#ROVERETO - Polemica anche dopo il «duello». Miorandi: offesa un’intera generazione

ROVERETO «Valduga ha usato una violenza verbale inaudita per offendere una generazione che ha conosciuto il precariato e una crisi senza precedenti e che si sta rimboccando le maniche per costruire un futuro». Andrea Miorandi il giorno dopo il vis-à-vis con l’avversario affonda il colpo: «Lui crede che chi non ha soldi e non ha un lavoro e non appartiene a una famiglia di politici non possa accedere alla politica. Io non sono cresciuto in una famiglia che viveva di vitalizi, ho iniziato a lavorare da ragazzo per mantenermi gli studi, come molti ragazzi figli di persone “normali”.
"Trentino", 22 maggio 2015

 

Ho sempre vissuto senza paracadute pubblico e senza alcuna tutela. La libertà non è patrimonio delle caste e del falso civismo di chi è cresciuto nella bambagia. Nessuno si sognerebbe di denigrare Degasperi perché ha vissuto di politica. Io comunque ho abbandonato una carriera nel privato per fare il sindaco e non è certo una scelta che ho fatto pesare sui cittadini». Francesco Valduga precisa la propria posizione: «Le mie parole sono state travisate. Ho solo detto che avere un lavoro è una garanzia di libertà, perché chi vive solo di politica deve accettarne i compromessi accantonando il bene comune. Abbiamo avuto fin troppe persone che pur di rimanere al proprio posto hanno creato danni. Non voglio una politica fatta di persone non libere. Non ho offeso i giovani, né le partite Iva, né i liberi professionisti o i free lance - argomenta Valduga -. Ho citato Dellai, che ha piegato i destini di un partito alle proprie esigenze e parla di “coalizione bene comune”. Se serve per mandare Dellai a Roma può anche essere il bene di Dellai, ma non coincide con quello della comunità». (gi.l.)

 
 
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Le spiegazioni di Valduga offendono anche i giovani, Luisa Filippi, 21 maggio 2015

Sono tornata a casa sconcertata. Nel dibattito tra candidati di ieri sera si è toccato davvero il fondo: per il disturbo della claque presente in sala, con consiglieri comunali di minoranza pronti a urlare ad ogni sillaba del loro candidato; per l’arroganza delle frasi che contrastano con il suo atteggiamento in apparenza mite e cauto; per i non detti con cui si è cercato di denigrare l’avversario.

Più di tutto però c’è una questione che mi ha colpita in queste settimane e che ieri è uscita prepotente: è quella che ruota attorno al lavoro e alla professionalità di chi decide di occuparsi di politica.

Per difendere la propria posizione di medico che si dedica alla politica  – questione che legittimamente in molti faticano a comprendere – Francesco Valduga ha sentito il bisogno, fin dalle prime settimane, di attaccare il sindaco Andrea Miorandi e tutta la sua squadra, di cui faccio parte, dicendo di poter fare politica perché, diversamente dagli altri, lui ha un lavoro a cui può tornare una volta terminato il mandato. Questa sarebbe la garanzia della sua buona fede e della sua libertà. Una libertà che sarebbe a sua volta garanzia di politica pulita, al servizio degli altri.

Mi spiace, ma non ci sto a sentirmi dire che faccio politica perché non ho altro da fare nella vita, come non ci sto a farmi dare della marionetta disonesta governata da chissà quali oscure presenze partitiche. Non ci sto a sentirlo dire da chi ha le tutele del pubblico (che esistono giustamente) contro chi, lavorando nel privato, quelle tutele non le ha. Andrea Miorandi ha sviluppato una sua professionalità in ambito privato e si è licenziato per poter fare il sindaco a tempo pieno. Nel 2010 ha usato le proprie ferie per farsi campagna elettorale, a differenza di chi invece ha potuto chiedere aspettativa. Andrea Miorandi si paga personalmente la pensione. Se e quando terminerà il proprio impegno politico tornerà al proprio lavoro, consapevole di doverlo fare senza le tutele di cui sta godendo Francesco Valduga.

Posso dirlo con franchezza: conoscendo il lavoro che svolgeva Andrea Miorandi, io questo lo chiamo coraggio e generosità verso la propria comunità.

Le affermazioni di Francesco Valduga urtano, inoltre, un’intera generazione: alzi la mano chi, nato dopo il 1975, ha un posto di lavoro in ambito pubblico con le relative tutele. Pochi, forse quasi nessuno tra i miei conoscenti. Le parole di Valduga offendono una generazione intera che, per non essere accusata di opportunismo, dovrebbe autoescludersi dalla vita politica. Offendono quel popolo di freelance, di giovani partite iva e di teste pensanti che lavorano ogni giorno per rendere questo paese il luogo in cui vogliamo vivere, nonostante tutto, nonostante i danni della vecchia politica. Mentre parlava pensavo a tutti i miei amici, giovani capaci, intraprendenti, quel popolo di precari che si rimbocca le maniche ogni giorno. A loro la politica dovrebbe essere preclusa?
È esattamente il contrario: la politica ha bisogno innanzitutto di loro, perché la crisi la vivono quotidianamente, in mezzo ad essa ci fanno dei figli e sulla propria pelle stanno sperimentando le soluzioni per combatterla.

Ancora una volta dimostra di non vivere al passo con i tempi, figlio di quella vecchia politica che, con supponenza, rimane convinta di avere la soluzione in tasca per problemi che, in realtà, non riesce neppure a vedere.


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