Rossi fa autocritica: «Ho fatto degli errori ma non vado a destra»

Quasi tre ore. Riunione fiume ieri sera tra la maggioranza di centrosinistra ed il governatore. Confronto durante il quale Ugo Rossi ha fatto autocritica: «Ho commesso qualche errore, mi sono dedicato troppo all'amministrazione, rinunciando a fare politica» ha ammesso. Difficile dire se alla fine della maratona Rossi sia uscito più forte o più debole di prima, parlando in ottica di una sua riproposizione a candidato presidente ad ottobre.
"Trentino", 11 aprile 2018

 

Solo il verde Marco Boato, con la libertà che compete agli uomini più esperti, ha tagliato corto: «Rossi per noi non potrà essere il prossimo candidato alla presidenza, se qui abbiamo perso il 4 marzo è stata colpa sua» ha tagliato corto, in sintesi.Ma riavvolgiamo il nastro dall'inizio. Per motivi legati ad una maggiore riservatezza la riunione è stata spostata dalla sala Rosa in Regione (che ha porte di vetro, letteralmente) alla sede del Patt. Rossi dunque ha scelto di giocare in casa, seduto tra Degodenz e Baratter, al cospetto di un maxi poster con la sua faccia sorridente, cimelio della campagna elettorale di cinque anni orsono.Bisogna dire subito che Upt e Pd (e le altre forze della coalzione) in attesa del restyling di nome e forma hanno deciso di qualificarsi come "area responsabile" da contrapporre ai "populisti", individuati in Lega e dintorni.

Il segretario del Pd Giuliano Muzio si sapeva avrebbe chiesto tempo. Per se stesso appena arrivato al timone del partito ma anche per il Pd. Quanto? 60 giorni, due mesi, giugno appunto. Troppo, Rossi e il Patt hanno fatto capire di non voler/poter aspettare. Ma ieri sera c'è chi giurava che il Pd, o per lo meno una buona fetta di esso, abbia di fatto già deciso che non potrà essere Rossi a candidarsi presidente dell' "area responsabile". Tra i partiti maggiori una sorta di autocritica sul fatto che si sarebbe potuto fare più politica, l'osservazione fatta da Rossi, è stata condivisa anche dall'Upt. Il governatore ha detto anche di «non aver mai pensato di andare con il centrodestra», prima di ascoltare che i segretari dei partiti si vedranno già nei prossimi giorni per mettere a punto una prima bozza di piattaforma programmatica.

Ma a margine della riunione è rimbalzato anche un ragionamento che proverebbe come il Patt, non stia comunque a guardare con le mani in mano.In questo momento in cui il nome del presidente Rossi vive forse il momento di minor popolarità nel centrosinistra dal giorno della sua nomina, nel Patt si discute anche di un possibile clamoroso passo di lato del governatore. A favore dell'unica persona da cui potrebbe accettare di essere scavalcato, ovvero il fedelissimo assessore Carlo Daldoss. Già, il famoso piano B di cui si vocifera da tempo potrebbe andare anche aldilà di una pura lista Daldoss a favore di Rossi presidente, arrivando sino ad una candidatura in prima persona, da presidente, proprio dell'assessore. Ma per quale schieramento? La prima ipotesi è quella che il passo di lato di Rossi possa rinsaldare un centrosinistra comunque alla ricerca (se davvero non ci si dovesse ricompattare sull'attuale leader) di un candidato presidente da contrapporre a Maurizio Fugatti e al centrodestra. L'Upt è da mesi in pressing sul sindaco di Rovereto Francesco Valduga ma il partito mal sopporta la melina del roveretano che, non solo non scopre per ora le proprie carte, ma che potrebbe anche non lasciare ad ottobre la guida della città della Quercia. A quel punto Daldoss potrebbe essere per Pd ed Upt un nome che garantirebbe ancora la presenza del Patt alla coalizione. Se i due partiti dovessero rispondere picche alle proposte degli autonomisti, Rossi e Daldoss tornerebbero all'ipotesi di una corsa sganciata dai due poli, aprendo però scenari di grande incertezza (per usare un eufemismo) sulla riuscita elettorale dell'attuale maggioranza provinciale. Su tutto aleggia ora più che mai la situazione nazionale con equilibri non facili da trovare per la formazione del governo. E che avranno riflessi anche qui, senza contare che per altri c'è già da mettere in conto la verifica politica del 10 giugno, alle amministrative. Quella che aspetterebbe anche il Pd trentino.

 

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Un vertice molto atteso quello tenuto ieri sera dalla maggioranza provinciale nella sede del Patt. Un vertice che però non ha sciolto tutti i nodi finiti nel pettine del centrosinistra autonomista in questi mesi, soprattutto che non ha risolto il più grosso di quei nodi: chi sarà il candidato presidente a ottobre.

Le posizioni sono piuttosto note ormai da tempo. Il Pd e l’Upt non sono entusiasti all’idea di un Rossi bis. Non è un mistero: entrambi i partiti, nel 2013, hanno subito la vittoria alle primarie dell’attuale presidente. Il Pd, da primo partito della coalizione, si è trovato a sostenere il candidato di un partito che, fino a pochi anni prima, aveva un’alleanza esclusivamente «programmatica» con il centrosinistra. L’Upt, erede della Margherita di Lorenzo Dellai, in un colpo solo si è trovata terzo partito e senza presidente. Da allora, l’amore per il governatore non è mai sbocciato e le elezioni del 4 marzo hanno fatto il resto.

Il Pd e l’Upt — ma il secondo partito ancora più del primo — sono convinti che per ribaltare il risultato occorre cambiare anche candidato presidente.

Un ragionamento che il Patt ribalta completamente. «Non è come la scorsa volta — ha spiegato il segretario Franco Panizza — quando bisognava individuare un candidato presidente. Questa volta un presidente in carica c’è e volerlo sostituire significherebbe affermare che, in questi anni, non si è governato bene». Il Patt ha ribadito anche la propria analisi della sconfitta, che giocoforza è più incline, rispetto a quella degli alleati, ad attribuire gran parte della responsabilità all’onda nazionale. Anche se le Stelle Alpine hanno indicato i temi sui quali, a loro giudizio, si deve «recuperare»: sicurezza, migranti, sanità. Gli stessi, in sostanza, che erano stati indicati nel documento uscito dall’assemblea del partito.

Il Pd, rappresentato al tavolo dall’esordiente Giuliano Muzio, ha ribadito la necessità «di ripartire dal programma» con pochi e comprensibili punti programmatici condivisi da tutti e ha aperto al dialogo con il mondo civico, in altre parole con il mondo che orbita intorno a Francesco Valduga. «Ripartire dalla coalizione» è stato insomma il messaggio portato al tavolo dal neosegretario dei democratici.

«Rinnovamento» è stata invece la parola d’ordine di Gianpiero Passamani e Vittorio Fravezzi, titolati a parlare per conto dell’Upt. Una parola che dà conto di un percorso avviato all’interno dell’Upt stessa e della sua esigenza di andare oltre i propri confini, diventati troppo angusti. In particolare, dell’esigenza di allargarsi anche al mondo civico. Un progetto che tutti hanno detto di condividere «in una logica coalizionale». Una parola, «rinnovamento», che ha anche un altro significato: Rossi resta in discussione.

Su questo punto, il più esplicito è stato Marco Boato (Verdi), che ha chiaramente giudicato insufficiente l’operato del governatore. Per quanto la maggioranza cerchi di girarci intorno, il nome del candidato presidente resta il punto dirimente.

Ugo Rossi ci ha tenuto a smentire di persona qualsiasi ipotesi di quarto polo. «Il Patt non sta cercando schemi coalizionali alternativi». Il governatore ha voluto tranquillizzare la sua coalizione. Il fatto che il Patt non stia ragionando di coalizioni alternative non significa però che non lo farà se i propri alleati opporranno un definitivo «no» al Rossi bis. Se il cambio del candidato presidente serve all’Upt per uscire dall’angolo, per il Patt significherebbe finirci all’angolo: tagliati i ponti con il «vecchio» Patt e schiacciatisi sulla figura governativa del presidente, per gli Autonomisti perdere Rossi significherebbe perdere la figura su cui si è scommesso tutto.

«Bisogna decidere in fretta». Panizza lo ha ripetuto più volte, aggiungendo: «Indebolire oggi il presidente significa indebolire l’intera coalizione».

La riunione si è chiusa con l’impegno a far incontrare nuovamente i soli segretari. La prossima volta spetterà al partito di maggioranza relativa, il Pd, fare la convocazione. In quella sede, si parlerà di programma ma, è l’impegno, anche del candidato presidente.

 

 


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