Ferrari: «Ricerca, non ci sono i soldi»

Il punto è che «la sola dimensione trentina non può essere sufficiente per le ambizioni giuste, legittime e realizzabili dei percorsi messi in atto dagli istituti di ricerca — sostiene l’assessora provinciale con delega alla ricerca, Sara Ferrari, — Questi istituti devono aprirsi alle collaborazioni e ai contributi esterni». 
S. Pagliuca, "Corriere del Trentino", 29 agosto 2017

 

Le ambizioni della ricerca sono troppo grandi per il Trentino. Così, il piatto piange, tanto sul versante umanistico, quanto su quello scientifico. È la dura constatazione che emerge dalle dichiarazioni rilasciate al Corriere del Trentino dal direttore dell’Istituto storico italo germanico di Trento, Christoph Cornelißen, e dal direttore del Centro interdipartimentale mente cervello, Carlo Minussi.

Per il primo: i tagli sono stati del 25% negli ultimi due anni (238mila euro di fondi in meno e ricercatori dimezzati, da 12 a 6), per il secondo, lo scarseggiare dei finanziamenti ha significato l’interruzione di un ambizioso progetto sulla neurostimolazione.

Il punto è che «la sola dimensione trentina non può essere sufficiente per le ambizioni giuste, legittime e realizzabili dei percorsi messi in atto dagli istituti di ricerca — sostiene l’assessora provinciale con delega alla ricerca, Sara Ferrari, — Questi istituti devono aprirsi alle collaborazioni e ai contributi esterni». Fa bene, dunque, Cornelißen a immaginare un futuro fatto di nuove partnership e di iniziative volte ad attirare finanziamenti oltre confine. Magari dalla Germania, costruendo un istituto gemello dell’Isig a Francoforte, o da Bruxelles, bussando alle porte dell’European research council, senza dimenticare i bandi Miur e Mibact. Perché, se la coperta provinciale si accorcia, è necessario percorrere altre strade. «In una fase storica in cui i bilanci pubblici non crescono, la Provincia di Trento riesce ancora a garantire alla ricerca un finanziamento di base e attrezzature tecnologiche di eccellenza che la rendono competitiva in un contesto internazionale — specifica Ferrari — ma tale sostegno non può essere sufficiente da solo, se i costi crescono perché la ricerca si amplia». In questo caso, si richiede uno sforzo da parte degli enti affinché facciano sistema e si sostengano vicendevolmente. «A Isig la Provincia garantisce risorse che, in accordo con Fbk, vengono considerate sufficienti all’attività del centro. Ciò che ora viene chiesto ai singoli istituti — fa sapere l’assessore — è di considerare quella quota il punto di partenza». E anche se è vero che per la ricerca umanistica le risorse che internazionalmente vengono stanziate sono poco numerose, «esistono e vanno ricercate».

Per il Cimec, invece, la questione sta diversamente. Se lo studio d’eccellenza relativo all’attivazione di zone cerebrali parzialmente danneggiate o ipofunzionali in pazienti affetti da deficit cerebrali, arranca, secondo Ferrari non è per «colpa» della Provincia, quanto piuttosto per scelte operate dall’ateneo. «Quello che il direttore del Cimec sostiene è che c’è un settore di ricerca nel suo ambito particolarmente interessante che un reindirizzo delle risorse e una maggiore attenzione alla procedura di neurostimolazione, permetterebbe di indagare con risultati potenzialmente importanti e con un possibile beneficio per i pazienti già nella fase di sperimentazione. Avendolo segnalato, l’ateneo potrà fare le sue scelte di indirizzo interno con una consapevolezza ampia».

Insomma, se la ricerca trentina non vorrà fermarsi, dovrà adattarsi ai nuovi (magri) tempi. «Noi continueremo nello sforzo dell’investimento pubblico, convinti che la ricerca costituisca un asse trainante per lo sviluppo — promette l’assessora del Pd Ferrari — e lo faremo tanto per la ricerca scientifica quanto per la ricerca umanistica. Ma, ciascuno dovrà fare rete con altre realtà nazionali e internazionali perché per arrivare lontano bisogna costruire squadre vincenti».


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