#Comunali2015 - Miorandi: «Mi gioco la sfida fino in fondo. E via a pedalare...»

«Nulla è perduto...». Andrea Miorandi, il sindaco uscente, è ottimista nonostante sia stato superato al ballottaggio dallo sfidante Francesco Valduga. La coalizione di centrosinistra autonomista si è fermata al 35,5% (6.488 voti di cui 515 solo al sindaco) contro i 38,4% (7.021 voti di cui solo al sindaco 725) del raggruppamento dei Civici e Verdi. Le due coalizione sono divise da 533 voti, un gap che per Miorandi è colmabile al secondo turno.
G. Rudari, "Trentino", 12 maggio 2015

Amareggiato e deluso? Va bene, va bene anche così. Essere arrivati secondi è un motivo in più per non adagiarsi sugli allori e ripartire con grinta ed entusiasmo.

Cosa non ha funzionato? Il fatto di essere partiti tardi con la campagna elettorale, con la zavorra delle primarie sì primarie no fino a marzo, con Maffei (allora coordinatore dell’Upt passato con i Popolari di Valduga ndr) che aveva già iniziato a demolire la coalizione nel luglio scorso... Sono stati mesi di logoramento che ovviamente hanno influito sul risultato. Ci hanno fatto ritardare, hanno messo sabbia negli ingranaggi perché la campagna elettorale partisse il più tardi possibile, ma ora abbiamo due settimane per recuperare lo svantaggio.

Quali strategie metterete in campo? Non andremo di fioretto. Sarà tutta un’altra elezione e devo giocarmi la sfida fino in fondo. Devo far capire la città che voglio e se fino adesso abbiamo dormito, ora ci divertiamo con determinazione assoluta. Quindi si riparte subito a pedalare...

Su cosa si giocherà la sfida al ballottaggio? La giocheremo con il nostro progetto vincente di città: noi lavoriamo per, loro contro. Loro non hanno idee e proposte, solo critiche: non vedo l’ora di potermi confrontare pubblicamente con lui. Governare cinque anni in un periodo di crisi e tagli di risorse si paga lo scotto e le oltre 500 perferenze personali sono un miracolo...

A chi si rivolge per raccogliere nuovi voti? Niente apparentamenti: farò appello alla comunità e voglio recuperare il forte astensionismo. Importante è dare continuità alla nostra agenda che sarà aggiornata con la squadra che presenterò nei prossimi giorni. 

 

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Sindaco Miorandi, è deluso? «Il secondo turno era scontato. Sono molto realista, governare una città al tempo della crisi non è facile. Certo ci aspettavamo un risultato migliore di alcune forze della coalizione».

Il Pd in fondo ha tenuto. «Sì, anzi ha guadagnato circa 250 voti. Alla faccia dei tanti gufi, soprattutto interni, ha dimostrato di essere un partito robusto. Upt e Patt sono invece il tema vero. Insieme hanno raccolto circa l'8%, molto al di sotto delle aspettative». 

Cosa ha detto ai leader delle altre liste? «Non voglio nessun piagnisteo, nessuna recriminazione o analisi del voto. Nel caso, ci sarà tempo più avanti. Noi ora siamo qui per vincere. Già stasera (ieri, ndr ) li incontrerò, ad alcuni l'ho già detto. Sono più motivato di prima».

Cosa intende fare? «Convincere uno per uno quei quattro roveretani su dieci che non sono andati alle urne. C'è un potenziale di voti enorme».


Storicamente al ballottaggio i votanti sono di meno. «Dobbiamo puntare sugli astenuti. Alcuni hanno dato per scontata la nostra vittoria. Altri non hanno capito l'importanza della continuità amministrativa. Altri non hanno capito chi c'è dietro Valduga».


Cercherete qualche apparentamento? «No, siamo stati chiari. Andiamo avanti con le nostre forze, che hanno dimostrato di essere apprezzate. Pensate al risultato portato a casa da Luisa Filippi. Da sola vale quanto una lista. È stata bravissima. Allo stesso modo plaudo al risultato di Fabrizio Gerola. Insomma, così mi presenterò ai cittadini. Con la mia squadra di governo già bella che formata. Formata dagli stessi cittadini, che l'hanno selezionato al primo turno, premiando chi ha ben lavorato in questi cinque anni».

Cosa è mancato in questa campagna elettorale? «Si poteva smettere prima con le querelle interne, presentarci prima agli elettori con il nostro programma. I gufi hanno pesato. Siamo entrati in campagna elettorale troppo tardi, gli altri lavoravano già da un anno per questo appuntamento».


Che riscontri ha avuto dal resto del partito? «Ho sentito tanti vertici del Pd che si sono messi a disposizione. A Trento hanno ben chiaro che la partita su Rovereto è troppo importante».


Pensa di farcela? «Devo essere ottimista. Dopo cinque anni di amministrazione, in cui per forza di cose ha dovuto dire dei "no" a diverse persone, un sindaco paga per forza un certo pegno. Ma non è pensabile che Rovereto torni in mano ai soliti noti. Guardiamo le preferenze raccolte dai valdughiani: in testa ci sono Stiz, Maffei, Tomazzoni. Le preferenze certificano "il vecchio". Faccio appello ai roveretani che hanno visto in Valduga il nuovo che avanza ad aprire gli occhi e osservare chi c'è dietro di lui. Gli stessi interessi e gruppi che hanno per anni comandato in questa città. Adesso la campagna elettorale si farà più accesa. Andremo dritti al cuore dei programmi, punto per punto esporremo i nostri piani. Ma parleremo anche chiaro su chi sono i compagni di Francesco Valduga». 


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