Risvegliare la città

La provocazione sulla “Bella Addormentata che solo il vero amore può risvegliare” di Giovanetti sull’Adige di domenica scorso mi ha incoraggiata a ritornare sulla concezione della politica che oggi ritengo essere l’unica capace di produrre frutti. Quelli così richiesti dai cittadini. Un’altra spinta me l’hanno data le immagini dei milanesi che con i loro amministratori hanno ripulito tutti insieme la città.   
Lucia Fronza Crepaz, "L'Adige", 8 maggio 2015

La politica come “l’arte d’amare la propria gente” non è definizione adatta solo per un bel convegno, per le categorie ideali, è una concreta pista da percorrere, se presa sul serio sconvolge qualche categoria consolidata.

Cominciamo da cosa non è: non vuol dire aumentare un po’ di buona educazione nel palazzo, l’amore è energico; non vuol dire evitare i conflitti sfinendosi in sterili decisioni non arrivando mai al dunque, amare è scegliere; non vuol dire annacquare i programmi per arrivare a maggioranze magari ampie, ma inefficaci perché senza più idee... Non vuol dire nemmeno ascoltare tutti, uno dopo l’altro, non ascoltano alla fine nessuno...

Prima conseguenza: se la politica è una questione d'amore allora risvegliare la nostra città è un compito che ci tocca tutti. Tutti, amministratori, funzionari, cittadini, uomini e donne, ragazzi, giovani adulti, anziani, ognuno con responsabilità diverse, ma TUTTI. Ognuno ha in mano un filo del tessuto della città: vecchi e nuovi cittadini che occorre coinvolgere. Wlasuawa, un'amica polacca ha in mente impensati modi di utilizzare parchi e scuole: quante idee di prospettiva per un buon governo!

Seconda conseguenza: amare vuol dire agire coinvolgendo assieme muscoli, sentimento e intelligenza. Passare, per esempio, dal guardare la città al vederla: percorrerla, ri-conoscere le sue ferite e le sue risorse per scoprire il suo disegno. La Pira sosteneva che le città sono "esseri viventi", comunità di persone che assieme formano un destino comune che occorre capire e poi occorre raggiungere. Allora l’andare a votare, per alcuni ormai incomprensibile, non vuol dire solo lo sforzo di farsi piacere qualcuno, ma comporre una squadra che poi occorrerà sorvegliare e con cui la collaborazione critica e costruttiva comincerà da lunedì 11.

Prendiamo la grande occasione che avremo a Trento: il Piano Regolatore Generale. Atto più che necessario dopo troppi anni di incertezze! Perché non ne facciamo un’occasione per sperimentare, nel capoluogo (e così in tanti altri comuni!), un’amministrazione condivisa?

I modelli non mancano, la Toscana e l’Emilia insegnano che mettere in collaborazione cittadini, tecnici e amministratori, con argomento, regole e tempi certi, permette decisioni giuste e accettate. La responsabilità della decisione ultima resta agli amministratori votati, ma il sapere diffuso dei cittadini arriva a buon fine.

Terza conseguenza. Se la decisione è quella di ‘ri-socializzare la politica’ occorrono nel palazzo donne e giovani in numero sufficiente: pluralità e differenza sono le basi della politica. Privarsi delle competenze di metà della società è uno spreco di risorse. Persone che vivono come insana la separazione così netta tra sociale e politico, una immensa risorsa per la politica e una rivoluzione culturale di cui oggi c’è bisogno. Vita e famiglia sono realtà che attraversano ogni politica, sono un modo di affrontare ogni singola decisione con una sorta di valutazione di impatto.

A tutti noi la sfida!


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