«Lista unitaria con l’Upt? Non sta in piedi»

«Ben venga il cambio di rotta dell’Upt, ma le cose serie si fanno bene. Liste unitarie di Pd e Upt oggi sarebbero una forzatura incomprensibile e dannosa per un processo che richiede tempo». Vanni Scalfi, responsabile enti locali del Pd e consigliere comunale a Trento, rompe un silenzio che si era auto-imposto negli ultimi mesi di perenne fibrillazione dentro il Pd.
"Trentino", 6 febbraio 2015


Quindi il processo unitario lei lo condivide? L’apertura di Dellai al Pd è un’ottima notizia perché segna un’inversione di tendenza rispetto alle scelte Upt degli ultimi anni, alle politiche del 2013, alle Europee 2014. Ma improvvisare nel giro di un mese liste unitarie che risulterebbero artificiose mi sembra una forzatura dannosa per un processo che richiede tempo. Forse molto.
Quindi quella è la direzione? L’allargamento è la direzione del Pd da quando è nato. Il Pd trentino l’ha già perseguita: i socialisti si candideranno con noi, ma è il risultato di un percorso di mesi, così come il rapporto con i Verdi che forse ospiteremo nelle nostre liste nelle circoscrizioni. Le cose serie si fanno bene.
Dopo le comunali? Dopo le amministrative apriremo un dialogo con il Pd nazionale per ridefinire il nostro rapporto, federato o confederato, e l’apertura sarà a 360° gradi dentro il campo del centrosinistra, a chi è stato finora su posizioni più moderate e a chi si colloca alla nostra sinistra. Partendo da percorsi comuni sui programmi, non da liste unitarie.
Lei è consigliere a Trento: sui programmi qual è la distanza tra voi e l’Upt? Sulla sicurezza, l’urbanistica, le circoscrizioni, ma anche sui temi etici, tante volte abbiamo fatto fatica a costruire un dialogo. È normale in una coalizione. Ma tra un dialogo dentro una coalizione e liste comuni c’è una significativa differenza.
Nel Pd avete idee molto diverse sulla proposta Upt. A me spiace vedere che dentro il Pd, che già di per sè è un cantiere permanente, le reazioni sono il risultato di faziosità antiche.
Manica ha detto: il Pd smetta di avere l’ossessione di Dellai e di temere sue Opa ostili. Riscontro un’ossessione speculare tra chi dice sì e chi no a prescindere a Dellai. Si misura qui la difficoltà del nostro partito che è sospeso tra l’identità degli “ex qualcosa” e l’identità dei nativi democratici, di coloro che vedono nel Pd la loro prima, e nel mio caso ultima scelta.
Nel futuro potrà esserci un partito diverso dal Pd? Abbiamo un nome e un simbolo molto belli, che rappresentano la nostra essenza e nei quali i nostri elettori si riconoscono. Non sono dogmi, per carità, ma direi che sono l'ultima cosa da cambiare. Prima di parlare di simboli, parliamo di programmi compatibili. E c’è molto da dire.
Per esempio? Quello che è successo sulla rete ospedaliera, la demagogica rincorsa al consenso nei territori senza accettare una visione d’insieme proposta dall’assessora Borgonovo Re, è un segnale incoraggiante?
Anche al vostro interno c’è chi contrasta quel piano. Certo, Gigi Olivieri. La stessa cosa la dico a lui.
C’è chi fa notare che a Trento la ricandidatura di Andreatta avviene senza entusiasmi e servirebbe una novità per scuotere una campagna elettorale a rischio noia... Il rischio di una certa stanchezza lo avverto, ma la soluzione non è una lista unitaria. L’elemento di novità lo danno le proposte e i candidati.
Lo scontro interno sembra essere una costante del Pd trentino, prima e dopo il congresso. Le difficoltà interne sono legate alla gestione del caso Rovereto e ai rapporti con il gruppo consigliare.
Le sembra poco? Su Rovereto è stato fatto un errore grave di gestione, ne ho discusso a lungo e animatamente con Giulia (Robol, ndr). Quanto ai consiglieri, il gruppo è sempre stato invitato al coordinamento e la percentuale di presenze è imbarazzante. Che basti questo per mettere tutto in discussione mi sembra eccessivo.
Manica chiede che si torni a una gestione unitaria con la minoranza. Avrei apprezzato che dichiarasse la sua sfiducia nel coordinamento di lunedì e non sulla stampa, ma voglio chiarire: se si sfiducia la segretaria, la soluzione non può essere la gestione unitaria, se non per una brevissima transizione. Con la sfiducia si va a congresso. (ch.be.)


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