Centro di Arco, grande conquista

Mentre il dibattito si anima e i toni si scaldano  - è sempre così quando scienza e medicina fanno passi importanti verso il pieno riconoscimento del nostro diritto alla salute e alle cure - penso al piccolo Andrea e alla sua storia. Più forte della malattia e della chemio, Andrea è nato quattro anni dopo che alla mamma era stato diagnosticato un cancro al seno.
Luca Zeni, 30 maggio 2018

 

 

Un tumore minaccia la vita ma anche la possibilità di dare una vita. La diagnosi segna l'inizio della battaglia fatta di chemio, interventi chirurgici, radioterapie, terapie ormonali prolungate negli anni e spesso, nel caso in cui ad essere colpita sia una donna in età fertile, obbliga a spostare in là un progetto di famiglia. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, può essere un addio all'idea di maternità, o comunque una privazione della libertà di poter diventare madre: non si può scegliere se avere o meno un figlio, perché è la malattia a fare la scelta.
Nella bella storia di Andrea, la scienza e la ricerca hanno giocato un ruolo importante, perché Andrea è nato grazie al «medical freezing», cioè alla crionconservazione degli ovociti. Un'opportunità di preservare la fertilità che viene offerta a chi ha un tumore, deve affrontare chemioterapia o radioterapia o comunque trattamenti che rischiano di danneggiare la fertilità.
Non parliamo di scenari futuri ma del presente e di un'opportunità che viene offerta anche sul nostro territorio, in un centro di eccellenza qual è il centro per la procreazione medicalmente assistita di Arco. Una realtà, vale la pena ricordarlo, unica nel panorama italiano, essendo la sola ad offrire come servizio pubblico la diagnosi preimpianto, fondamentale per individuare malattie genetiche trasmissibili come la fibrosi cistica o la distrofia muscolare.
Oltre alla crionconservazione e alla diagnosi preimpianto, il centro di Arco avvierà a breve anche l'attività di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, che consentirà di diventare genitori anche alle coppie in cui uno dei partner è sterile attraverso l'utilizzo di gameti donati. Tutto ciò nel pieno rispetto delle leggi italiane in materia di procreazione medicalmente assistita e anticipando quanto previsto dai Lea nazionali - i livelli essenziali di assistenza - e dai pronunciamenti della Corte costituzionale.
Il centro di Arco non offre soltanto una terapia dell'infertilità ma lavora sulla prevenzione e sulla preservazione della fertilità. In quest'ottica vanno letti i trattamenti innovativi come il medical e il social freezing. In un campo che ha importanti ricadute anche a livello sociale, perché il calo della natalità nel nostro Paese ha indubbiamente conseguenze insidiose anche sulla tenuta del nostro welfare. Fino ad oggi si è guardato soprattutto alle coppie che non riuscivano ad avere figli, ora si punta sulla prevenzione, per fare in modo che il fattore tempo non colga nessuno di sorpresa, e si tende la mano anche alle donne che in età fertile ricevono una diagnosi di tumore. Questi sono i fatti, oggettivi, le opportunità che il nostro servizio sanitario offre ai cittadini trentini e non solo.
Sarebbe scorretto svolgere valutazioni etiche astratte che non partano da percorsi personali spesso molto sofferti. Il diritto alla salute e l'accesso alle cure ? così come sancito dall'art. 32 della nostra Costituzione, vanno garantiti anche nel campo delle terapie per la fertilità e quindi della fecondazione assistita. La pma non è una scelta, ma l'approdo finale, non sempre felice, di un percorso spesso emotivamente e psicologicamente doloroso. Sarebbe bello comunque aprire un dibattito vero, che metta al centro non approcci ideologi predefiniti, bensì il tema della cultura riproduttiva, l'insieme di conoscenze, consapevolezze e sensibilità sui temi della procreazione e della salute riproduttiva.


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