Piano provinciale SALUTE 2015-2025, parere favorevole della Quarta Commissione. ZENI: terrò conto anche delle osservazioni dei consiglieri

Il piano provinciale per la salute 2015-2025 oggetto della delibera di approvazione proposta dalla Giunta sono stati presentati stamane dall’assessore Zeni alla quarta Commissione per ottenere il preventivo parere favorevole dell’organismo consiliare presieduto da Giuseppe Detomas (Ual). Al momento della votazione il documento ha ottenuto tre “sì” della maggioranza rappresentata dallo stesso Detomas, Plotegher (Pd) e Degodenz (Upt) e due astensioni con Viola e Zanon di Progetto Trentino.
11 dicembre 2015

 

Zeni: raccolte 1.200 osservazioni e proposte, di cui molte recepite.

 

L’assessore ha illustrato il piano “frutto – ha ricordato – di un percorso partecipativo realizzato attraverso una sessantina di incontri sul territorio che hanno permesso di raccogliere 1200 osservazioni e proposte scritte da parte di cittadini”. Zeni ha evidenziato che i suggerimenti pervenuti all’assessorato sono stati in larga misura recepiti aumentando da 29 a 63 il numero delle pagine della prima versione del piano salute, il cui testo finale è stato presentato due settimane fa in un incontro al quale hanno partecipato esponenti dell'OMS. Per l’assessore “il riconoscimento da loro dato a questo lavoro è stato importante, perché hanno ricordato come proprio la partecipazione e il concorso dei cittadini alla definizione dei contenuti del piano, costituiscono un modello da esportare visto che molto poche sono le esperienze di questo tipo in Italia e all'estero”.

 

Approccio che considera non solo l’individuo ma il contesto sociale.

 

Per l’assessore “questo non è solo un piano sanitario e neppure si riferisce solo agli stili di vita perché tocca la sfera sociale, le reti, le condizioni di lavoro e ambientali”. E ciò in quanto “l'idea di fondo – ha aggiunto – è che la salute deriva da un contesto e non solo da fattori individuali: da un insieme interdipendente di situazioni ambientali, culturali e sociali, dalle relazioni delle persone con il mondo”. Il piano prende le mosse dal documento “Salute 2020” dell'Organizzazione mondiale della sanità e ha un obiettivo temporale di 10 anni, “anche se – ha proseguito Zeni – la prospettiva è ancor più a lunga perché delinea una direzione”. Con questo piano il tema della prevenzione diventa per l’assessore “la priorità della politica della salute nel lungo periodo per rendere la popolazione più sana anche entrando nelle scuole, promuovendo un invecchiamento attivo e arrivando quindi a ridurre con le patologie i costi del sistema”.

 

I cinque macro-obiettivi.

 

L’assessore ha poi presentato i macro-obiettivi del piano salute, tre dei quali tematici, gli altri due trasversali. I macro-obiettivi tematici sono questi: più anni di vita in buona salute (aumentare il benessere e ridurre i maggiori problemi di salute seguendo un approccio sull’intero ciclo di vita); un contesto di vita e di lavoro favorevole alla salute (rendere più facile la conduzione di una vita salutare e sostenibile agendo sul contesto di vita e lavoro);  un sistema sociosanitario con la persona al centro (rendere i servizi alla persona più vicini al cittadino, più efficaci, più sicuri, più sostenibili e più equi). Due invece i macro-obiettivi trasversali: ridurre le disuguaglianze sociali nella salute e aumentare la solidarietà; e migliorare la comunicazione tra istituzioni e cittadinanza e la competenza in salute della popolazione.

 

Sarà partecipata anche la fase attuativa e ci sarà un monitoraggio.

 

Zeni ha sottolineato la presenza nel piano salute di una serie di indicatori che consentiranno di monitorare il perseguimento di questi macro-obiettivi nel tempo. E ha poi messo in luce che ora occorrerà passare da questa “cornice” costituita da questo documento, alla fase operativa dei piani attuativi di ciascun macro-obiettivo. “Appena approvato entro l’anno dalla Giunta – ha concluso l’assessore – definiremo alcune priorità esecutive, anche in questo caso attraverso un percorso partecipato e di condivisione”.

 

Si è tenuto conto degli aspetti socio-economici della realtà trentina.

 

Ad entrare poi nel merito tecnico del piano salute è stato Pirous Fateh Moghadam dell'Osservatorio per la salute, che ha segnalato come la partecipazione sia stata efficace al punto da implementare anche sensibilmente i macro-obiettivi. E ha ricordato che per la Provincia punti di riferimento importante nell’elaborazione del documento sono stati i dati relativi agli aspetti socio-economici della realtà trentina, ma anche il piano della salute dell'Austria. I 1200 contributi dei cittadini scaturiti dalle fasi partecipative sono stati di ottimo livello sul piano qualitativo, tanto che due terzi sono stati inseriti nel piano. Il percorso di coinvolgimento della popolazione ha visto anche tre i seminari di rendicontazione e risposta individualizzata a tutti i partecipanti. “Dai macro-obiettivi – ha concluso Moghadam – si ricaveranno ora piani operativi annuali/biennali individuando strumenti specifici di attuazione”.

 

 

Plotegher: un testo che orienta tutte le politiche della Provincia.

 

Per Violetta Plotegher (Pd), orgogliosa e soddisfatta di questo piano, la grande importanza “strategica e di legislatura” del documento “consiste nella sua capacità di coinvolgere non solo il settore della sanità ma tutte le politiche della Provincia”. Questo testo, ha aggiunto, “è come un faro che deve orientare tutte le scelte da compiere in campo economico come della casa, dalla mobilità all’istruzione “perché la salute è il bene più prezioso dei cittadini”. In tal senso per Plotegher servirebbe un investimento per cogliere l’impatto economico di questo piano in termini di indotto e di sviluppo”. Per la consigliera del Pd tra i fattori “determinanti” per la salute il sociale inteso in termini di assistenza e di sicurezza dei cittadini occupa un posto cruciale. Fondamentale per Plotegher oltre alla partecipazione che rende questo piano dinamico e suscettibile di ulteriori implementazioni, è anche il riferimento alla “prima medicina per la salute” che è l'alimentazione. Non meno importante sarà per la consigliera “investire in educazione alla salute anche con l'educazione sanitaria, per ridurre molti costi dovuti all’inappropriatezza ad esempio nell’utilizzo dei farmaci. Secondo Plotegher servirebbe poi un gruppo di lavoro che identifichi quali sono le migliori strategie di welfare aziendale che possono favorire la salute dei dipendenti nei posti di lavoro. Ancora, a giudizio di Plotegher per dare ai cittadini un unico punto di riferimento andrebbero fornire un riferimento unico andrebbero valorizzate le figure dell'assistente sociale di zona e il medico di medicina generale, la cui collaborazione professionale è strategica. A parere di Plotegher occorrerà incrociare questo piano con i piani sociali delle comunità e dei distretti, per arrivare il più vicino possibile a dove le persone vivono. “Si tratta così – ha insistito Plotegher – di mettere ciascuno nelle condizioni di fare la loro parte in funzione dell’obiettivo salute”.  Altri aspetti ai quali prestare grande attenzione nella fase attuativa saranno per la consigliera “l'umanizzazione delle cure chiedendo collaborazione ai medici di medicina generale perché prestino tempo alle persone anche con il supporto di nuove figure professionali come l'infermiere di territorio, ma anche di tener conto dell’influenza delle relazioni e dell’esigenza di ridurre le disuguaglianze di reddito delle persone”. Plotegher ha suggerito per questo di inserire nel piano salute l'indice di Gini nelle famiglie che hanno minori tra 0 e 6 anni.

 

Degodenz: bene, ma manca un accenno alla mobilità sanitaria passiva.

 

Anche per Piero Degodenz (Upt) questo piano è da salutare con favore per il metodo partecipativo adottato coinvolgendo tutto il territorio. “Tra gli obiettivi– ha osservato – non vi è nessun cenno alla mobilità sanitaria passiva, che dovrebbe invece rientrare in un documento come questo, che parla anche di sprechi sanitari. Degodenz si è soffermato anche sul passaggio del piano dedicato alle Rsa: “è importante – ha osservato – che sia esplicitato anche in questo caso il percorso partecipativo sui territori”.

 

Detomas: attenzione alle disuguaglianze nell’attuazione sui territori.

 

Per Giuseppe Detomas (Ual) è una scelta politica il fatto che nel piano si parli di accreditamento, vista la tendenza ad incrementare la logica dei buoni di servizio. Su questo punto a suo avviso il problema è come preparare i cittadini a compiere scelte libere e responsabili acquisendo conoscenze adeguate. Per Detomas vi è poi il rischio che nella fase dell’attuazione del piano salute sul territorio, interventi operativi diversificati da parte delle comunità generino disuguaglianze alle quali poi occorrerà porre rimedio. Anche per l’esponente dell’Ual è infine necessario confrontarsi sul ruolo delle Rsa “che costituiscono una rete importante sul territorio anche ai fini della salute”. Per queste ragioni sarà a suo avviso determinante la fase attuativa del piano.

 

Viola: la coesione non si realizza senza famiglia e corpi intermedi.

 

Walter Viola (Progetto Trentino) ha citato l'ultimo Rapporto Censis “uscito” nei giorni scorsi, da cui emerge che l’Italia è sempre più un Paese di single dove il senso della comunità sta venendo meno. Il letargo di quest'aspetto sta minando la coesione sociale. Si tratta per Viola di un aspetto con cui il piano salute della Provincia “dovrebbe fare i conti”. Il testo invece a suo avviso evidenzia poco il ruolo della famiglia e dei corpi intermedi: “non si può dire che si vuole la coesione sociale senza segnalare questi che sono i fattori essenziali per perseguire la coesione”. Perché, ha aggiunto Viola, “se la persona è da sola ogni salita può diventare impercorribile, mentre all'interno di una coesione sociale anche per i singoli qualunque salita è percorribile”. Sul terzo macro-obiettivo riguardante la persona al centro dei servizi socio-sanitari, Viola ha ricordato che esistono già leggi provinciali orientate in questa direzione e da attuare. “Oggi – ha osservato – esiste un solo punto di riferimento unico: Cinformi per gli immigrati. Ne occorrerebbe uno analogo per le famiglie”. In sostanza per l’esponente di Progetto Trentino “in questo piano vi sono dei bei principi, ma occorre capire cosa si vuole fare perché diventino realtà”. Anche per l'accreditamento e valutazione a suo avviso “oggi occorre fare qualcosa di più perché abbiamo già normative che prevedono questi obiettivi”.

Viola ha concluso sottolineando che anche le Rsa hanno un ruolo importante ai fini della coesione sociale “perché attivano risorse della comunità e accentrarne la gestione negherebbe questo valore”.

 

L’assessore: per l’operatività ci confronteremo con il Terzo Settore.

 

L'assessore Zeni ha ringraziato i consiglieri delle osservazioni espresse. “Il piano salute – ha ribadito – è una cornice generale cui dovranno seguire sia il piano di programmazione sociale che il piano di programmazione sanitaria”. Attenzione quindi, ha aggiunto, a distinguere i diversi livelli di pianificazione, compresi quelli territoriali. Per l’assessore il significato degli obiettivi generali e perciò stesso da tutti condivisibili di questo piano sta nel porre sfide importanti da affrontare “a valle”. Quanto al tema dell'accreditamento già presente dalla legge 13/2007 sul welfare, Zeni ha preannunciato un suo confronto con i soggetti del Terzo Settore “per chiarire le modalità con cui attuare l'obiettivo”. Quanto ai temi della coesione sociale, della famiglia e dei corpi intermedi, l’assessore ha assicurato la volontà di esplicitare meglio il ruolo di questi soggetti.

 

Rsa: non tagli ma mantenimento con efficientamento.

 

Infine la questione Rsa: “il tema – ha precisato – non è quello del risparmio economico ma del riconoscimento del ruolo fondamentale che hanno avuto e che dovranno continuare ad avere considerato un contesto in cui i bisogni aumentano. La previsione – ha dichiarato – non è di tagliare ma il mantenimento che però necessita di efficientamento se si vuole garantire una risposta ai bisogni delle persone. Vi sono poi processi di aggregazione pubblici che in altre regioni stanno avvenendo in maniera forte. Processi – ha ricordato l’assessore – dettati non tanto dalla volontà di risparmiare, ma perché vi sono soggetti privati che stanno venendo avanti. Anche il Trentino è inserito in questo contesto e occorre allora trovare modalità che garantiscano servizi ai cittadini sul territorio tenuto conto di quanto si muove nel mondo circostante. Si tratta di capire con quali modalità alcune Rsa si potranno mantenere a livello locale, mentre altre potranno essere più accentrate, ma rimanere fermi in un mondo che cambia rischia di farci rimanere indietro.

L'assessore ha assicurato il recepimento delle osservazioni proposte dai consiglieri e ha infine ringraziato la collega Borgonovo Re che da assessora aveva avviato il processo di elaborazione di questo piano della salute.

Detomas, concludendo, ha auspicato che questo piano continui a girare sul territorio per stimolare la partecipazione di tutti.

 


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