Sait, Olivi si arrabbia: «Numeri insostenibili»

Rispedisce al mittente, al Sait, le cifre sui 116 esuberi: «Sono numeri insostenibili, che non possiamo accettare e sui quali sarà difficilissimo discutere. Si vogliono risolvere in questo modo problemi vecchi tutti in un colpo, proprio ora che i dati sulla situazione economica tornano a dare segnali positivi. Crediamo che l’intero mondo della Cooperazione debba invece farsi carico della situazione e trovare soluzioni alternative» tuona a muso duro l’assessore provinciale al lavoro Alessandro Olivi.
G. Tessari, "Trentino", 8 ottobre 2017

 

Ma il direttore del Sait Renato Dalpalù (vedi intervista a lato) conferma invece che il piano di riduzione del personale è «doloroso ma necessario». E infatti l’altro ieri ha spedito le lettere che annunciano la mobilità ai lavoratori. Prova ad esplorare sentieri più dolci il presidente della Federazione Mauro Fezzi: «Da un lato siamo vicini agli amministratori che sono stati costretti a prendere iniziative impopolari come questa: dall’ altro lato, non si può girarsi dall’altra parte di fronte a tante famiglie che improvvisamente si vedono ridurre il proprio reddito, con la prospettiva di annullarlo se non si ricercano soluzioni occupazionali alternative». Continua Fezzi: «Per l’immediato occorrerà acquisire i profili professionali delle persone interessate per provare a contribuire al ricollocamento all’interno del sistema. Ogni posto di lavoro alternativo che sarà creato, vorrà dire garantire un futuro sereno ad una famiglia. Un altro fronte possibile riguarda il sostegno a quei lavoratori che vogliano mettersi in gioco costituendo una nuova impresa, alla quale il sistema potrebbe offrire una serie di supporti sia in termini finanziari che di servizi».

L’assessore Olivi però si sarebbe aspettato cifre diverse dal Sait. E non lo nasconde: «Un esubero così duro e strutturale nelle sue proporzioni è insostenibile. Si tratta di una larga fetta di forza lavoro di quella parte della cooperazione di consumo. Su questi numeri sarà difficilissimo discutere se non si riducono. E di molto. Ma la questione assume una connotazione diversa anche per via del momento che stiamo attraversando: ci saranno stati dei passaggi che hanno posto il Sait in una situazione di sbilancio in termini di costi. Ma gli ultimi mesi che abbiamo alle spalle ci evidenziano dei segnali di cambiamento. Si deve dire che in Trentino, almeno nel periodo dal primo gennaio al 31 agosto, le assunzioni sono aumentate. I saldi, aperture e cessazioni, da qualche mese sono pure in positivo. C’è dunque un mercato del lavoro che è in ripresa. Anche l’economia, pure con la dovuta prudenza, ci dice che i consumi non sono certo in caduta libera. Il Sait ha problemi vecchi che si vogliono risolvere tutti di un colpo adesso, ma in un contesto dove si dovrebbero invece trovare delle soluzioni diverse».

Quale potrebbe essere dunque, assessore Olivi, questo approccio diverso che lei si aspetta dal Sait? «Il sistema della Cooperazione, tutta, non può oggi non dare un segnale rispetto ad una parte della famiglia che ha manifestato un problema molto acuto. Prima di dire 116, 130 esuberi, si doveva sentire se dentro la Cooperazione queste persone potevano essere sfiorate. In ultima istanza va progettato un piano sociale ma il numero definitivo degli esuberi, ripeto, non può essere questo».

Con la lettera inviata venerdì scorso si è avviata la procedura di messa in mobilità, perifrasi che serve a coprire il termine più diretto di licenziamento. Un percorso tra trattative dirette con i sindacati e confronto davanti al Servizio lavoro della Provincia, durerà 75 giorni. Dopo questa fase, verranno scelte le persone da licenziare in base a una serie di parametri e ai settori di competenza. Al momento, la lettera non indica in maniera specifica i vari reparti in cui avverranno i licenziamenti. Quindi non è ancora possibile individuare, neanche in via ipotetica, chi sarà licenziato, perché si devono calare i parametri di legge, ovvero l'anzianità aziendale e il carico familiare, nei vari reparti. Quello che è sicuro è che non ci si è scostati dall'indicazione iniziale, lo scorso febbraio, di 130 esuberi, su un totale di 400 dipendenti tra magazzino e uffici. Gli esuberi sono calati a 116 solo perché nel frattempo una decina di persone sono andate in mobilità volontaria o in prepensionamento. Insomma una pagina ancora tutta da scrivere anche se, ed è la vera novità, nel dialogo è entrata la Federazione, facendo capire che il Sait non sarà lasciato solo nella gestione della procedura. Resta da capire se si riuscirà a tradurre in fatti, ovvero in posti di lavoro, le buone intenzioni di Fezzi.

 

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 La procedura di licenziamento collettivo di 116 addetti dei magazzini all’ingrosso e degli uffici di Sait non poteva non sollevare numerose reazioni politiche.

«Inaccettabile nel merito e nel metodo» dice Bruno Dorigatti «sconcertato e amareggiato» presidente del Consiglio provinciale di Trento ed ex sindacalista. Proprio lui che non più tardi di giovedì scorso aveva incontrato la Cgil con una delegazione di lavoratori sotto le finestre del Consiglio Provinciale. «Avevo raccolto le loro difficoltà legate a una vertenza mai sviluppata sul piano del confronto e dell’analisi dei piani aziendali e sociali — spiega Dorigatti in una nota. —Avevamo deciso congiuntamente che avrei inviato al più presto al presidente della Provincia, Ugo Rossi e agli assessori provinciali competenti, una lettera conseguente a quell’incontro, per sollecitare la disponibilità ad aprire un tavolo tra Pat, sindacati e Sait». E quindi trovare soluzioni meno impattanti sul piano occupazionale.

«Nonostante la mobilitazione corale delle forze politiche, e quindi dell’ente Provincia, che tanto ha supportato il settore cooperativo, permettendogli di giocare un ruolo centrale nel panorama produttivo provinciale — prosegue Dorigatti — il consorzio ha deciso di tirare dritto». Duro quindi il richiamo alla responsabilità sociale. «Auspico che il governo provinciale possa ancora attivare l’atteso tavolo di confronto».

Solidarietà a famiglie e lavoratori anche da Agire per il Trentino. Sandro Bordignon, referente del movimento di Claudio Cia, nota però «la poca lungimiranza politica e imprenditoriale. Speriamo — dice Bordignon— che la politica trentina si impegni al massimo per aiutare queste famiglie e che Dalpalù faccia un passo indietro».

Anche la consigliera provinciale Manuela Bottamedi, critica duramente la gestione Sait e ne rileva il paradosso. «Il lavoro non è diminuito, anzi. Di fatto, sembrerebbe che i cassaintegrati siano stati sostituiti da dipendenti di cooperative, quali Movitrento e Gol, pagati di meno e senza molte garanzie». Bottamedi chiede quindi conto del lavoro esternalizzato e come la Provincia intenda affrontare la situazione.


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