Villaggio, il mondo come dovrebbe essere

"Il giorno in cui con piena consapevolezza potremo dire a noi stessi che tutti i bambini di questo mondo sono nostri bambini, quel giorno inizierà la pace sulla terra". Questa la citazione del fondatore dei Villaggi SOS Hermann Gmeiner che campeggiava sullo sfondo del palco per le celebrazioni del 55esimo anniversario dalla nascita del Villaggio del fanciullo di Trento.
"Trentino", 17 giugno 2018

 

 

Una frase in questo momento storico quanto mai vera, visto che l'associazione che ha base nel parco di Gocciadoro oggi ospita bambini, ragazzi e mamme provenienti da ben 28 Paesi: dal Cile alla Macedonia, dal Senegal al Pakistan, persone provenienti da ogni parte del mondo hanno trovato aiuto e disponibilità in questa piccola grande isola felice fondata nel 1963.

"Questo villaggio - ha sottolineato il presidente, l'ex sindaco di Trento, Alberto Pacher- non è soltanto un insieme di storie individuali, ma è un insieme di provenienze, di culture, di fedi e di aspettative. Tutto quest'insieme si intreccia, convive e testimonia che tutto questo si può fare. A me piace pensare che il villaggio sia l'elemento di congiunzione tra il mondo com'è ed il mondo come potrebbe e dovrebbe essere. Un mondo fatto di solidarietà, di attenzione, di relazioni pulite, di ascolto, di condivisione e di vicinanza".

E' stata una grande festa, quella celebrata ieri al Villaggio, che ha visto protagonisti tutti gli ospiti, con le loro religioni e le loro credenze: per questo si è iniziata la giornata non solo con un saluto delle autorità, ma anche con un momento di preghiera condiviso da tutti. Un momento di preghiera aperta a diverse confessioni, senza fare distinzione alcuna tra di esse. Un momento simbolo di armonia tra le tante culture presenti all'interno del Villaggio, il cui numero è fisiologicamente destinato ad aumentare e lo sta già facendo, come dimostra l'apertura delle porte del Villaggio, ormai dallo scorso anno, anche alle "mamme richiedenti asilo".

Attualmente sono cinque le rifugiate accolte presso la piccola comunità, insieme ai loro cinque bambini, di cui ben tre sono nati nel Villaggio Sos.Proprio all'insegna di questa multiculturalità, in mattinata è stato l'arcivescovo emerito Luigi Bressan a condurre un momento di testimonianza interreligiosa, in cui è stata recitata una preghiera del Mahatma Ghandi prima, per poi lasciare spazio a voci provenienti da tutto il mondo. Momento di commozione quando il primo bambino accolto al Villaggio, ormai quasi sessantenne, ha regalato a zia Enrica la foto dei suoi primi due bambini. Dopo il pranzo preparato dagli alpini del gruppo di Ravina-Romagnano, dall'associazione Vololibero di Pellizzano e dai ragazzi del villaggio SOS di Vicenza, la festa è proseguita fino a sera. Una giornata gioiosa fatta di giochi, balli, esibizioni teatrali dei bambini, spettacoli di burattini e la musica di "Incrocio Musicale", un gruppo composto da artisti provenienti da diversi continenti.

Un anniversario, il 55°, utile anche per ricordare quando fatto e quanto sta facendo il Villaggio SOS della nostra città, che fin dal 1963 ospita mamme, bambini e ragazzi che ne hanno bisogno ed al cui interno attualmente lavorano circa 70 operatori. "Nel villaggio - ci ha spiegato il direttore Giovanni Odorizzi- ci sono sette comunità tradizionali, che ospitano una cinquantina di ragazzi che al momento non possono stare a casa, ma sempre nell'ottica di un rientro futuro nelle loro famiglie. Ci sono anche i progetti di ospitalità per le mamme con i loro bambini, che vivono momenti di criticità, magari una separazione, ed hanno bisogno di trovare una stabilità. Al momento vivono qui più o meno 20 mamme con 30 bambini".


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