Indipendenza, un esempio come pochi

Nel 2014 ci fu il referendum per l’indipendenza della Scozia; domenica scorsa quello della Catalogna. La rinascita di spinte indipendentiste, del resto mai sopite, costituisce un fortissimo rischio per l’Europa, che potremo definire il continente delle minoranze: etniche, linguistiche, religiose, culturali. La vera risorsa dell’Europa sta nelle sue diversità. 
Alessio Manica, "Trentino", 3 ottobre 2017

Ma vanno trovate le soluzioni politiche e istituzionali per evitare la rinascita di quei nazionalismi che un secolo fa trascinarono l’intera Europa, Trentino compreso, nella tragedia della Prima Guerra Mondiale. Le immagini viste in questi giorni - con la Guardia Civil spagnola che fa irruzione nei palazzi delle Istituzioni catalane, l’escalation di dichiarazioni e attività repressive, l’irruzione e l’occupazione dei seggi, la violenza contro i votanti - rimandano la mente ai capitoli più bui del Novecento. Solo il dialogo può scongiurare la violenza; dialogo però finora mancato, con la convocazione unilaterale del referendum e l’archiviazione delle procedure costituzionali in luogo di quelle plebiscitarie. Così non si va da nessuna parte, se non allo scontro continuo.

Lo sappiamo bene noi, che nella nostra Regione, grazie a un lento e faticoso cammino, siamo riusciti a costruire un modello originale di autogoverno e a soddisfare le aspettative autonomistiche del nostro territorio e delle nostre comunità. Lo si è fatto attraverso il dialogo, la negoziazione, il reciproco riconoscimento, l’assunzione di responsabilità crescenti; non certo attraverso strappi unilaterali o l’utilizzo della forza e della coercizione. Proprio per questo sono convinto che, oggi come e più di ieri, la nostra Autonomia possa rappresentare un importante laboratorio, per l’Italia e per l’Europa; e che per evitare il riaccendersi di vecchi o nuovi nazionalismi sia necessario da un lato sviluppare una maggior cultura autonomistica e dall’altro perseguire con forza la costruzione di un’Europa federale, in grado di valorizzare anche il ruolo delle Regioni e dei territori in un nuovo contenitore multiculturale. In questo contesto la nostra Regione e le nostre due Province Autonome rappresentano un modello da valorizzare, una terza via tra indipendentismo e centralismo. Lo sviluppo dell’autonomia e il suo progressivo ampliamento, come alternativa alla creazione di nuovi Stati e sovranità nazionali; negoziazione e conciliazione come alternative allo scontro, alla repressione e alla separazione; la continua assunzione di responsabilità, fino anche a una dimensione integrale dell’autonomia, in luogo di nuove spinte nazionaliste e indipendentiste; l’integrazione europea e multinazionale come alternativa agli statalismi e alle piccole patrie.

Anche in Italia si deve lavorare molto su questo fronte. Il dibattito sulle autonomie negli ultimi decenni è scomparso o è stato quasi esclusivamente concentrato sui privilegi - veri o presunti - delle Regioni a Statuto Speciale, senza mai guardare ai vantaggi del modello autonomistico e alla risorsa che rappresenta per l’Italia e per l’Europa. C’è bisogno di un rilancio di quella cultura autonomistica sancita a principio fondamentale dall’articolo 5 della nostra Costituzione. Non si può lasciar morire la cultura dell’autonomismo, soprattutto in questo frangente di risveglio delle spinte indipendentiste. Mai come ora servono esempi positivi, e il Trentino Alto Adige rappresenta uno dei migliori esempi disponibili. Per noi è sicuramente una buona occasione per riaprire un dibattito serio sulla nostra Autonomia - dentro e fuori i confini provinciali e regionali - e per dare maggiore riconoscibilità al nostro modello di autogoverno.


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