#Rovereto - «Basta con i personalismi»

Il segretario del Pd di Rovereto dopo le elezioni traccia un bilancio e rilancia per non disperdere ulteriormente quel patrimonio che a Rovereto il Pd è riuscito a custodire nonostante la ventata leghista.
"Trentino", 27 ottobre 2018

 

«Il risultato delle elezioni provinciali non lascia dubbi in merito: abbiamo perso sonoramente, noi del PD, tutta la frammentata ex coalizione del centro sinistra autonomista e tutta la sinistra riformista. Riducendo e semplificando si potrebbe dire che hanno prevalso i valori delle destre leghiste, tuttavia sono propenso a credere che moltissimi trentini, nonostante le molte cose buone fatte, non abbiano voluto riconfermare la fiducia al centro sinistra autonomista per due motivi principali: il primo è il vento conservatore delle destre che soffia in Europa e in Italia, il secondo, ancor più importante, l'incapacità della classe politica, al governo da vent'anni in Trentino, di sapersi rinnovare e presentare agli elettori una formula nuova legata alle trasformazioni della società odierna. Dobbiamo quindi capire cosa ci abbia allontanato dalla realtà trentina e perché ci sia questa delusione nei confronti dei rappresentanti dei valori democratici di centro sinistra.

In questi giorni di elaborazione della sconfitta, parlando con le persone emerge un risentimento e una delusione nei confronti della classe dirigente del centro sinistra autonomista non tanto sui temi proposti o sulle progettualità messe in atto ma soprattutto sulle divisioni, sui personalismi e sulle continue guerre di posizione che ci hanno contraddistinto in questo ultimo periodo. Non è stato capito che il rinnovamento invocato e richiesto a gran voce dagli elettori non si basava solamente sul ricambio di alcune persone ma su un cambio deciso di quei modi di far politica insopportabili e odiosi. Queste modalità di far politica hanno di fatto impedito un confronto tra le due diverse visioni del futuro del Trentino, quella riformista del centro sinistra e quella di chiusura del centro destra, e determinato il disastroso risultato alle elezioni provinciali.

Il centrodestra si è presentato compatto con 9 liste, il centro sinistra diviso in tanti piccoli gruppetti/partiti. La lega ha preso il 27% dei voti che sommati al 20% dei voti dei piccoli partitini ha portato il centro destra al 47%. Questo l'insegnamento che dobbiamo trarre e da questo dobbiamo ripartire per i prossimi appuntamenti elettorali, elezioni europee e comunali. Le prossime elezioni comunali del 2020 saranno il primo test per la tenuta delle destre, che vorranno conquistare i comuni, e daranno la possibilità al centro sinistra di rinascere. La Lega, forte dei risultati odierni, proporrà la stessa ricetta vincente nei comuni, sta a noi organizzare una nuova proposta politica larga e alternativa che possa includere tutti quei soggetti che vogliono rilanciare un Trentino assopitosi sugli allori di mamma provincia degli ultimi anni.

Da Rovereto, attraverso una classe dirigente politica rinnovata e disponibile a rinunciare a personalismi e rancori, può partire la costruzione di un nuovo progetto politico inclusivo dentro un perimetro largo dove alla base ci siano i valori sociali e umani del centro sinistra. Inutile adesso perdersi in piccole ridicole battaglie personali, perlopiù inutili e dannose e continuare a fissare l'unico punto all'orizzonte della contrapposizione e dell'ostracismo.Chi crede nei valori del riformismo democratico e vuole partecipare alla costruzione di un'area larga e omogenea deve alzarsi e aprire lo sguardo verso orizzonti ampi e luminosi. Nulla a che vedere con tristi contratti di governo, tipici del mondo economico, ma alleanze fondate su basi valoriali e per omogeneità di visioni politiche e progettuali. A Rovereto il PD ha resistito al disastro delle elezioni provinciali, mantenendo un 21% di tutto rispetto, e di questo ringrazio tutte e tutti quanti ci hanno votato dandoci fiducia. Una fiducia che però non va sprecata in divisioni e personalismi ma che deve essere la forza che ci faccia promotori della costruzione di quest'area democratica inclusiva».


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