo tempo. Dopo il congresso nazionale, comincerà la campagna per le europee, poi arriverà l’estate. Rischiamo di decidere in autunno. In quel caso, io non sono disponibile a restare segretario, sia perché lo considero un errore politico, sia perché non voglio affrontare una reggenza così lunga».

Muzio non aspetterà l’assemblea nazionale del 17 novembre, quella che dovrà definire il percorso congressuale e indicare finalmente una data. Troppo in là. «Anche perché se noi non avvieremo a brevissimo il nostro percorso congressuale, non riusciremmo comunque a tenere il congresso provinciale insieme a quello nazionale». Il segretario dovrà decidere se esercitare una forzatura e provare ad avviare comunque il percorso, o se desistere e lasciare. Diversi, lunedì sera, gli interventi incentrati sulla necessità di tenere un congresso separato, per sfuggire all’appiattimento sul dibattito nazionale e riuscire finalmente a dare corpo a un Pd trentino autonomo. Tra questi anche quello di Alessandro Fedrigotti. Classe 1983, assessore a Ledro per cinque anni, a lui già guarda l’ala sinistra del partito per una possibile segreteria di rinnovamento. Un altro nome che circola è quello di Luca Filosi. Le dimissioni di Donata Borgonovo Re sono state duramente criticate sui social dal segretario della Cisl, Lorenzo Pomini: «Se ne va dopo aver rotto il giocattolo»


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