Lettera a Matteo Renzi

Caro Presidente- Segretario,
colgo volentieri la possibilità di inviarti qualche considerazione a proposito della tua lettera. Mi concentro sulla parte del bonus ai diciottenni, perché penso e realizzo progetti educativi per e con i giovani da più di trent’anni. Condivido che le giovani generazioni debbano essere messe nelle condizioni di conoscere, apprezzare, valorizzare la bellezza di cui il nostro Paese è da sempre portatore e produttore.
Fabiano Lorandi, 4 dicembre 2015

Bellezza culturale e paesaggistica che dovrebbe riverberarsi sulle loro anime. Anche sulle nostre, di adulti, a dir la verità.
E ciò non sempre accade.
Mi chiedo se 500 euro da spendere siano lo strumento giusto. O uno degli strumenti giusti.
Forse il governo potrebbe fare di più e meglio.

Garantire il diritto al sapere, vuol dire attrezzare le persone perché possano trovare un senso alla loro esistenza e attribuire un proprio significato alla loro presenza nella società.
Che, a ben vedere, è la vera finalità della scuola.
Ciò può essere possibile se i giovani elaborano pensiero, parole, comportamenti nuovi.
Linguaggi anche divergenti, perché la trasgressione autentica è quella delle idee che cambiano il mondo e la prefigurazione del futuro, come la storia ci insegna.
Lo possono fare se cercano, trovano, costruiscono luoghi di pensiero, di lavoro comune per avere un rapporto personale con le conoscenze, per riconoscere e far propri i valori della civiltà.

Luoghi in cui l’apprendimento avviene non solo essendo informati o solo vedendo e usufruendo, consumando cultura passivamente, ma co-costruendo cultura.
Una cultura utile al mondo e a sé stessi
Giustamente parli di diritti e di doveri. Potrebbero essere garantiti gli uni e gli altri in una logica di reciprocità, di scambio non mercantile.
Abbiamo il coraggio, noi adulti di dire loro “ho bisogno di te”, “abbiamo bisogno di voi”?
Investiamo su di loro con sei mesi, un anno di servizio civile obbligatorio in ambito sociale e culturale.
Invece che considerarlo un costo per il bilancio statale, consideralo un investimento.

Il fare per gli altri diventi oggetto della relazione adulti- giovani, istituzioni – gruppi spontanei. 

Una relazione che si sostanzia nel confronto, nell’assunzione della responsabilità, nella restituzione, nell’impegno presso musei, fondazioni, enti locali, strutture di accoglienza di anziani, rifugiati, persone in difficoltà.
Esperienze che consentirebbero di vedere ed entrare davvero in mondi nuovi, diversi da sé, confrontarsi con l’alterità.
Diciamo loro “ti faccio fare qualcosa che ti aprirà un’altra visione sulla realtà, non vedrai solo quello che conosci”.
Nella lettera parli dell’importanza di sapere chi siamo, del diventare cittadini.
Bene, però questa cosa non si acquista con il denaro.
La si acquisisce, con maggiore probabilità, sentendosi parte di una società, di una civiltà, rafforzando la propria autostima come percezione di fare delle cose per gli altri in un quadro di scenario solidale.
I giovani è come se si spostassero a diverse velocità lungo una strada, ubbidendo alle leggi del moto in attesa che accada qualcosa.
Forse scalpitano alla ricerca di nuove sfide e di nuovi orizzonti da scegliere ad ogni passo.



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