Il Pd dice sì a Rossi, ma teme lo strappo Upt

«Per noi la priorità è l'unità della coalizione - scandisce al termine della riunione Muzio - nel momento in cui tanti pensano a se stessi, noi pensiamo al progetto collettivo». Un messaggio che sembra rivolto in primis all'Upt. 
"Trentino", 19 giugno 2018

Ugo Rossi candidato presidente a ottobre. Alla fine, dopo mesi di tira e molla, di richieste di discontinuità, di profili da vagliare e di nomi rimasti (più o meno) nel cassetto, il Pd ieri sera si è espresso a favore della riconferma del governatore in carica. Un esito che era nell'aria ormai da settimane. La parola finale spetta ora all'assemblea del partito, che dovrebbe tenersi - nonostante più d'uno abbia chiesto di anticiparla - il 27 giugno, perché a convocarla dev'essere la presidente Donata Borgonovo Re che è in ferie. E come lei il capogruppo Alessio Manica. Ieri sera però il coordinamento, riunito dal segretario Giuliano Muzio, si è espresso quasi all'unanimità per il Rossi-bis e questa sarà la proposta che andrà in assemblea la prossima settimana. «Per noi la priorità è l'unità della coalizione - scandisce al termine della riunione Muzio - nel momento in cui tanti pensano a se stessi, noi pensiamo al progetto collettivo». Un messaggio che sembra rivolto in primis all'Upt. Perché se il Patt da mesi è fermo sulla sua posizione «o Rossi o Rossi», arrivando a minacciare di fare corsa a sè rompendo il centrosinistra autonomista, ora sono le decisioni dell'Upt a preoccupare i Dem.

Il timore è che l'Upt - dopo il ko subito il 4 marzo alle politiche e alle prese con un forte problema di consenso sul territorio - decida di strappare e andare con i civici di Valduga, che solo pochi giorni fa ha fatto sapere di non essere disponibile a presentarsi alleato del centrosinistra autonomista. Non a caso è stata l'Upt a chiedere alla coalizione di cambiare pelle e nome, prefigurando - pur di sancire il matrimonio con i civici - che il Pd rinunciasse al proprio simbolo. Opzione che Muzio ha rispedito al mittente: «Irricevibile, a questo punto ci farebbe solo perdere voti». Ma preservare l'unità del centrosinistra autonomista è il tasto su cui i Dem hanno insistito anche nella riunione di ieri sera, presenti gli assessori Zeni e Ferrari e i consiglieri Dorigatti e Maestri. Il segretario ha ripercorso le ultime settimane per concludere che non sono emersi nomi alternativi a Rossi in grado di unire tutti gli alleati (ieri si è appreso che tra quelli sondati c'è anche l'ex direttore dell'Adige Paolo Ghezzi). «Una disponibilità il Pd l'avrebbe avuta, quella della presidente di Trentino Trasporti Monica Baggia - ha detto Muzio - ma non ha trovato il consenso necessario». E quindi ecco arrivato il sì a Rossi. Un sì quasi fuori tempo massimo, per una coalizione che resta ancora in fibrillazione. Giovedì nuovo vertice, e lì si capirà se il centrosinistra autonomista ha ancora tutti i suoi pezzi.

 

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Delle due, ora l’una: il Partito democratico ha sfoltito le ipotesi fino a ieri sul tavolo in tema di leadership. Tra la soluzione di un volto del tutto nuovo per guidare il centrosinistra autonomista e la riconferma di Ugo Rossi, il coordinamento del partito ha scelto quest’ultima soluzione. La più spendibile in assenza di alternative di peso. Giovedì la linea e le argomentazioni sottese alla scelta vidimata ieri sera verranno sottoposte all’attenzione degli alleati, discutendone e soprattutto «senza forzature» (questo il matra che ripetono i vertici Dem). Poi toccherà all’assemblea, convocata per mercoledì 27, deliberare la decisione. Ma per il Partito democratico la priorità è un’altra: rinsaldare la coalizione.

Giuliano Muzio l’aveva detto: dopo settimane di incertezze interne, il Pd avrebbe scelto una strada sull’altra. «Ora c’è un orientamento nettamente prevalente — dice — C’è stata massima convergenza». Sul nome di Rossi, s’intende. È stata infatti scartata la via dei nomi nuovi (Monica Baggia, su tutti). Tuttavia il segretario preferisce mantenere garbo istituzionale con i colleghi e attendere la liturgia dell’incontro di coalizione prima di esporsi apertamente. «Noi siamo stati gli unici a tenere viva la coalizione, che è la nostra grande priorità — rimarca ancora Muzio — Con senso di responsabilità discuteremo con gli alleati, nel rispetto di tutti». Tradotto: senza imposizioni, senza voce grossa. Con tatto e attenzione alle sensibilità e ai nervosismi emersi nelle ultime settimane.

L’unità del fronte interno all’attuale maggioranza è del resto un cruccio non da poco e, il Pd, ha l’onere d’essere congiunzione tra il Patt e l’Upt. Ed è qui, nel ventre dell’Unione, che si sta consumando il dibattito interno più acceso. La piattaforma proposta dal sindaco di Rovereto Francesco Valduga (ossia un’alleanza di sole liste civiche, compresa un’ala popolare che strizza l’occhio alla base dell’Upt) sta tuttora tentando un fronte del partito, a cui si contrappone un’anima ben radicata nel centrosinistra. Con simili premesse, il vertice di giovedì potrebbe essere uno dei momenti più delicati. Nel rispetto della coalizione segretario del Partito democratico comunicherà in quella sede l’orientamento. Cercando di evitare strappi e fughe dai banchi dell’Upt.

 

 


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