Senza governo saltano tutti gli accordi

All’indomani del voto, il governo con il quale il Trentino aveva raggiunto una serie di importanti accordi non esiste più. Gli effetti non sono di poco conto: la scrittura del terzo Statuto di autonomia è rinviata a data da destinarsi, le nuove deleghe (giustizia, agenzie fiscali, ipotesi sui concorsi della scuola) scivoleranno nella migliore delle ipotesi in fondo all’agenda del prossimo esecutivo, il rinnovo senza gara della concessione autostradale di A22, se non sarà rimesso in discussione, di certo subirà un ritardo.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 6 dicembre 2016

 

Per il Trentino Alto Adige, l’effetto più significativo della bocciatura della riforma Boschi è che la riscrittura dello Statuto non sarà più necessaria. «Il lavoro della Consulta per il terzo Statuto d’autonomia non potrà che proseguire — scrive il presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti — con maggior vigore». Tutti, però, sanno che non sarà così.

Cancellata la riforma costituzionale, insieme alla previsione di una revisione statutaria, sparisce anche l’obbligo di raggiungerla «d’intesa» con Trento e Bolzano. Arrivata in parlamento, la proposta di revisione potrebbe infatti essere completamente stravolta, il che significa che nessuno sarà tanto pazzo da presentarla. Non in questo clima di ostilità verso le Speciali, non in assenza di un patto di ferro con il governo in carica. Consulta (Trento) e Convenzione (Bolzano) potranno proseguire i propi lavori, il cui senso rischia però di ridursi a un bell’esercizio di stile. Se, in prossimità di un appuntamento storico per l’autonomia come la riscrittura della sua Carta, l’interesse dei trentini e perfino delle forze politiche pareva già molto basso, difficilmente una discussione teorica attirerà le masse popolari.

I parlamentari del Trentino Alto Adige potrebbero rispolverare il contestatissimo (perché anticipava molte delle possibili proposte di Consulta e Convenzione) disegno di legge Zeller, ma anche in questo caso, in assenza di garanzie da parte del governo, portarlo in aula sarebbe come giocare alla roulette russa con sei proiettili nel tamburo: sconsigliato.

La delega sul personale della giustizia ha già ricevuto il placet dei vari dicasteri competenti ed è pronta per l’approvazione definitiva in consiglio dei ministri, la si attendeva a settimane, ma le prossime sedute dell’esecutivo avranno probabilmente altre priorità. Al palo resteranno anche la delega sulle agenzie fiscali e le trattative su quelle in materia di personale della scuola, oltre alla definizione degli impegni finanziari. Quanto alla manovra, basterebbe un emendamento al Senato per far saltare la titolarità sugli avanzi di spesa recentemente conquistata e interpretata da una parte della stampa nazionale come l’ennesimo privilegio alle Speciali.

Facile poi prevedere un rinvio anche sul rinnovo della concessione di A22. La società si stava preparando a definire piano industriale e governance rispettosi del protocollo d’intesa sottoscritto con il governo per arrivare a chiudere a fine 2017. In particolare, l’acquisto delle quote dei privati per raggiungere il 100% della proprietà pubblica in modo da poter dare vita all’in house, avverrà solo dopo aver avuto l’assoluta certezza del rinnovo. Ammesso e non concesso che il prossimo governo rispetti l’impegno preso (Brunetta, per fare un nome, ha sempre contestato in ogni modo l’accordo), di certo l’assenza del ministro (Graziano Delrio) che lo aveva preso, si farà sentire e la messa in sicurezza della principale infrastruttura regionale potrebbe slittare alla prossima legislatura.


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