Salute, una "rivoluzione" territoriale

Si preannuncia come un lavoro complesso e per certi versi del tutto nuovo l'aggiornamento del piano sanitario provinciale anticipato nelle sue linee programmatiche dall'assessora Donata Borgonovo Re. Sempre più medicina territoriale e prevenzione attiva, sempre meno ricoveri negli ospedali, che dovranno essere messi in «rete» per offrire a tutti i cittadini, oltre ai servizi di base irrinunciabili, reparti super specializzati.
G. Cardini, "L'Adige", 9 luglio 2014



E un Piano della salute decennale - condiviso con associazioni, sindacati, categorie economiche, semplici cittadini - che non sarà strettamente «sanitario», ma si occuperà anche di stili di vita, di politiche di mobilità, ambientali e sociali e sarà disegnato seguendo la linea dell'età, dal concepimento alla senescenza. Linee illustrate l'altra sera anche all'assemblea del Pd con l'aiuto di una serie di slides, su cui il partito dell'assessora si è alla fine espresso, all'unanimità, in modo positivo.

«La mia idea - spiega dunque Borgonovo Re - è quella di costruire nei vari distretti una proposta di continuità assistenziale, migliorando il collegamento e la comunicazione tra i medici di famiglia, la guardia medica - su cui bisognerà investire molto - e gli ospedali, sia grazie ai nuovi sistemi di telemedicina (un esempio già realizzato è il Fast Trec, per cui medici, specialisti, ospedali e cittadini sono in grado di visualizzare da computer diversi esami specialistici e altri referti, ndr), sia rafforzando lo stesso sistema di medicina di base». 

Come?  «Dovremo organizzare gli ambulatori dei medici di famiglia, affiancando loro via via sempre più specializzazioni, dal pediatra al geriatra, dall'infermiere al fisioterapista, ad esempio, costituendo delle "aggregazioni funzionali territoriali". Mettendo in equipe i medici di base con altri specialisti, potremo assicurare risposte adeguate anche ai bisogni complessi, evitando  tra l'altro ricoveri impropri e garantendo che gli ospedali affrontino problemi acuti e patologie non risolvibili sul territorio». 

E ciò aiuterà a dare corpo alla nuova «rete territoriale ospedaliera»? «Sì, negli ospedali provinciali dovranno continuare a essere garantiti servizi di base quali pronto soccorso, medicina, day hospital oncologico, dialisi, eccetera. Ma i presidi potranno poi avere  specializzazioni diverse: l'importante è che queste siano messe in rete, nel senso di far sapere chiaramente ai cittadini dove recarsi per risolvere un problema specifico». 

Ma questo significherà investire, e anche parecchio, sui reparti specializzati per assicurare poi che l'assistenza sia continua. «Certo, bisognerà rafforzare i centri di eccellenza che diventeranno punti di riferimento provinciali. Penso, ad esempio, al centro di procreazione assistita di Arco, al centro di odontostomatologia di Borgo, alla Traumatologia di Cavalese, ma anche ad altri». 

Insomma, il sistema sanitario provinciale dovrà cambiare profondamente. «Sì, tanto che anche il nuovo Piano della Salute dovrà essere decennale, con valenza 2015-2025, e occuparsi di tutti gli aspetti legati alla salute, non solo quelli relativi al trattamento sanitario. Per questo nel Piano si parlerà di stili di vita e saranno coinvolte tutte le  politiche, dalla mobilità all'ambiente, dalle politiche sociali a quelle del lavoro. Così, il Piano sarà costruito seguendo la linea delle età della vita: partiremo dalla donna in gravidanza, dal parto, dal puerperio, dall'alimentazione del neonato e dalla sua salute per arrivare poi ai minori e alla scuola, con la diagnosi precoce dei disturbi di apprendimento, la salute della bocca, eccetera, e passare alle età successive fino alla morte legata alla vecchiaia. Centrali dovranno dunque essere le politiche di prevenzione (non solo gli esami specialistici periodici, dunque) e le politiche di investimento sociale, cui si affiancheranno quelle più strettamente sanitarie e socio-sanitarie». 

Un Piano concepito in assessorato e in giunta? «No, una volta impostate le linee, la definizione sarà aperta ai cittadini (pensiamo a raccogliere suggerimenti e opinioni tramite Internet), ai Consigli della salute, alle associazioni che operano nel sociale e nel settore sanitario, ai sindacati, alle categorie, alla scuola. Questo allargamento è necessario». 

Detta così, potrebbero volerci anni... «Assolutamente no: mi sono data il 2014 per arrivare al varo del Piano. Metto in conto un mese per raccogliere le osservazioni via Internet e, nello stesso mese, incontrare tutti gli altri interlocutori. Poi faremo sintesi di quanto raccolto in 20-30 schede, non di più, e procederemo al varo».


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