#POLITICHE2018, NICOLETTI: «Industria e ricerca. La chiave giusta è la qualità diffusa»

«La scelta, per l’Italia, non è tanto quella di un sì o un no all’Europa. Dobbiamo scegliere se stare in Europa da protagonisti o da gregari». Michele Nicoletti lo dice con fermezza. Candidato del centrosinistra autonomista nel collegio alla Camera di Rovereto, il docente riflette sui temi al centro della campagna elettorale con uno sguardo che va oltre i confini nazionali.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 27 febbraio 2018

Partiamo dal lavoro. Quali sono le richieste che ha raccolto dai cittadini?

«In queste settimane ho avvertito molta preoccupazione sul futuro, che si traduce in una richiesta di attenzione sul lavoro: dignità del lavoro ma anche lavoro per i giovani».

E come si può intervenire?

«La strada di una più forte integrazione europea è importante. Alcuni problemi sulla precarietà e su condizioni problematiche a livello lavorativo derivano infatti dal processo di globalizzazione. In questo senso, è necessario rafforzare le politiche comuni per evitare la concorrenza tra Paesi. Serve un’Europa orientata non solo sull’austerità ma anche sulla crescita. Per quanto riguarda i giovani, abbiamo già messo in campo provvedimenti importanti sulla defiscalizzazione. Ma ci si deve impegnare di più per ridurre il precariato, intervenendo con sgravi fiscali. Ancora: va promosso il raccordo tra formazione e mondo del lavoro».

Nel rapporto formazione-lavoro, la Vallagarina offre già esempi interessanti.

«Il binomio industria-ricerca e cultura è la chiave giusta, in particolare per le zone della Vallagarina e dell’Alto Garda. È una strada importante per attirare persone dall’estero: aziende, giovani talenti, ma anche turisti. La chiave del successo sta nella qualità: piccoli territori come il nostro possono competere se garantiscono un’alta qualità diffusa dalla quale possono nascere le eccellenze. Stiamo andando nella direzione giusta. Ma attenzione: la competizione è dura, quindi è importante non disperdere le energie, ma concentrarle su alcuni progetti strategici».

Parlava dell’Europa: un nodo che sta dividendo in questa campagna elettorale.

«La gente è preoccupata di un isolamento italiano nel caso si interrompa il processo di integrazione con determinate scelte al voto. Sono convinto che la maggior parte delle persone abbia capito che il futuro dei singoli popoli si tutela di più se si rafforza l’integrazione europea. L’Europa ha anche criticità. Ma i cittadini, soprattutto giovani, sono consapevoli che il futuro è legato a un più forte protagonismo dell’Italia in Europa. Del resto, che lo vogliamo o no, l’Europa va avanti: si stratta di capire se starci da protagonisti o da gregari. E la proposta che può garantire un protagonismo italiano è quella del centrosinistra».

Di Europa si parla anche affrontando il tema dell’immigrazione.

«Si tratta di un problema reale. Abbiamo ereditato una situazione di isolamento, anche se abbiamo mosso passi importanti, ad esempio nella strategia comune nel rapporto con l’Africa. Molto resta da fare, come riaffermare il principio di solidarietà, sanzionando gli Stati che non vogliono collaborare».

E l’Autonomia trentina che ruolo avrà?

«I risultati che abbiamo ottenuto in questi anni sono sotto gli occhi di tutti. Oggi siamo un modello: spero che Lombardia, Veneto e gli altri territori capiscano che la strada giusta non è sminuire la nostra Autonomia, ma aumentare la loro. Per quanto ci riguarda, possiamo rafforzare alcune competenze, come sulla gestione della sicurezza e sulla fiscalità».

 

 


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